Pete Cashmore riassume con questa immagine l’evoluzione del blogging, strumento molto più dinamico e ‘contaminato’ di quanto spesso non si creda.

Dai pioneristici diari giornalieri di Blogger alla pubblicazione delle foto condivise su Flickr, passando per l’embedding dei filmati video e arrivando nel 2007 ai tool di live-status (non solo Twitter, ma anche l’alternativa Jaiku).

Se consideriamo anche l’ascesa di Tumblr, sembra che dopo le contaminazioni multimediali ora è la volta del microblogging: una forma di interazione in presa diretta, sintetica ed estemporanea, che mutua molte delle caratteristiche degli SMS, allargandole però alle potenzialità più spinte di social networking in rete.

Sul blog di Web 2.Oltre Tommaso Sorchiotti si chiede se effettivamente si tratta di una rivoluzione e racconta la propria esperienza:

Negli ultimi giorni ha iniziato tante piccole micro-conversazioni su Jaiku, che non credo avrei avuto modo di affrontare altrove. Certo, ho superato la fase: mi-alzo-doccia-colazione-lavoro e così via ed ho smesso di pensare cosa avrei dovuto scrivere.
Ho iniziato a scrivere cosa pensavo. Senza preoccuparmi del resto. Certo, avrei potuto farlo anche su un blog, ma la pigrizia me lo avrebbe impedito.
E mi sono accorto che pensieri, piccole idee, opinioni al volo, considerazioni, deliri a volte, hanno un senso e trovano un pubblico disposto a seguire, rispondere e iniziare un dialogo.

Andando al di là delle apologie a priori, come anche degli sterili dibattiti sull’inutilità di Twitter&co, sta emergendo una nuova tecnologia abilitante: qualcosa, cioè, che ci permette di fare cose che prima non potevamo fare. Senza per forza essere sostituiva del blogging ‘tradizionale’ (così come non lo è stato nè Flickr nè YouTube, nè gli altrettanto gettonati network sociali).

Semplicemente risponde a nuovi bisogni. Oltre a soddisfare quelli di sempre: parlare del proprio gatto come fare una dichiarazione d’amore.


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