A proposito di lettere e di musica.

Ecco un estratto della lettera con la quale Eli Harari, Fondatore Chairman e Chief Executive Officer di SanDisk Corporation ha voluto chiarire la posizione della sua società sul tema del Drm:

Dal momento che il dibattito su come la musica digitale viene venduta e utilizzata dagli utenti prosegue a gran voce, SanDisk crede che esista un altro modo di trattare la questione, con un approccio meno conflittuale rispetto a quello espresso da altri appartenenti all’industria. La risposta sta nel proteggere gli interessi di tutti coloro che sono coinvolti, e non di punire i detentori dei diritti per cercare di salvaguardare l’enterteinment che creano e supportano.

Quale leader dell’industria della musica digitale, SanDisk ha sempre supportato la libertà di scelta per i consumatori. Allo stesso tempo, crediamo che le aziende dell’enterteinment e gli artisti debbano essere tutelati.

Gli utenti meritano di poter utilizzare in modo appropriato i contenuti digitali che acquistano, con la libertà di godersi i contenuti su qualunque dispositivo essi posseggano. L’approccio di SanDisk è quello di lasciar decidere gli utenti come e dove acquisire e ascoltare la loro musica.

I sistemi proprietari, in pratica, non sono accettabili per i consumatori. Negli ultimi mesi,in Europa è sorto un coro unanime di lamentele circa la natura non-concorrenziale dei sistemi chiusi che legano la musica acquistata da una società ai dispositivi della stessa, e vincola i dispositivi di una società ai suoi servizi musicali.

SanDisk sta già offrendo un’alternativa con la sua linea di lettori Mp3 Sansa, che si connettono a molti dei maggiori negozi per l’acquisto di musica on line, tra i quali Rhapsody, Napster, URGE, Yahoo! Music, emusic e il music store digitale di Best Buy. Gli utenti che acquistano brani da questi servizi possono ascoltarli anche su altri apparecchi che non siano SanDisk. SanDisk e i nostri partner godono del pieno supporto dalle quattro principali compagnie musicali e crediamo che la nostra offerta non sia meno sicura dei sistemi chiusi.

Inoltre, la decisione di utilizzare sistemi di Digital Rights Management (Drm) dovrebbe restare all’industria musicale e non ai produttori di dispositivi.

Molto spesso, abbiamo visto che prevale l’offerta aperta. L’approccio “walled garden” potrebbe rivelarsi più scorrevole nel breve periodo ma, in ultima analisi limita la scelta degli utenti. Proteggere la musica non significa confinare gli utenti all’utilizzo di un singolo servizio o apparecchio. E’ ora di abbattere i muri.


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