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Open Devices Mix, follie sonore in Australia

Footscray A/V Social Club - tratto da http://www.myspace.com/favsc

Il 29 maggio 2007 è una giornata particolare al Footscray Audio/Visual Social Club, non lontano da Melbourne, Australia.

Per il secondo anno, un manipolo di folli invaderà il magazzino che ospita l’evento denominato “Open Devices Mix” e collegherà agli impianti qualsiasi cosa abbia a portata di mano per produrre suoni & rumori: computer portatili, radio, lettori cd, microfoni, proiettori, aggeggi autocostruiti, pedali per chitarra, strumenti analogici e digitali, mixer video e altro ancora.

Footscray A/V Social Club - tratto da http://www.myspace.com/favsc

DJ, MC, sperimentatori, videomaker, sound designer, programmatori, fotografi, appassionati di attrezzature lo-fi, amanti dei film di serie B (o dovremmo dire Z?) e quant’altro sono i benvenuti, nell’evento che sembra voler attirare in un misto di vecchio e nuovo tutti coloro che siano aperti a sperimentare divertendosi con i media.

Immagini tratte da http://www.myspace.com/favsc.

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Tre cause per Apple

Non una, non due ma sono ben tre le vicende che vedono coinvolta in questi giorni l’azienda di Cupertino, sia come oggetto che come protagonista di azioni legali.

grainydettaglio.pngLa prima è una “class action suit” che verte sugli schermi dei suoi portatili MacBook e MacBook Pro: Apple è accusata di “false dichiarazioni” sulla qualità superiore rispetto ai notebook della concorrenza, su alcuni modelli con problemi e in generale sull’uso in ambito fotografico. “Tanto rumore per nulla” commenta il blog di Wired blog “Cult Of Mac” che fa notare come in realtà il livello degli schermi dei portatili in commercio sia tutt’altro che perfetto o che ad esempio, per raggiungere i milioni di colori praticamente tutti i produttori usano sistemi per simulare la ricchezza di sfumature.
Apple farà però bene a non sottovalutare la causa visto che ci sono almeno due celebri -e costosi- precedenti nei risarcimenti che in passato ha dovuto riservare (con tanto di link sulla propria home page) ai proprietari degli iPod la cui batteria moriva anzitempo e ancora prima a quelli dei primi Macintosh con processore G3 poco usabili con il sistema operativo Mac OS X.

garciagrisman.jpgLa seconda causa è quella della Dawg Music, piccola etichetta musicale di David Grisman, musicista ed ex collaboratore di Jerry Garcia (dei Grateful Dead). Grisman accusa le multinazionali del disco Warner e Universal e con loro una pletora di distributori online (tra cui Apple) di vendere la sua musica senza permesso e di una gestione poco equa delle sue royalties, che oscillerebbero tra misero e non esistente. Si tratta di un “vizietto” non nuovo visto che già qualche anno Robert Fripp, chitarrista di culto della mitica band progressive King Crimson, forniva dettagli preoccupanti sulla condotta non propriamente limpida delle etichette in quanto a diritti.

igasm.jpgHa infine un che di ridicolo la scaramuccia che vede Apple all’attacco della catena britannica “per adulti” Ann Summers, produttrice di un singolare accessorio per iPod dal nome inequivocabile di iGasm.

Per scatenare le ire di Apple sarebbe bastato già solo l’uso della “i” davanti al nome e il richiamo ai prodotti “made in Cupertino” ma al centro della questione ci sono i manifesti pubblicitari dell’aggeggio proposto da Summers che richiama le note silhouette nere usate da anni per promuovere gli iPod.

Immagini tratte da homepage.mac.com/justspaztik, www.puremusic.com e da itvibe.com

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Timothy Leary nel “sepolcro digitale” di etoy

logo Mission Eternity - da www.missioneternity.orgArriva finalmente a concretizzarsi un progetto di cui si parla da molto e del quale – in perfetto stile etoy – grazie all’utilizzo di termini tecnologici e di linguaggio stile “ufficio marketing di una megacorporazione” si era capito ben poco: Mission Eternity (“nome in codice” abbreviato in una “m” seguita dal simbolo di “infinito”: M∞).

