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Mi era sfuggito che The New York Review of Books si fosse occupata nel numero di ottobre di Google Book Search e più in generale del rapporto presente e futuro fra Internet, i libri e la lettura (Books@Google).
L’articolo, firmato da Jason Epstein, prende spunto da quattro libri sul tema, un paio dei quali piuttosto famosi nel mondo dei blogger, come The Search di John Battelle o The Long Tail di Chris Anderson; ma anche più interni al mondo bibliotecario: come quello di Jean-Noël Jeanneney - direttore della Bibliothèque Nationale di Francia che ha pensato un fronte europeo per la digitalizzazione dei libri alternativo allo strapotere Usa; oppure come Libraries and Google, a cura di William Millerand e Rita M. Pellen.
La sintesi di Epstein non dice niente di nuovo a coloro che si occupano abitualmente di motori di ricerca e delle attività di Google e sulla questione libri in formato elettronico e lettura. Tuttavia, ribadisce chiaramente i meriti che potrebbero avere iniziative come quelle di Google o del Gutenberg Project (o di LiberLiber) nel facilitare la conservazione/diffusione delle opere, magari combinate con agevoli ed economiche tecnologie di print on demand. Il tutto è assai rilevante visto il prestigio di Epstein e il fatto che arrivi dall’editoria tradizionale e non da una startup della Silicon Valley.
Ormai sono in pochi (per fortuna) a immaginare la scomparsa del libro come supporto fisico per la lettura di Moby Dick o dei Promessi Sposi. E possiamo concentrarci sui vantaggi che derivano dalla digitalizzazione: vantaggi in fatto di ricerca delle informazioni e di possibilità di diffondere opere con domanda del mercato insufficiente per il tradizionale ciclo produttivo editoriale (le nicchie o la long tail).
Sul numero di novembre della New York Review of Books invece ci sono un paio di risposte al pezzo di Epstein: di un professore di diritto e del presidente dell’associazione degli editori statunitensi, relativamente alle presunte violazioni del copyright.
Più interessante, dall’archivio della Nyrb, rileggersi quanto scriveva Epstein nel 2001 in un bel saggio (condito da parecchio ottimismo) sul futuro della lettura: Reading The Digital Future.

Ps. Jason Epstein, tra l’altro ha fondato negli anni 50 la Anchor Books, la prima editrice di tascabili di qualità negli Usa e negli anni 60 ha partecipato alla fondazione della The New York Review of Books.


3 Commenti

Di: nicola bruno in 14 Novembre 2006

io sono di quelli che pensano che a scomparire sarà il libro come supporto di produzione. E non solo perchè arriveranno gli e-book (vabbè arriveranno anche quelli), ma perchè la rivoluzione digitale ridefinirà in modo generale l’accesso e la produzione di “cultura”. Tu (ed Epstein) parlate dei vantaggi “in fatto di ricerca delle informazioni e di possibilità di diffondere opere con domanda del mercato insufficiente per il tradizionale ciclo produttivo editoriale (le nicchie o la long tail)”. Bene, ma secondo me sul lungo termine questo sarà un problema marginale, legato solo a questo momento storico di remediation, di passaggio cioè da vecchie a nuove tecnologie.
La vera trasformazione (che metterà in un angolo la carta, come la pellicola e i nastri) si avrà quando avremo prodotti di cultura “nativi” sul pc o sul web, pensati cioè per altri approcci interattivi. Qui cambieranno le logiche di produzione, distribuzione, condivisione, lettura. Ad esempio, che senso potrà avere stampare tutti i post di un romanzo-blog (tipo i Blook) e leggerselo comodamente sul treno, se poi non potrò aggiungere un commento, un link?

Poi, certo, per leggere i Promessi Sposi e Mobydick, non ci sarà niente di meglio di un libro. Anche nel 2246

Di: luiginter in 14 Novembre 2006

Il giorno che uscirà un _Blook_ anche solo paragonabile a un capitolo di Moby Dick, mi porrò il problema ;-)

Di: nicola bruno in 14 Novembre 2006

beh, ma così non vale, moby dick è un po’ troppo alta come posta in gioco ;)

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