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NBC e Apple: fine dell’idillio

Fa un po’ “Ti sbatto fuori! No, sono io che me ne vado!” la raffica di dichiarazioni che vede Apple e NBC Universal interrompere i rapporti di collaborazione in questi giorni.

Al centro della questione c’è il rinnovo della distribuzione via iTunes Store delle serie NBC (come “Battlestar Galactica”, “Law & Order” o “The Office”): dopo il fallimento della rinegoziazione dei termini il network ha deciso di tagliare la fornitura il prossimo dicembre, dopo due anni.

nbcnoitunes.jpgMa non ha fatto i conti con l’ex partner che poco dopo ha diffuso un duro comunicato in cui ha addossato tutta la colpa all’avidità di NBC. Questa, secondo Cupertino, ha chiesto all’ingrosso improvvisamente “più del doppio” ed avrebbe fatto lievitare il prezzo dei suoi show all’utente a 4.99 USD laddove gli altri, si sottolinea, hanno firmato per continuare a vendere agli attuali 1.99. Apple ha quindi deciso di chiudere subito, a settembre e non a dicembre la distribuzione, ufficialmente per evitare di offrire nuove serie e stagioni che poi si sarebbero rivelate incomplete del resto degli episodi.

Non è chiaro se NBC Universal intenda lanciarsi in proprio (magari tramite l’iniziativa Hulu messa su con News Corp.) o stringere accordi con altri ma la fine della collaborazione al momento attuale danneggia entrambe: i serial NBC costituiscono -per ammissione stessa di Apple- il 30% degli introiti di iTunes per il materiale televisivo, una percentuale non trascurabile in un business che per ora sembra ancora sorretto perlopiù dal florido lato musicale.

La perdita è anche di NBC che lasciando Apple va incontro a una riduzione del volume di affari di più della metà (si parla dell’80%) e di una fonte che l’ha sorretta almeno in una occasione, nello specifico salvando dall’interruzione la citata serie “The Office”.

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La pubblicità dichiara guerra a Firefox

Boicottaggio di Firefox e dei suoi utenti. È la contromisura di cui si parla nel sito whyfirefoxisblocked.com contro sia gli sviluppatori che gli utenti del lodato browser open source che “rubano soldi” ai webmaster.

La colpa sarebbe di un plug-in anti-pubblicità, AdBlock, che filtra e nasconde gli spazi promozionali sui siti, in maniera piuttosto efficace dalla veemenza della protesta. I curatori di whyfirefoxisblocked.com spiegano si tratterebbe di un comportamento scorretto che mina alla base l’equilibrio tra contenuti gratuiti online e giusto compenso. E visto che non è possibile scavalcare il plug-in o bloccare solo chi lo ha installato e lasciare libero accesso agli altri, il boicottaggio sarà totale.

Se gli utenti non si adeguano e usano un altro browser peggio per loro. Tralaltro si afferma non sarebbe una gran perdita: secondo il sito di boicottaggio le statistiche “dimostrano che gli utenti di Firefox sono una piccola percentuale dei navigatori”.

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Apple: appuntamento al 5 settembre

applebeateventp.jpgApple ha avvisato la stampa internazionale che terrà uno “Special Event” il prossimo mercoledì 5 settembre alle ore 10 locali (le 19 italiane). La presentazione si terrà al Moscone Center di San Francisco, già sede del Macworld di inizio anno.

Cosa aspettarsi?
C’è chi specula sull’esordio dei Beatles sull’iTunes Store o quantomeno sull’annuncio di un accordo: questo sulla base della scritta nell’invito, che recita “The beat goes on”, frase che chiudeva l’ultimo comunicato della band prima che si sciogliesse.
Decisamente più alta è la probabilità che esordiscano nuovi iPod, non solo per tutti i mesi (ben 12) trascorsi dall’ultimo aggiornamento ma anche perché storicamente l’azienda californiana rinnova i player a settembre o comunque in modo da sfruttare adeguatamente l’ondata di acquisti che culmina con le feste natalizie.

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L’irriverente iPoor

ipoor.jpgPer chi non si può permettere un iPhone ecco l’economicissimo iPoor.
Il suo demiurgo? Si fa chiamare “Steve Nojobs”
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L’iPoor, la cui immagine è quella di un telefono-giocattolo per bambini in vendita su Amazon, è una ennesima parodia, completa di testimonial improbabili come Borat, del supercellulare e del CEO di Apple.
È un modo per esorcizzare la fanfara che da mesi ruota attorno al dispositivo dell’azienda californiana, o forse semplicemente una mossa pubblicitaria del misterioso NoJobs.

Sul sito dell’iPoor, giocando sul nome scelto, è ospitata anche “Kick Poverty”, un’iniziativa che invita a combattere la povertà e sostenere note associazioni benefiche. Anche qui il tono è quantomeno scanzonato e tra i banner irriverenti ce n’è uno ispirato al tormentone nonsense dei lolcat.

