Su Apogeonline, un bel resoconto di Bernardo Parrella su MIT5, la mega-conferenza su “Media in Transition” quest’anno dedicata a creatività, proprietà e collaborazione nell’era digitale.

Interessante quanto dice Trebor Scholz a proposito degli user-generated content e il rischio di recinti murati ed eventuali espropri.
Rilancio la sintesi di Bernardo:

Trebor Scholz – ricercatore presso il Dipartimento di Media Study alla State University di New York ma di background mittel-europeo – ha spiegato che «con i social media è più facile che la gente venga usata, anziché il contrario». Esempio classico è il super-gettonato MySpace, da cui è praticamente impossibile uscire una volta creati tutta una serie di contatti e relazioni, o esportare liberamente quanto creato nel profilo personale.
Il recente annuncio dell’avvio dello spazio News non fa che aumentare la pressione di recinti dorati e monopoli, ancor più perché questa “struttura sociale” fa parte della scuderia di Rupert Murdoch.
E giusto per fare un altro nome sulla cresta dell’onda, Facebook, l’user agreement (che tipicamente nessuno legge) specifica come i contenuti ivi inseriti dagli utenti restino comunque di proprietà dell’azienda. «I soldi fatti su e tramite questi contenuti – ha aggiunto Scholz – rientrano a pieno titolo nei comportamenti poco etici e dello sfruttamento del lavoro altrui».

Un esempio concreto di quanto dice Scholz ci arriva dalla recente decisione di MySpace di vietare la pubblicazione dei widget di Photobucket: qualche utente ha provato ad alzare la voce e minacciare un esodo di massa. Ma, come spiega Nicholas Carr, i suoi membri sono ormai imbrigliati in quel network di profili-amici: nessuno ha voglia di ricrearsi un nuovo network da un’altra parte, perdendo di colpo tutti i contatti costruiti nel tempo.
 


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