Saremo forse anche nel Web 2.0, ma in alcuni casi la mentalità sembra essere ferma al web 1.0 o a ancora prima.
E’ quanto ha scoperto il sito diggdot.us di cui abbiamo parlato già un anno fa su Mytech. Diggdot.us aggrega in una comoda pagina le segnalazioni più popolari da tre siti: del.icio.us, slashdot e digg. Lo fa gratuitamente, in nome della condivisione, citando le fonti e usando i feed messi a disposizione dagli stessi servizi, che cita con un spiritoso mix nel nome.
Digg però non gradisce l’uso da parte di terzi del proprio nome e come Apple per ‘iPod’ manda lettere a cura dell’ufficio legale in cui intima di non usare il termine. Il risultato è che da qualche settimana diggdot.us si chiama doggdot.us, con tanto di correzione in evidenza nel proprio logo e censura su ogni citazione del termine digg nelle news. Quella di Digg sarà anche una richiesta lecita ma lascia un po’ di amaro in bocca ai fan del Web 2.0 e dell’Internet sociale e dal basso.
3 Commenti
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forse ci si fa sempre qualche illusione fuori luogo sull’etica e la coerenza di chi propone idee nuove. Non credo che il Web 2.0 faccia eccezione, né l’aggettivo _sociale_ garantisce granché.
Possibile che al successo debba subito seguire un irrigidimento? E come mai proprio ora Digg si sveglia e si accorge di Diggdotus? Saranno mica tutte le recenti voci di acquisizione? mah…
Luigi e Carla: illusioni e ingenuità sicuramente non mancano.
Ma sarebbe bene evidenziare come non sia mancato anche l’entusiasmo e il contributo attivo e volontario di diggdotus, diggnation & C. al successo dei servizi attorno ai quali ruotano e che invece di un grazie o di un occhio chiuso sia arrivata un’ingiunzione.
nda