Brutto guaio nel mondo delle community news o delle social news o di… come preferite chiamare il fenomeno reso celebre da Digg.com.
Un codice esadecimale al centro delle polemiche: 09 F9 11 02 9D 74 E3 5B D8 41 56 C5 63 56 88 C0. Apparentemente serve per decrittare la protezione dei dischi HD-DVD con un apposito tool ed ha causato una crisi senza precedenti tra gli utenti di Digg, capostipite dei servizi “social news”. Gli amministratori di Digg hanno messo al bando i numerosissimi utenti responsabili di avere pubblicato, segnalato o anche solo votato la notizia dell’esistenza di questo codice, atteso dai tanti sostenitori della campagna globale anti-DRM. Tutti gli articoli contenenti le cifre esadecimali sono stati eliminati.
La notizia del codice ha registrato un numero senza precedenti di voti positivi da parte degli utenti, superiore ai 15000 punti. L’intero sistema di Digg sembra sia finito nel caos per molte ore per l’invasione di visitatori. Inoltre, la confusione dovuta ai moltissimi utenti bloccati dagli amministratori ha mandato in panne il portale.
Cos’è questo codice? Ecco cosa dicono gli scopritori dell’arcano:
“This means the (admittedly long) number is precisely the key you need in order to decrypt and watch HD-DVD movies in Linux (oh, okay, maybe software is also required), and the fact that it’s out there, spreading like wildfire, is killing the types at the movie studios right now.”
La diffusione del codice, secondo alcune aziende e gruppi di pressione, costituirebbe un pericolosa violazione delle leggi sul copyright (!?), nonché un’istigazione a violare le regole che tutelano la produzione home-video ad alta definizione. Tuttavia esistono norme ben precise dell’ordinamento statunitense che non permettono di equiparare codici numerici ad altre opere tutelate dal diritto d’autore.
Adesso gli utenti di Digg sono indignati e si sentono traditi, come si legge in questo post, intitolato “Ecco come mi hanno buttato fuori da Digg“. In un servizio di “social news”, dove gli utenti vengono attirati dalla formula “sei tu che fai la notizia” e “democrazia nell’informazione”, il fatto che gli amministratori operino censure arbitrarie senza preavviso non può che far riflettere. La domanda sorge spontanea: ma i servizi di social news non dovevano essere liberi? I
7 Commenti
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be’, nel contesto complessivo del mondo onlin eodierno la domanda e’ quantomeno sballata….il punto e’ la trasparenza innanzitutto, e quest’esempio dimostra che le pratiche trasparenti sono necessarie e vitali anche (e soprattutto) quando si sbaglia, o comunque si tentenna, nel gestire certi contenuti equivoci inseriti dagli utenti
pur se digg ha vuto e avra’ problemi vari (tipo certe accuse della “mafia” interna che fa salire o scendere a piacimento certe news o post), si parla di censura se questa rimane tale, se non se ne discute, se, appunto, nessuno lo sa; ma in questo e casi analoghi, la verita’ viene subito a galla e quindi si corre ai ripari, per cui la censura ha fatto dietro-front, ed e’ quel che conta
è bene discutere di episodi come questi e concordo con quanto dici, ma il problema che volevo sottolineare è un altro. all’interno di digg permane un filtro redazionale abbastanza potente. informazione grassroots, social news ma… fino a che punto? se questi “ecosistemi” informativi non sono in grado di autogestirsi per davvero, qualcuno mi può spiegare la differenza tra media tradizionali e nuovi media collaborativi? Il discorso è un po’ complesso da spiegare in poche righe, ma aspetto un altro dei tuoi interessanti commenti :)
tommaso, io non sarei così drastico nell’opposizione media mainstream/collaborativi. che gli attuali ecosistemi partecipativi siano imperfetti (e perciò spesso manipolati dall’alto) non è una novità. come pure che su digg ci sia una mafia in azione che fa salire e scendere le storie (alcuni sono anche pagati per fare questo, a puro scopo di marketing).
Questo però non va assulatamente ad alterare la natura rivoluzionaria dei sistemi alla digg.
Rivoluzionaria non nel senso che improvvisamente arrivano i social media e noi esseri umani impariamo ad autogestirci. nè tantomeno che questi sistemi ci daranno la libertà fino ad ora negata dai media mainstream.
Nessun media nella storia è stato effettivamente libero: lo è a un livello potenziale, ma poi può essere piegato e strumentalizzato in tremila modi (vedi i blogger in cina)
I social media sono però rivoluzionari nel senso che stanno imponendo una risocializzazione delle pratiche di consumo e produzione, andando a rompere i processi chiusi e intoccabili dei media mainstream. A cominciare dalla trasparenza, come dice Bernardo
concordo con Nicola Bruno.
E’ ingenuo pensare che non ci sia manipolazione per qualsivoglia motivo non ultimo quella della propria difesa da processi costosi. Compresa quella di gruppi organizzati di utenti.
Ma il caso ha dimostrato che oltre un certo livello la censura/filtro non tiene. Una tecnica potrebbe essere quella di far circolare le notizie su media alla “diggs” differenti.
Saluti Piero
Sì, gli utenti “puniscono” la mainboard di Digg per il suo comportamento. Comunque rimango un utopista e mi piacerebbe vedere un sistema di social news veramente autorganizzato e autogestito, totalmente libero, senza le derive oligarco-burocratiche alla Wikipedia e senza l’oligarchia chiusa di quelli di Digg.
Uhmmmm guardate un po’ qua:
http://journalistopia.com/2007/05/02/digg-embroiled-in-user-revolt-over-drm-postings/
io non credo che funzionerebbe tanto bene il sistema autorganizzato e completamente libero di cui parli. già ora faccio fatica su digg a capire cosa è valido e cosa no, a dare un contesto alle notizie.
preferisco di gran lunga slashdot: è aperto a tutti, ma filtrato da editor. certo, ci perdiamo in wisdom of crowd, ma almeno le notizie sono più attendibili e raramente compaiono bufale