Nonostante gli impegni di facciata (ricordate il manifesto A Greener Apple?), la mela morsicata continua ad essere bersagliata dalle associazioni ambientaliste.
Questa volta a tornare alla carica è Greenpeace con questa interessante denuncia sulle sostanze utilizzate per l’iPhone, l’ultima creatura di Steve Jobs.
I test condotti dall’associazione dimostrano che l’iPhone contiene alti livelli di due composti chimici pericolosi (BFR e PVC), vietati tra l’altro in Europa.
Un laboratorio scientifico indipendente ha esaminato 18 componenti interne ed esterne dall’iPhone, confermando la presenza di composti a base di bromo in metà dei campioni, antenna del telefono inclusa, dove la loro concentrazione arrivava fino al 10 per cento in peso. Sono stati trovati anche alcuni ftalati – additivi tossici usati per ammorbidire il PVC – fino a un valore di oltre 1,5 per cento del peso dei rivestimenti plastici dei fili dell’auricolare.
Inoltre – come afferma David Santillo, coordinatore della ricerca – due degli ftalati trovati ad alti livelli di concentrazione nel cavo dell’auricolare sono tossici per la riproduzione: è nota la loro capacità di interferire con lo sviluppo sessuale dei mammiferi e, per questo motivo, sono banditi in tutti i giocattoli e articoli per l’infanzia venduti in Europa.
Da tempo, gli altri grandi player del mercato (come Nokia, Motorola, Sony Ericsson) non utilizzano queste sostanze.
Ecco perché ora Greenpeace chiede a Steve Jobs di rispondere con i fatti e non con proclami non mantenuti. L’occasione? L’ormai imminente sbarco dell’iPhone in Europa.
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