L’uomo dell’anno del Time, ovvero l’utente Internet, è meno attivo di quanto potessimo tutti pensare o sognare.

Brutte notizie per chi crede nel concetto di collaborazione e vede orizzonti rivoluzionari nelle cosiddette tecnologie Web 2.0: la partecipazione degli utenti, fulcro dell’intero sistema basato sull’ user-generated content, è ben al di sotto delle aspettative. Un lancio Reuters svela i risultati poco incoraggianti di una ricerca condotta da Hitwise, che ha analizzato le percentuali di partecipazione tra le basi utenti dei più noti servizi collaborativi.

Ecco il bollettino di guerra:

  • YouTube: solo lo 0,16% dei visitatori partecipa alla creazione di contenuti
  • Wikipedia: il 4,6% degli utenti contribuisce all’enciclopedia collettiva
  • Flickr: 0,2% dei visitatori pubblica le proprie foto

Poco incoraggiante, non c’è niente da aggiungere e i dati parlano da soli. Sembrano indebolire i numerosi costrutti filosofici-economici-sociologici attorno alla buzzword tecnologica sicuramente più abusata da blogger, giornalisti e studiosi: Web 2.0. La partecipazione della base è tutta qui?


20 Commenti

Di: Nicola Battista in 18 Aprile 2007

Sai che la cosa non mi stupisce più di tanto?
E’ esattamente quello che avveniva con il peer-to-peer: nel massimo momento di successo del vecchio Napster come nei picchi dei suoi successori Gnutella tipo Bearshare si notò da più parti come la maggior parte degli utenti si collegasse solo per scaricare e non avesse alcun file da condividere…
Ma d’altro canto, visti i non-contenuti postati da alcune persone nei siti che citi, forse è un bene che siano persino in pochi a postare… ;)

Di: Tommaso Poggiali in 18 Aprile 2007

Eh sì l’uomo rimane un animale egoista :)
Comunque per me è un segnale importante da saper captare… cosa succederà quando verrà raggiunta una “massa critica” di contenuti generati da utenti e nessuno sentirà più il bisogno di aggiungere altro? Scoppierà la bolla?

Di: Tommaso Poggiali in 18 Aprile 2007

PS: il tuo sito… cos’è? :)

Di: Nicola D'Agostino in 18 Aprile 2007

Tommaso: certo che l’uomo è un animale egoista. Non è necessariamente un male e può essere sfruttato: ad esempio del.icio.us si rivolge proprio all’egoismo del beneificio personale da cui però il sistema tira fuori un potenziale beneficio per altri. ;-)

nda

Di: Nicola Battista in 18 Aprile 2007

Tommaso, “scoppierà la bolla” mi fa un po’ pensare a quando si diceva che Internet sarebbe “scoppiata” quando avebbe raggiunto i troppi utenti (era il 1995, credo ;))
Da un lato credo che il bisogno di aggiungere altro resterà di sicuro: quello non sparisce, perché ci sarà sempre qualcuno che ha voglia (bisogno?) di dire qualcosa (almeno, si spera!).
Ma di certo sollevi un dubbio che condivido: qualcosa accadrà… forse a scoppiare sarà la bolla dei blog inutili, e di sicuro cadranno molti dei siti di video online, come prima di loro sono caduti molti di coloro che cercavano di speculare sulla musica online buttandosi nella mischia in maniera casuale.
E c’e’ poi il fatto dei contenuti che si ripetono, anche all’interno dello stesso sito: se vai su Revver.com ci sono diversi utenti che postano gli stessi identici filmati di pubblico dominio presi da Internet Archive (esempio pratico: 3 diverse copie di questo stesso cartone animato di Superman del 1941). Ci sono dei siti commerciali che hanno già espressamente proibito l’inivio di questo tipo di materiale – per esempio Amazon Unbox – se non altro per evitare di ritrovarsi sui server 100 copie dello stesso film…

Di: Nicola Battista in 18 Aprile 2007

quanto al “p.s.” se intendevi il Kutmusic.com che era linkato al mio nome nel primo post precedente (non ero loggato, altrimenti di solito compare il semivuoto http://www.nicolabattista.net...) contiene alcune delle mie scorribande nel settore musicale; a seconda dei punti di vista però potrebbe anche essere catalogato nel novero dei “non contenuti” di cui parlavo sopra (ahem…) ;-)

Di: Alessandro in 18 Aprile 2007

Bisogna però vedere se queste basse percentuali siano a conti fatti 1000 volte o di più di quanto succedeva prima. Se il 4% dei visitatori di wikipedia aggiungono contenuti a me non sembra poco. Quando le enciclopedie erano sulla carta quanti scrivevano enciclopedie rispetto a chi le leggeva? quanti di noi pubblicavano foto prima? le mie non le vedevano neanche gli amici quasi. La bassa percentuale di flickr secondo me significa che il materiale pubblicato e cosi interessante che la gente spende più tempo a guardare che a pubblicare. Comunque è chiaro che le percentuali a prima vista sembrano basse ma a guardarli meglio penso di no.

