Si sta svolgendo in questi giorni a Nairobi (Kenya) l’ottavo meeting dei Paesi che aderiscono alla Convenzione di Basilea. Tema centrale dell’edizione di quest’anno è l’e-waste, ovvero la spazzatura elettronica e il suo impatto devastante nel Terzo Mondo.

Dalle venti alle cinquantamila tonnellate di rottami ogni anno vengono esportati verso i paesi del terzo mondo. E spesso sono le ecomafie a gestire questo traffico, mascherato da noi occidentali come semplice beneficenza.
Secondo uno studio condotto in Nigeria l’anno scorso, nel porto di Lagos ogni mese sbarcano 500 container con oggetti elettronici usati, i tre quarti dei quali sono del tutto inutilizzabili e destinati ad essere bruciati con procedure a dir poco pericolose: i fumi rilasciati sono infatti estremamente tossici, per la presenza di sostanze chimiche come il mercurio, il cadmio e il bario.

Se volete farvi un’idea, guardate questo video su come viene smaltita l’e-waste in India.

“Vogliamo che i paesi in via di sviluppo ricevano oggetti utilizzabili”, ha detto Sachiro Kuwabara Yamamoto, responsabile della Convenzione di Basilea che si occupa dei rifiuti a rischio. “Naturalmente, chi pagherà per questo è una buona domanda”.

A Nairobi si sta spingendo affinchè siano i produttori stessi a doversi occupare dello smaltimento dei loro prodotti. Una misura già prevista da una direttiva della Commissione Europea (qui in pdf), recepita in Italia nel 2005 ma ancora inapplicata.

Via Punto Informatico


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