La morsa della riforma della legge sull’editoria voluta dal governo Prodi sta per attanagliare la Rete italiana. Ecco cosa potrà accadere:
- Registrazione obbligatoria dei “prodotti editoriali” online
- Istituzione di un “bollino” da apporre in calce ai siti Web “non fuorilegge”
- Giri di vite e agenzie speciali contro la temutissima “diffamazione a mezzo Internet” e contro il “Web fuorilegge”
Adesso… Rilassatevi. E guardate con attenzione questi siti cinesi:
- Sohu – uno dei portali Web più importanti del Regno di Mezzo (notare l’informativa e il numero identificativo in calce)
- Unità Speciale del Ministro dell’Informazione – l’organo del Partito Comunista Cinese che controlla le registrazioni e la regolarità dei siti Web
- Polizia Telematica di Pechino – uno dei tanti dipartimenti pubblici costituiti da cacciatori di “prodotti editoriali” illegali, con l’obbligo di pattugliare la Rete a caccia di contenuti considerati irregolari
In Cina non si può avere una presenza su Internet senza registrarsi presso il Ministro dell’Informazione. E’ illegale poiché Pechino vuole evitare che la Rete diventi un pozzo di “contenuti possibilmente lesivi nei confronti del Partito Comunista” o “contrari alla cultura cinese” o “contrari agli interessi nazionali cinesi” (queste cose che scrivo sono confermate e verificabili da una qualsiasi ricerca d’archivio su Xinhua, la voce del ufficiale del PCC).
Ecco i motivi di questo tipo di censura, in ordine: preservare la casta di dittatori al potere, preservare la cultura e la Weltaunshaung dominante imposta a colpi di politica ed evitare l’inneggiamento all’indipendenza di Taiwan, Tibet e Xinjian.
In Cina è attivo un “net crawler” (pa chong in mandarino) che identifica tutti i siti che non pubblicano un numero identificativo in calce, fornito direttamente dallo stato. Questo crawler aggiunge automaticamente tutti i siti non provvisti di numero a una lista nera di soggetti da controllare. Numeri tipo questo:
ICP: xxxxxxxx
(dove le x sono rimpiazzate dal numero assegnato dallo stato)
Considerato tutto questo… la domanda sorge spontanea:
FINIREMO COME IN CINA?
Dovremo avere un identificativo per ogni singolo sito che noi, utenti Internet, ci accingiamo a pubblicare?

3 Commenti
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@Tommaso .. mi auguro che tutto ciò non accada !
Altrettanto il tuo articolo è un’ottimo spunto di riflessione … come hai citato in precedenti commenti -EFF [electronic frontier foundation]- è da tempo che si batte per la tutela dei diritti nell’internet . Con apposite aree dedicate ai blogger con regolamentazioni o quant’altro [codici di condotta] !
Prendo atto anche delle recenti proposte partite da O’Reilly … a cospetto di tutto ciò … IMHO nel belpaese siamo mille anni luce arretrati ! Peccato che tutto ciò non si chiami twitter o derivati .. forse troverebbe gli user “culturalmente” più preparati ! :D
ergo : o cambiano le teste .. o ben venga lo stile cinese !
saluti !
esav
Tommaso, posso essere tra l’ironico e il paranoico ;) e dire che non siamo tanto lontani?
Pensiamoci: i siti italiani già pubblicano per legge (almeno in teoria) la partita IVA in calce alla pagina. Non è anche quello un identificativo assegnato dallo Stato?
Manca il net crawler, ma sono certo che dopo questi post a qualcuno sarà già venuta l’idea! :)
Colgo l’occasione del commento di Enore per ricordare l’esistenza di una EFF italiana che opera da diversi anni: ALCEI
nda