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Dal web agli Oscar?

Ze Frank presentatore degli Oscar tra cinque anni.

È l’idea scherzosa e provocatoria ma non così improbabile dello scrittore Warren Ellis, chezefrank.jpg fa notare come il web già sia un ottimo spazio per comici e show e possa diventare trampolino di lancio verso spettacoli dal vivo, TV e film.

Se infatti l’edizione (appena conclusa) degli Oscar di quest’anno è stata presentata dalla comica Ellen Degeneres è così improbabile che tra qualche anno sul podio a scherzare ed improvvisare ci sia il frenetico, sboccato ma sopratutto popolare protagonista di “The Show”?

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Il giorno della Coda Lunga

Seppur con toni un po’ apologetici, questo video spiega quali potrebbero essere gli effetti della Long Tail sull’industria dell’informazione tradizionale.

Il video circola da un po’ in rete, ma ora è stato tradotto e sottotilato da Marco Camisani Calzolari, che da poco ha lanciato un progetto di video-sharing totalmente in italiano. Si chiama TuoVideo.it e merita sicuamente un’occhiata.

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Google Apps, conviene davvero lasciare Office?

Ieri Google ha rilasciato la versione Premier di Google Apps, la suite per la produttività destinata alle imprese. Oggi Wired si chiede se conviene davvero fare lo switching e propone una lista (condivisibile) di cinque motivi per cui a un’azienda conviene passare al pacchetto di Mountain View:

1. Costi: 50$ rispetto ai 500$ richiesti per la versione completa di Microsoft Office Professional 2007, con il valore aggiuto di supporto via mail e telefonico.
2. Storage centralizzato: 10 Gb di memoria, con la possibilità di tenere tutto sotto mano
3. Sicurezza: sulla carta Google garantisce elevati standard di sicurezza. Inoltre, Gmail al momento ha il migliore filtro per spam e virus
4. Accesso 24/7: possibilità di accedere da qualsiasi luogo e in qualsiasi momento ai propri dati
5. Tagliare il guinzaglio da Microsoft: con il suo ciclo di continui upgrade e il sistema di licenze molto restrittivo.

Wired indica comunque altrettanti motivi per non fare il grande salto:

1. Privacy: memorizzare documenti personali con informazioni sensibili su un server esterno non è proprio il massimo
2. Regolamentazioni: alcune società hanno norme restrittive sulla memorizzazione, il trasferimento e la privacy dei dati. Difficilmente le società che operano nella finanza o nel campo medico adotteranno Apps
3. Incompletezza: manca ancora il PowerPoint. La gestione dei contatti su Gmail non è paragonabile a quella di Outlook
4. Difficoltà: chi è abituato a lavorare con software desktop si troverà spaesato con le funzionalità del web 2.0 (tempi di latenza, interfaccia Ajax, assenza di drag&drop)
5. No offline: a volte può capitare che la rete cada. Oppure, sugli aerei non c’è wi-fi.

Questi dieci punti sono anche i motivi per cui attualmente io continuo a usare sia GDocs che Word. Ma sono anche convinto che, con le opportune implementazioni, il primo possa diventare un valido sostituto del secondo.

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Dopo Vasco e Silvestri anche Mina punta sul web

mina1.jpgCos’hanno in comune Vasco Rossi, Daniele Silvestri e Mina? Sotto il profilo musicale non molto, ma sul piano dell’utilizzo della Rete si direbbe che i tre stiano cantando all’unisono. Sono loro infatti i protagonisti più illustri del nuovo corso del Made in Italy online, che con l’inizio del nuovo anno sembra essere qualcosa di più che una semplice tendenza. Dopo Vasco Rossi che ha pubblicato in esclusiva in Rete il suo ultimo singolo Basta poco, dopo Daniele Silvestri che ha scelto YouTube e Myspace per la pubblicazione del suo ultimo video Mi persi, ora tocca a Mina, lasciare il segno sul web. La “Tigre” di Cremona ha infatti utilizzato il suo sito web come vetrina per l’anteprima del suo nuovo singolo Bau, mandando in onda sul sito della sua casa discografica il video girato dal regista premio Oscar Anthony LaMolinara. Un altro indizio che ci porta a pensare che dopo anni di polemiche e battaglie legali, Internet sia finalmente diventato un mezzo “amico” per il mondo dell’industria musicale. Che ci attenda fra qualche anno pure un Festival di Sanremo tutto su Internet?

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Italia.it, che confusione…

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Da oggi è online Italia.it, il portale del turismo italiano. Una lunga e travagliata storia – ben seguita da Punto Informatico – per questo mega-progetto da 45 milioni di euro che se non altro va a colmare una lacuna imbarazzante per un paese che dovrebbe puntare molto sul turismo.

L’esordio, comunque, non sembra dei migliori. Al di là dei molti, troppi bug presenti – a cominciare dalla compatibilità con Firefox, i filmati in Flash pervasivi (ma vedo che è una prassi comune) e non ottimizzati al meglio, i tempi di caricamento delle pagine lentissimi – anche sul piano dei contenuti non è stato fatto un buon lavoro. O, più che altro, non sembra ci siano idee molto chiare.

Non bisogna essere geek per rendersi conto di come gran parte dei testi sono stati presi e ‘buttati’ dentro in fretta e furia, giusto per la presentazione oggi alla BIT. Nella maggior parte dei casi, non c’è neanche una formattazione minima. Per non parlare dei blocchi di testo da mandare giù senza neanche un elemento grafico di contorno (si veda questa pagina su Pompei). Anche sul fronte della multimedialità, molto ancora può e deve essere fatto.

Ma quello che più colpisce, come nota anche Mastroblog facendo un paragone con l’omologo spagnolo, è la mancanza di adeguati servizi informativi.
L’effetto complessivo è di una generale confusione, senza neanche il valore aggiunto dell’utilità.

Certo tutto è perfettibile, sia dal punto di vista dello sviluppo tecnologico che dell’organizzazione dei contenuti.
Nessun progetto online nasce maturo, ma cresce col tempo. Attenzione però a non farne passare di nuovo tanto.

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Non cliccate quel link… tanto c’è iReader 2.0

Navigazione agli steroidi. Hyper-browsing. Non usano eufemismi quelli di Syntactica, la start-up che ha appena sfornato un nuovo servizio finalizzato a migliorare e velocizzare la nostra attività quotidiana di web surfing. Si tratta di iReader 2.0, ed è un software che restituisce, al passaggio del mouse su un link, l’anteprima del sito corrispondente.

Diversamente da programmi simili come Snap, però, il plug-in di Syntactica non si limita a riprodurre l’immagine approssimativa della pagina web linkata – confinata all’interno della finestrella di pop-up -  ma produce una sorta di elenco puntato di frasi e parole chiave. Un riassunto dei contenuti trattati insomma, in virtù di un’analisi semantica.

Limitarsi a passare il puntatore sul link per carpire la maggior parte di informazioni possibili dall’url che compare in basso è dunque ormai decisamente fuori moda.
Consiglierei il servizio ai navigatori compulsivi, che debbano setacciare il maggior numero di pagine web nel minor tempo possibile. Allergici ai pop-up astenersi.