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Un Mozilla un po’ sboccato

motherfucking.jpgL’addetto alle relazioni della fondazione Mozilla Asa Dotzler si è visto dover chiedere se per caso anche ad altri utenti con il browser Firefox nella correzione ortografica saltasse fuori allegramente il termine offensivo “motherfucking” (che in Italia si traduce con il più leggero “fottuto”).

Lo scivolone del team di sviluppatori era stato evidenziato dal sito Worse than failure e fortunatamente pare limitato solo ad alcune versioni nello specifico quelle che usano il dizionario di inglese americano (non quello britannico).

nigger.jpgLa conseguenza è stata la segnalazione e soluzione di un pittoresco bug che chiede gentilmentre agli addetti di eliminare il termine dal dizionario o quantomeno di evitarne il suggerimento nella correzione, tra l’altro per una parola che non c’entra nulla come “Buckinghamshire”.

Di tenore simile è un’altra segnalazione relativa al termine dispregiativo di ambito razziale “nigger”. Questo è comparso ad un utente del programma di posta Thunderbird come alternativa al nome di un personaggio Disney, il tigrotto Tigger amico di Winnie The Pooh.

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Instant Messaging con omicidio

La rivista Wired riporta un lungo articolo di Nadya Labi (pubblicato online il 21 agosto) su una vicenda legata a chat e instant messaging trasformatasi in una storia di cronaca nera: una giovane, minorenne, due spasimanti rivali, un omicidio.

Sembrerebbe un intreccio purtroppo tradizionale, già visto e sentito fin troppe volte. Se non fosse che stavolta c’è di mezzo la rete e se non fosse che tutto è partito come una sorta di gioco delle parti, divenuto crudele mentre i partecipanti neppure se ne accorgevano e con una serie di colpi di scena difficilmente immaginabili anche da un giallista di professione.

Da un lato Tommy, giovane marine in missione in Iraq (in realtà Tom, tranquillo padre di famiglia di mezza età, sposato, con due figlie, una vita un po’ monotona e un lavoro decente); dall’altro Brian, giovane e focoso spasimante pronto a difendere la sua bella quando si scopre che Tommy non esiste e che in realtà “suo padre” Tom ha sin dall’inizio interpretato una versione più giovane e accattivante di se stesso.

In mezzo Jessica – detta Jessi – diciassettenne che ha fatto perdere la testa a Tommy e sembra aver perso la testa per lui al punto di arrivare a parlare di matrimonio. Ma quando scopre che Tommy non esiste (a causa di Cindy, moglie di Tom nella realtà), si getta tra le braccia di Brian quasi per ripicca. Salvo continuare a intrattenere uno strano rapporto online con chi l’aveva ingannata.

Il torbido triangolo si conclude nel peggiore dei modi: Tom uccide il “rivale” Brian, e qui purtroppo non c’è niente di virtuale. Jessi non trova più il suo Brian in chat ma riceve una telefonata e la visita della polizia. Ma quando il poliziotto va in cerca della giovane fanciulla per informarla dll’accaduto e proteggerla da eventuali gesti sconsiderati del presunto omicida, si trova davanti una casalinga annoiata quarantacinquenne, Mary, che ha usato nome, foto e identità della figlia per una sorta di “gioco” nelle chat.

Il gioco finisce con due famiglie distrutte e una donna con una grave peso sulla coscienza: Brian ha perso la vita per niente; Tom, in galera, si professa inizialmente innocente (ma a circa un anno dai fatti ha ammesso la sua colpevolezza); ha rovinato la propria tranquilla esistenza e quella della sua famiglia (moglie e figlie lo hanno nel frattempo abbandonato). Quanto a Mary, che ha sempre cercato di essere una buona madre per la vera Jessi, forse solo ora si rende conto della gravità di ciò che è davvero accaduto, anche se non si può certo addebitare a lei l’unica responsabilità.

Tutte le parti sembrano essersi lasciate trascinare in una spirale di passione e di pazzia, perdendo il contatto con la realtà e mescolando virtuale e reale.

I pericoli, comunque, non sono nella Rete, ma nelle nostre teste: come non concederemmo tanto facilmente informazioni, dati, numeri di telefono o altro a sconosciuti incontrati per strada, dovremmo capire che la Rete può non essere un gioco di ruolo multigiocatore. Nella rete si incontrano persone vere, che possono essere pericolose o meno; o a cui si può fare anche del male senza rendersene conto.

Il 20 agosto 2007, mentre Tom Montgomery si dichiarava colpevole accettando una condanna a vent’anni (la sentenza è prevista per il 29 ottobre 2007) il Procuratore Distrettuale commentava così: “Stiamo parlando di fatti e della realtà. Voi avevate un triangolo amoroso nel ciberspazio. Esisteva solo nel ciberspazio. Era realtà virtuale, e l’unica cosa vera in questo caso è stata l’omicidio. Non ho mai visto nulla del genere. Mai”.

A quanto pare, per un caso Tom ha finito per assassinare Brian.
Ma in una storia del genere, dire quanti siano i carnefici e quanti le vittime appare davvero difficile.