Qualche giorno fa nei commenti di un articolo sul mercato musicale si è parlato di tre ambiziosi servizi di distribuzione digitale.
Qtrax, Mashboxx e Spiralfrog negli ultimi tempi hanno tutti proposto la formula del “peer to peer legale” sostenuto tramite spazi pubblicitari e protetto da un po’ di DRM, ostentando la sponsorizzazione o il benestare delle major discografiche e sopratutto crogiolandosi nel clamore dei media.
Ma intanto il tempo passa e ora, all’imbarazzante silenzio di quasi tre anni da parte di Qtrax che forse ci riproverà all’inizio di questo anno, e al mancato lancio di Mashboxx, ancora in fase di “beta testing”, arriva la conferma che anche l’ultimo, l’acclamato Spiralfrog è ancora fermo ai blocchi partenza.
Il servizio che doveva contrastare il dominatore del mercato, l’iTunes di Apple, non ha infatti esordito alla fine dell’anno scorso come previsto ma per motivi imprecisati ha posticipato il suo “salto” nel mercato -per ora solo di qualche mese-, e parla di una (possibile) apertura a febbraio.
Il risultato è che ai dubbi originari sulla formula e sulla compensazione degli artisti se ne sono aggiunti altri e le chance che Spiralfrog lasci il segno non sembrano più così tante.
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Grazie per gli aggiornamenti :) … speriamo che almeno Qtrax riesca prendere il volo, leggo che è pianificata anche una formula “Premium” [a pagamento] che permette all’utente di non visualizzare la pubblicità ed effettuare il download senza lunghe code di attesa. Integrato nell’iniziativa un negozio sullo stile iTunes per acquistare album o brani specifici… sarebbe una gran bella cosa .
Se io fossi una major non sosterrei mai un progetto come Spiralfrog: questo tipo di cose, se funzioneranno, toglieranno pubblico a iTunes e simili, che rendono molto di più per gli aventi diritto. Alla fine, il successo di certi – non tutti, intendiamoci! – modelli di p2p legalizzato potrebbe finire per danneggiare le major un po’ come certe iniziative da edicola o certe politiche di prezzo hanno contribuito a uccidere il mercato discografico tradizionale, specie i piccoli negozi specializzati. Perché mai dovrei comprare un cd nuovo a oltre 20 Euro per poi trovarlo meno di un anno dopo a quasi metà prezzo al PT Shop dell’ufficio postale di quartiere (mi è capitato con l’ultimo album di Madonna) e al rischio spesso concreto di ritrovarlo qualche tempo dopo a 5 o 6 Euro come allegato di da edicola di un settimanale? Queste ultime iniziative – che magari dal punto di vista del compratore di cd mi possono anche far piacere in certi casi, hanno (sempre a mio modesto avviso, s’intende… :-)) svalutato nel consumatore la percezione del costo e del valore dei cd molto più di quanto abbiano fatto i peer-to-peer illegali… o no?