Di: Web 2.0 e strumenti 1.0 « KatiLoghia in 19 Aprile 2007

[...] C’è chi invece pensa che queste cifre siano semplicemente la dura realtà che infrange ogni eccesiva pretesa rivoluzionaria. “Il Web 2.0? sì, una bella cosa… ma non poi questa gran cosa” è più o meno il concetto espresso da Tommaso Poggiali nel suo blog. [...]

Di: Omero in 19 Aprile 2007

A mio avviso dovremmo prendere questi dati con le pinze, nonostante siano significativi. Sono significativi perché rimango dell’idea che il Web 2.0 sia una grossa bolla destinata a schiattare, l’utente è “meglio in poltrona che alla tastiera” (una specie di assunto che testimonia il successo quasi secolare della tv) e fa troppa fatica partecipare attivamente al sistema dei media. A meno che non si consideri la nicchia di attivisti/blogger/etcetcetc.

Di: vincos in 20 Aprile 2007

Ciao, penso che l’attitudine alla partecipazione ai fenomeni sociali di un popolo possa essere soltanto invogliata, in una certa misura, dagli strumenti web, ma non mi aspetterei miracoli.
Questi numeri rimarranno bassi anche se gli strumenti diventeranno sempre più pervasivi e semplici da utilizzare.
La tendenza è ad un aumento dei cosiddetti “user generated media” (es. i video di youtube), ma non ad un consistente aumento degli user. Chiaramente ciò non sminuisce l’importanza di questa “attiva minoranza”.

Di: gabriele in 23 Aprile 2007

Cari amici,
ma il fattore tempo non lo considera nessuno?
Tutto si è dilatato: la rete, le potenzialità tecnologiche, la banda, le possibilità di comunicare, l’offerta di ogni tipo…
Ma il tempo no!
Se non si vogliono riempire i blog e le varie risorse “sociali” di contenuti di basso profilo bisogna impegnarsi ad un minimo di accuratezza e questo porta via tempo.
Se provate a ripercorrere personalmente il vostro cammino nella rete a partire dalla vostra prima adesione ad un servizio e-mail fino ad oggi vi renderete conto che Internet è straordinariamente pervasiva ed erode pian piano il vostro spazio e quindi il vostro tempo. Questo anche se uno fa le sue scelte oculatamente e quando realmente gli sono di una qualche utilità o lo gratificano.
Questa “erosione” avviene a scapito dell’unica cosa che non si dilata: il vostro tempo.
Comprendo perciò che chi attivamente collabora alle varie Wikipedia o simili sia una minoranza; tale resterà a mio avviso e non credo sia solo un problema di egoismo.
Cordiali saluti
Gabriele

Di: Tommaso Poggiali in 23 Aprile 2007

Ottima osservazione! Il rapporto nicchia attiva/base utenti è determinato anche dal tempo. Non tutti hanno le risorse giuste per collaborare attivamente ai servizi “sociali”. Parlo soprattutto di risorse temporali. Proprio per questo si potrebbe azzardare una generalizzazione: gli indici di attività individuale fluttuano in base agli scopi e alla natura della presenza online degli utenti presi in considerazione. Laddove gli “scopi” sono motivanti (soldi, visibilità e quanto altro), l’utente partecipa di più.
Non è difficile constatare che dietro una grande attività sociale in rete (produzione testi, condivisione multimediale etc) si nascondono sempre “doppi fini”: militanza politica (attivismo online), remunerazione (i blogger prezzolati), autopromozione (venditori e commercianti di vario genere).
Gli apporti della basse, a mio avviso, rimangono ancora più esigui se escludiamo la partecipazione “disinteressata”. Perché… come ha detto Gabriele… il tempo scarseggia ed è denaro, aggiungo ;)
Se Wikipedia iniziasse a pagare realmente ogni contributo (sostituire “Wikipedia” con qualsiasi altro servizio sociale), con un’equa ridistribuzione degli introiti, scommetto che vedremmo un’impennata nella partecipazione. Dall’altro lato, probabilmente ne uscirebbe un Web 2.0 “sociale” completamente snaturato.