Di quest’ultima “missione” dell’incredibile gruppo di artisti/capitalisti/cospiratori con base in Svizzera (difficile definirli in modo più preciso e sintetico, temo…) si sapeva che avrebbe avuto a che fare con un tema che da sempre attanaglia l’essere umano: la morte.

I dettagli noti finora prevedevano la presenza di “test pilots”, piloti di una sorta di capsula virtuale che ne avrebbe perpetuato la memoria; di un “sarcofago” tecnologico di qualche tipo; di “angeli”, addetti alle varie funzioni operative della missione.

Insomma, tra il macabro, il misterioso e il fantascientifico, con l’obiettivo di creare qualcosa che sconvolga e faccia riflettere. Ma cosa?

Su Mytech accennammo alla cosa quasi due anni fa. Oggi, il progetto – già vincitore dello Switch Innovation Award 2006 – si concretizza in maniera clamorosa.

logo Tweakfest - tratto da www.tweakfest.ch

Nel corso dello Tweakfest di Zurigo, lo scorso 24 maggio, le prime ceneri – otto grammi – di un “pilota” sono state integrate nel “Terminus”: un blocco di cemento, ceneri e componenti elettronici, con tanto di codice alfanumerico e semantico, che viene inserito nel “Sarcophagus” (un comune container opportunamente modificato dagli agenti di etoy) come collegamento diretto tra l’”Arcanum Capsule” – la memoria digitale del defunto – e i suoi resti mortali. Il Terminus appare come un pixel “morto” inserito nell’installazione multimediale che è il sarcofago; la capsula contiene dati accessibili con telefonini e web browser.

Le ceneri di Timothy Leary - foto scattata da Chregu - tratta da http://www.flickr.com/photos/chregu/513241453/in/set-72157600263717353/

Primo ad avere questo onore, Timothy Leary. Scomparso undici anni fa a causa di un cancro alla prostata, il psichedelico autore-icona della controcultura si era decisamente interessato anche al tema della morte: nell’ultimo scorcio della sua vita, contattò tra l’altro la fondazione Alcor Life Extension per farsi ibernare; in seguito optò per la cremazione, e i suoi resti furono distribuiti a parenti ed amici. Una parte delle sue ceneri fu lanciata nello spazio, su un razzo che orbitò per sei anni attorno alla Terra prima di disintegrarsi al contatto con l’atmosfera.

Se è appropriata quindi la scelta delle ceneri di Leary per inaugurare il sepolcro digitale (a proposito: essendo un container, l’opera-mausoleo è destinata a viaggiare in eterno…) qualcuno si chiederà che fine ha fatto l’arzillo vecchietto che si era reso disponibile nel 2005 per il progetto: Sepp Keiser – pioniere della diffusione dei microfilm e delle fotocopiatrici, attore e uomo d’affari ormai ottantaquattrenne – è ancora vivo e vegeto, nonostante la sua “Arcanum Capsule” con un giga di dati (documenti, foto, interviste, registrazioni vocali) sia pronta e il contratto per il trasferimento dei suoi resti ad etoy sia già stato sottoscritto.

Sepp Keiser - tratto da www.switch.ch/it/award/winner2006.html

Forse, partecipando all’incredibile operazione e “digitalizzando se stesso”, Keiser – uomo che ha dedicato buona parte della sua vita all’”arte di copiare” – ha trovato il modo di esorcizzare la morte e – perché no – beffarla, magari anche per un bel po’ di tempo.

Immagini tratte da: www.missioneternity.org (logo Mission Eternity), http://tweakfest.ch/ (logo Tweakfest), http://www.flickr.com/photos/chregu/513241453/in/set-72157600263717353/ (immagine della preparazione del Terminus con le ceneri di Timothy Leary, scattata e pubblicata da Chregu e qui riprodotta con licenza Creative Commons), www.switch.ch/it/award/winner2006.html (Sepp Keiser).

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Pleo, a breve il lancio?

Continuano le indiscrezioni su Pleo, il famigerato dinosauro-robot casalingo di Ugobe.

Da queste parti ne abbiamo parlato a dicembre (un mese prima di Wired! ;-)) e intanto l’uscita ha subito ulteriori rinvii, ma i produttori sembrano da un lato voler perfezionare la loro creatura, e dall’altro creare ancora più attesa nel pubblico, in una strisciante campagna di marketing creata – forse – ad arte.

