Bella la campagna di comunicazione-partecipazione online lanciata da Barack Obama. Il suo mega-portale (mybarackobama) è interattivo, multimediale, personalizzato, conversazionale: più web 2.0 di così era difficile da aspettarsi.
E i risultati già si sono visti: in 24 ore sono nati già oltre 1000 gruppi.

Dopo Hillary Clinton e la sua tv dal claim “Let the conversation begin” sembra davvero che il 2008 sarà l’anno del Presidente 2.0

Ma dopo il 2008, cosa succederà? La questione non è da poco: questi primi anni di politica in rete ci insegnano che davvero in pochi sono riusciti a continuare a “conversare” con i propri elettori una volta finito l’hype elettorale. Se non altro per il tempo che queste attività richiedono.

Cosa resterà dei profili, dei blog, dei network che gli utenti stanno creando dopo la battaglia per le primarie? Non pensate sia un po’ rischiosa questa deriva dei candidati a diventare una sorta di publisher/start-up?


1 Commento

Di: bernardo parrella in 17 Febbraio 2007

be’, prima di chiedersi cosa accadra’ alla conversazione “dopo”, direi conviene chiedersi se si tratta ora di vera conversazione, e dove sta portando… abbiamo gia’ dimenticato howard dean? anch’egli candidato democratico nel 2004, in un’estate bruciò ogni tappa online, dall’attivismo dei meet-up al record di milioni raccolti via web; un boom mai visto e da tutti applaudito nell’udo interattivo della rete e annesse ricadute concrete — peccato che poi sia fallito miseramente, ancora nelle primarie

l’uso dei new media nella politica e’ ben lontano dal ridurre le distanze tra cittadini e istituzioni, in usa come in italia, e checche’ se ne dica delle “web 2.0 campaign” di obama08 — aprire i rubinetti della conversazione (?) o avviare un po’ di cyber-attivismo non è garanzia alcuna, quando il messaggio rimane ambiguo e la politica che conta resta quella del palazzo — howard dean docet

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