Di: Web partecipativo, ma non per tutti « I numeri dell’innovazione in 23 Aprile 2007

[...] 23rd, 2007 Secondo uno studio citato da Reuters e poi ripreso da molti blogger(come Web *.0? e Mastroblog), i siti costituiti prevalentemente da contenuti forniti dagli stssi utenti (i [...]

Di: Nicola D'Agostino in 23 Aprile 2007

Per il fattore tempo trovo interessante l’osservazione fatta dallo scrittore Warren Ellis proprio oggi:

[...]
Which people always ask me. How do I appear to be on the net all the time? The simple answer is that I’m not. Client software and email means that I often post to the web without actually going there, for one thing. I’m at the computer a lot, obviously, because I write for a living. But it’s not exactly a big timesuck to open up a client window and drop a thought in there — in fact, when I reach natural pauses in the work, that sort of thing keeps me typing, stops my fingers from going cold,and I’ll be able to seque right back into the work afterwards. It’s all one long typing stream.

With aggregators, keeping up with many different things isn’t hard anymore. I’ve got Bloglines and my LJ friendslist (which contains feeds from many places), and that and the BBC News front page keeps me broadly abreast of what friends and the world are doing. And it’s no harder than just flicking up a link from my toolbar. You just have to learn what’s useful and what isn’t. IM is not remotely useful to me, and pulls me away from work, so I don’t use it. Twitter is a complete irrelevancy to the way I work. I sweep Flickr once a day, but I upload to it using desktop software, the Uploadr, which is fire-and-forget. I’ll often post to my website from inside the email client: same with LJ. The only system I don’t have automated is The Engine, and Ariana’s been fiddling with widgets for that. MySpace, the necessary evil, is the only SNS I use right now — Tribe fell apart years ago, and Friendster’s long been a joke. Facebook appears functionally useless.

It’s all time management.

Come dargli torto?

nda

Di: Nicola Battista in 23 Aprile 2007

nda: Ellis è sempre geniale nel riassumere in relativamente poche parole un argomento così vasto. Bella la definizione di MySpace (“male necessario”) e mi trovo d’accordo su Instant Messaging ed eassenzialmente anche Twitter…

Di: Tommaso Poggiali in 23 Aprile 2007

Concordo con quanto detto sopra, ma bisogna pur ribadire che la partecipazione ai servizi “social” non è una questione di mero “time management” personale, di “scheduling”.
Mi sembra più opportuno pensare che si tratti di un discorso che verte sull’utilitarismo. Lo slancio altruistico di chi partecipa a wikipedia e affini, senza guadagnarci il becco di un quattrino, è più che lodevole. Tuttavia la stragrande maggioranza degli utenti non è così altruista ;)
Quindi.. ecco la teoria: fintanto c’è un elemento motivante, l’utente partecipa. Quando la motivazione decade, lo slancio altruistico esaurisce e l’eventuale attivismo ideologico sfuma, allora l’utente partecipante ne esce disaffezionato e persino un po’ triste: tanto lavoro per niente? :)

Di: Tommaso Poggiali in 23 Aprile 2007

Ad ogni modo: credo fermamente che Ellis abbia azzeccato perfettamente nel dire:
“IM is not remotely useful to me, and pulls me away from work, so I don’t use it”
E’ -VERISSIMO- :)

Di: Elisamu in 8 Maggio 2007

sono daccordo con gabrilele, io non ci sto più dentro con il tempo, se la tua attività non è il web è dura. Il tempo diminuisce pure fuori da internet perchè siamo peni di attività. Ed io non ci sto più dietro ai siti e servizi web2.0.
Non c’è abbastanza partecipazione? Troppi servizi, troppa dispersione. Cosa succederà? E’ ancora tutto nuovo quindi la libera concorrenza farà cessare molti siti, bloccare molti servizi.
Piccolo problema: quando il web 2.0 sarà stabile verrà fuori qualcosa di nuovo e ci perderemo nuovamente tra siti, sigle e cose varie.

Di: Mostra il tuo talento sul Web « Are you Talicious? in 27 Maggio 2007

[...] il Web è (o almeno dovrebbe essere) partecipativo e partecipato, fatto di persone e non solo di nuovi strumenti e possibilità: [...]

Di: .commEurope » Blog Archive » Un po' di sano cinismo sugli user generated contents in 11 Giugno 2007

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