Pleo box - Immagine tratta dall’email promozionale Ugobe.com

Così, ecco Caleb Chung – già creatore del pupazzo Furby e fondatore della Ugobe – annunciare i vincitori di un concorso legato al lancio del suo ultimo giocattolo tecnologico e mostrare nella stessa e-mail la prima foto della scatola del Pleo, precisando anche che la batteria sarà sia ricaricabile che sostituibile.

Il tutto rigorosamente senza annunciare una data precisa, ma lasciando intendere che il momento del lancio sia ormai davvero prossimo… gli iscritti alla apposita mailing list dovrebbero ricevere informazioni per acquistarlo in anteprima nel corso del mese prossimo.

Immagine tratta dall’email promozionale Ugobe.com.

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Segway: e intanto, in Italia…

Il Segway Personal Transporter (o Segway PT) non è solo un mezzo di circolazione “disneyano” visibile in posti come il parco di divertimenti EPCOT: anche da noi si avvia a diventare sempre più diffuso e di uso comune.

Ecco ad esempio una recente immagine dei PT in uso alla Polizia a Roma, nella Stazione Termini.

Segway @ Stazione Termini - Immagine originale (c) 2007 Elena Passerini

Un’altra apparizione di questi giorni è quella dei Segway rosa e con il logo “Gazzetta dello Sport” in occasione del 90° Giro d’Italia.

Da segnalare il sito Segway Italy (www.segway.it) sul quale trovare tutte le informazioni sui veicoli disponibili nel nostro paese, incluse quelle relative alle autorizzazioni all’uso sul territorio italiano rilasciate dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Immagine originale – Copyright 2007 Elena Passerini

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Il lato sommerso di World of Warcraft

Asiatici, giovani, espertissimi del celebre videogioco online di Blizzard. Sono i cosiddetti gold farmer, utenti che usano il proprio avatar per raccogliere crediti virtuali e rivenderli agli altri utenti, guadagnando soldi reali. Il gold è utilizzato per acquistare oggetti virtuali e modificare l’aspetto e la potenza del proprio personaggio. Un business multimilionario.

Alcuni ragazzi cinesi stanno realizzando un documentario sul fenomeno: quello del “gold in vendita” è un vero e proprio sistema economico che ruota attorno a World of Warcraft e che dà un salario a migliaia di persone, sparse soprattutto in Cina e nei paesi limitrofi. Aprire un’attività di “farming” non è troppo difficile: basta un po’ di pazienza, una presenza sul Web e un esercito di operai/videogiocatori.

L’organizzazione di una gold farm è complessa. WowMine, una delle più importanti “fabbriche di crediti”, è dotata di un’organizzazione transnazionale molto articolata, con tanto di supporto tecnico, assistenza online e numerosi servizi per i clienti. Il centro amministrativo è in Canada, nel British Columbia – la mano d’opera è tutta “delocalizzata” in Cina. La connessione tra Canada e Cina non è casuale: la zona del British Columbia registra la più alta presenza di immigrati provenienti da Cina e sud est asiatico.

I lavoratori, i farmer, lavorano su commissione. Cosa fanno? Passano la giornata di fronte allo schermo, alla ricerca di oggetti virtuali da trasformare in crediti da rivendere. I clienti di una “gold farm” come WowMine possono addirittura commissionare la creazione di personaggi “su misura”, di livello altissimo: si spende fino a 300 euro per un avatar in grado di fronteggiare i giocatori più esperti.

Negli ultimi mesi la presenza dei “venditori d’oro” sui server di World of Warcraft è ancora più massiccia. Lo spam interno al gioco è sempre più diffuso e più noioso. Gli amministratori di Blizzard non riescono a contenere la massa di farmer che lavorano a ritmi serratissimi. L’opinione generale sul fenomeno non è affatto positiva: oltre a snaturare la sfida e la competizione all’interno del gioco, il farming è una storia di sfruttamento del lavoro minorile, che lascia spazio a riflessioni sugli enormi divari economici e sociali di un mondo tenuto assieme dai mezzi di comunicazione digitale.