Foreign Policy ha pubblicato alcune interessantissime foto di una discarica di componenti elettronici situata in Cina. Ben nascoste dalle meraviglie promosse dall’industria turistica, centinaia di necropoli digitali a cielo aperto continuano a espandersi in tutto il continente asiatico. Per accorgersene basta fare un giro nelle campagne cinesi, fuori dai percorsi da cartolina, così come nelle periferie delle sterminate metropoli indiane.
La popolazione locale trae profitto dal riciclaggio di componenti e materiali preziosi. Sono soprattutto gli scarti dei computer usati che contengono metalli di valore, dal rame all’oro. E’ un’idea ormai diffusa che il recupero di certi materiali dai componenti elettronici sia più proficuo della stessa estrazione mineraria. Un business multimilionario.

Mappa delle rotte internazionali dell’e-waste (c) UNEP
Lo smaltimento e il recupero del cosiddetto “e-waste“, neologismo inglese per rifiuti elettronici, rappresenta l’elemento a più alto impatto ambientale nell’intero ciclo di vita dei prodotti ad alta tecnologia. Le procedure di riciclaggio impiegate nelle discariche asiatiche sono rischiose e spesso condotte senza alcun riguardo per l’ambiente terrestre. Il risultato è semplice: scarti altamente inquinanti e tossici che vengono dispersi nell’ecosistema a ritmi sempre più elevati.
Siamo di fronte al lato oscuro della tecnologia. Minaccioso e mortifero. Associazioni come Greenpeace stanno dedicando maggiori risorse a questo problema, che mette a repentaglio la salute dell’ecosistema e soprattutto delle popolazioni costrette a vivere in prossimità dei cimiteri digitali.
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