5

Giornalismo, 10 falsi miti

10 falsi ‘miti’ dell’editoria tradizionale decostruiti con 10 ‘fatti’ emergenti nello scenario informativo online. I giapponesi dell’agenzia Information Architects raccontano con schematica incisività quei cambiamenti che molti si ostinano a non voler vedere o, quantomeno, a desiderare che non si realizzino mai. Tra cui, a me colpisce molto l’ultimo punto:

Mito 10: i giornali devono diventare social network

Fatto 10: i giornali devono diventare wiki

Questa figura sintetizza un po’ tutto discorso, ma vale la pena farsi una scorsa veloce del loro post.

0

Alla scoperta dell’AppleTV

00-easy-to-open.jpgÈ in consegna da pochi giorni ma è già stata fotografata fuori e dentro, analizzata, aperta ed espansa oltre che documentata ufficialmente da Apple.

Il “ponte” di Cupertino verso la TV è così rapidamente divenuto oggetto di numerosi articoli e discussioni e anche siti web nati ex novo su tutto ciò che ci si può fare, tra cui spicca l’eloquente AppleTV Hacks.

Da un lato, come fa notare Bruno Grampa su Salotto Digitale, l’AppleTV è una summa dello stile Apple essendo:

un oggetto minimalista, semplice da collegare e soprattutto da usare, che si integra con itunes.
Non ha tutte le caratteristiche di un media center, ad esempio non ha un lettore dvd o un sintonizzatore tv ma mutua il concetto di sincronizzazione dell’ipod portandolo sul grande schermo.

Dall’altro l’AppleTV si sta rivelando un prodotto “furbo” che funziona su più livelli e presso più pubblici.

Non solo fornisce a “the rest of us” una soluzione per far interagire PC, TV e iPod (anche per contenuti come i Podcast) ma appassiona tanto anche gli smanettoni, che hanno scoperto trattarsi di un Macintosh sotto mentite spoglie e una avvincente sfida tecnologica.
01-first-peek-inside.jpgPer chi sa e vuole rimboccarsi le maniche l’AppleTV è il Macintosh più economico sul mercato, che con i suoi circa 300 dollari è al di sotto anche del mini, e sopratutto un hardware non aspetta che di essere esplorato e smanettato, magari scoprendo che monta una versione minimale di Mac OS X, che si può fare il boot da dischi esterni via USB, trasformarla in web server o semplicemente che ci si possono vedere anche filmati in formati non supportati da Apple.

Immagini tratte da techrestore.com/appletv/

7

Google si autodistruggerà?

Google will eat itself è stato censurato da Google. Per chi non lo conoscesse, si tratta di un progetto al confine tra attivismo e net-art che punta a mettere in luce i limiti del core-business di Mountain view, sarebbe a dire l’advertising.

L’idea è semplice: monetizzare attraverso gli annunci pubblicati su un network di siti zombie e reinvestire questi guadagni nell’acquisto di azioni Google.
In questo modo gli artisti di GWEI comprano Google attraverso la sua stessa pubblicità. E Google diventa sempre più degli utenti:

Con questo modello autocannibalistico vogliamo decostruire i nuovi meccanismi di advertising globali e trasformali in in modello surreale di economia come è quello basato sui click.

Dopo una prima censura lo scorso mese di dicembre, ora Mountain View ha totalmente oscurato il sito. E diversi utenti si sono attivati, dopo l’appello lanciato Geert Lovink per una protesta collettiva. Come? Attraverso il Google-bombing, ovviamente.

Rompiano il silenzio e mettiamo un link a questo progetto sui nostri siti e blog: http://www.gwei.org. Ridiamo Google indietro alla gente!

0

YouTube Awards, ecco i vincitori

Non saranno gli Oscar, ma sono stati assegnati i primi “YouTube Awards“: sette le categorie, tra i più votati dalla community di video online segnaliamo l’ormai onnipresente Ask A Ninja come “Miglior serie” e la cantautrice Terra Naomi per il miglior video musicale.

Terra Naomi, in particolare, oltre alla presenza in MySpace e in Revver è assurta alla fama proprio grazie a YouTube e a fine 2006 ha ottenuto un contratto discografico con l’etichetta Island, di proprietà della major Universal.

Molto bello il video “più creativo”: “Here it goes again” degli OK Go, con balli e salti sui tapis roulant… viene però da chiedersi: perché premiare questo lavoro, pur divertentissimo, ben fatto e visto da oltre 13 milioni di netsurfer (!) quando il gruppo – che pur non è nuovo a operazioni via Internet e a bassissimo costo – ha già all’attivo due album con una major (Capitol/EMI), ha un produttore di grido (lo stesso di Franz Ferdinand e Cardigans) e ormai dovrebbe disporre di risorse non a disposizione di tutti gli utenti “casalinghi” di YouTube…

E’ pur vero che la popolarità su YouTube è stato il motivo principale dell’attribuzione di un Grammy… ma forse ci si poteva risparmiare questo riconoscimento aggiuntivo e attribuirlo a qualcuno meno noto e/o un filo più “indipendente”…

0

Ritardi per Opera su Wii

Webware rilancia uno stringato comunicato di Opera Software ASA sul ritardo della versione definitiva e a pagamento del suo browser per il Wii di Nintendo.

operawiidelayed.jpgL’azienda nordica aveva originariamente promesso un “Internet Channel basato su Opera” al costo di 5 dollari per la fortunata Wii per la fine di marzo e ora parla di aprile ma senza fissare date precise.

Per ora i tanti utenti della innovativa consolle interessati al world wide web si dovranno accontentare della attuale e un po’ acerba versione trial di Opera che pare rimarrà gratuita per un altro po’.

Immagine tratta da Webware

5

Justin.Tv, Truman Show 2.0?

L’egemonia del reality show, inteso come ubiquo format televisivo di successo, è da tempo arrivata su Internet. La novità è che le tecnologie digitali permettono a chiunque, in pochi passi, di poter creare il proprio reality show. E’ il caso di Justin.Tv, un programma nato dall’idea di alcuni giovani imprenditori. Una webcam accesa 24 ore su 24, puntata sulla vita privata di Justin, uno statunitense un po’ geek. La telecamera è montata direttamente su di lui, oppure lo riprende durante varie attività: sonno, cucina, lavoro.
Feed continuo: si osserva la vita di Justin dal browser. Il tutto è condito da tecnologie collaborative: gli spettatori interagiscono direttamente con Justin attraverso il sito Web, in una sorta di chat “aperta” sempre accessibile. Al tempo stesso, Justin è presente sui maggiori servizi di comunità online: MySpace e Facebook. L’esperimento è ormai online da 7 giorni. Funzionerà? Sarà un successo di audience?