A proposito di shared revenue, Mashable! pubblica oggi un bel post di sintesi sui servizi “social” che prevedono una qualche forma di ricompensa per chi condivide i propri contenuti o, semplicemente, partecipa alle attività di segnalazione e pubblicazione.
I modelli sono i più vari ed eterogenei: si passa dai forfait mensili (Netscape paga 1000 dollari/mese ai suoi top user) alle percentuali sulle vendite (MyNumo), dalle tariffe ad ore (il motore social ChaCha) alla condivisione dei ricavi pubblicitari (il metodo più diffuso, anche perchè il meno rischioso per i fornitori).
La tendenza comunque è in atto e tocca un po’ tutto l’universo UGC: video, foto, blog, aggregatori di news, motori di ricerca, liste di preferiti.
All’appello mancano ovviamente tutti i servizi che macinano il grosso del traffico. E c’è già chi come Flixya paga gli utenti che ripubblicano i contenuti più cliccati su YouTube e Google Videoe e riescono così a reindirizzare gli utenti verso il suo servizio.
2 Commenti
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tutti interessanti e tutti verosimilmente possibili anche su una scala medio-ampia.
ma se proviamo a riportarli nel contesto editoriale italiano (parlo di quello mainstream, ovviamente) mi sembra che per una possibile applicazione siamo lontani anni luce: a prevalere sarebbe comunque la paura di trovarsi l’ufficio legale superimpegnato a risolevere beghe, controversie e con un’impennata di richieste di praticantati d’ufficio.
infatti biker. prima o poi (naturalmente tra un bel po’ di tempo) ci si muoverà per “regolamentare” questo mercato nascente ancora totalmente selvaggio. che protegga entrambe le parti, cioè sia i fornitori di servizi, che i lavoratori(?)-contributori(?). comunque stavo leggendo su Techcrunch (che rilancia un servizio del Washington Post) che in America la Federal Trade Commission intende regolare tutto il settore del “word-of-mouth”. E il primo servizio sul banco degli imputati sarebbe proprio il tanto discusso Pay-Per-Post…