0

semplicità e complessità in del.icio.us

Sulla mailing list di del.licio.us in questi giorni si è sviluppata una discussione sulla visibilità e privacy del network.

delicioussbarraPiù che la discussione in sé (rivelatasi poi di lana caprina) estrapolo invece la parte finale della risposta di un addetto (anzi di un’addetta, la cortese community manager intern), illuminante sulle priorità del servizio e quanto, in casa del.icio.us, siano ritenute importanti la semplicità e chiarezza:

Prima di aggiungere ulteriore complessità al sistema del network in del.icio.us ci dovremmo ragionare attentamente perché la sua attuale semplicità funziona piuttosto bene: rende esplicite le relazioni legate alla lettura dei bookmark degli altri e lascia implicito tutto il resto. Questa situazione ha un suo perché visto che del.icio.us si concentra sul bookmarking. Se decideremo che non è più una soluzione adeguata, allora proveremo a risolvere il problema con un cambiamento il più semplice possibile. :)

È un’affermazione che personalmente ho trovato rincuorante contro i rischi sempre in agguato della funzionite galoppante.

0

Vietare Wikipedia? Un’occasione persa

Non c’è pace per Wikipedia. Alcuni istituti della Pennsylvania hanno vietato la nota enciclopedia collaborativa nelle loro scuole perché ritenuta poco affidabile. Lo scopo è dissuadere gli studenti dall’utilizzarla come fonte primaria ed esclusiva per loro ricerche. Il che può essere anche ragionevole: non è certamente un bene che gli studenti si fermino solo ai risultati di Wikipedia senza approfondire ulteriormente anche su altre fonti.

Per niente intelligente, invece, la scelta di “censurare” del tutto l’accesso.
Giustamente Ars Technica parla di un’altra occasione persa. Non sarebbe meglio che le scuole si attivassero in prima persona per migliorare le voci di Wikipedia? Magari affidando proprio agli alunni il compito di renderla più attendibile e precisa?
C’è chi già lo fa, sempre negli Stati Uniti (vedi qui), con risultati positivi sia per gli studenti, che per Wikipedia.

2

Stanchi di Wikipedia…? ;-)

Se di enciclopedie online e progetti collaborativi – da Wikipedia a Conservapedia e oltre – vi siete un po’ stufati e soprattutto non ne potete più del dibattito sui contenuti e l’affidabilità delle stesse, ecco una interessante variazione sul tema: Nonciclopedia, un’enciclopedia totalmente inutile e inaffidabile. ;)

Si ride a grana grossa, ma si ride non poco; a parte le volgarità gratuite e non e le schede biografiche con dati falsi e tendenziosi come date di nascita di personaggi contemporanei situate duemila anni avanti Cristo o nel futuro, o città e nazioni di fantasia come la Svervegia (“La Repubblica delle Banane di Svervegia è situata nel triangolo delle Bermuda, e confina con una lastra di ghiaccio e il Mar Tello a Nord, con l’isola del Morto a ovest, la penisola dell’impiccato a sud-est e Arcore tutt’attorno. La Svervegia fu creata da Chuck Norris, come del resto tutte le cose terrene”) e una malsana predilezione per l’attore Chuck Norris, il cui “fantasma” aleggia su tutto il sito e il cui nome è inserito generalmente a sproposito praticamente su ogni singola pagina, da segnalare i vari avvisi sulla testata di molte pagine, a imitazioni di quelli di Wikipedia.

Al posto di quei riquadri che ci avvertono della necessità di riscrivere un certo articolo o del fatto che la scheda riguarda avvenimenti in corso e quindi è passibile di modifiche, ci sono cose del tipo “Attenzione, questo cantante, band o genere è inascoltabile!” oppure “Chuck Norris approva questo articolo!”. O ancora (ad esempio nella pagina dedicata a Gigi Marzullo): “AAAAAAAAARGH!!! Il personaggio descritto in questo articolo è in realtà un MOSTRO ORRENDO!!! e infine, per le schede con possibile contenuto “per adulti”: “L’articolo che stai per guardare potrebbe non essere considerato sicuro sul posto di lavoro! Se il tuo capo o i tuoi colleghi ti vedranno mentre consulti questa pagina, sapranno che tu sei uno sporco zozzone.”

No comment… :)

0

Facebook, burocrazia & documenti scaduti

Un articolo di Mark Hopkins su Mashable.com segnala il caso di Jay Moonah, membro del gruppo musicale Uncle Seth.

Moonah intendeva utilizzare Facebook per caricare e pubblicare la propria musica, e si è visto richiedere un documento d’identità: fin qui potrebbe essere anche una cosa positiva, un modo per evitare la proliferazione di materiale non autorizzato sul sito, anche se qualche dubbio sulla correttezza della procedura rimane. Un po’ seccato dalla richiesta, Moonah si è divertito a prendere in giro il sito: trovandosi per le mani un portafogli dimenticato da una ventina d’anni, ha inizialmente caricato la scansione di un vecchissimo tesserino di una sala giochi di Toronto.

Il sito ha comunicato che in un paio di giorni sarebbe stata effettuata la verifica; ma dopo un po’ nessun messaggio, solo il ritorno della procedura di upload.

Allora, il cantante ha insistito: al secondo tentativo ha mandato una tessera d’abbonamento dei trasporti pubblici del 1985.

Il sito he effettuato (?) i cosiddetti controlli e accettato come valido un documento inutilizzabile con una foto dello studente Jay 22 anni fa, il tutto per di più poco leggibile.
La procedura di iscrizione sembra quindi essere solo un po’ di inutile burocrazia, forse messa in atto, suggerisce Hopkins, per scoraggiare i gruppi musicali all’uso di Facebook a fini promozionali…

3

L’inaffidabilità di Tinyurl & C.

Sono in giro da diversi anni ma l’adozione da parte di Twitter, Jaiku e simili (per evidenti motivi di spazio) ha reso ancora più noti ed usati gli url shortener.

Ci riferiamo ai (tanti) servizi come Tiny url, Shorl o Snipurl che accorciano a lunghezze più gestibili gli indirizzi web. Pare che ultimamente questi url abbreviati vengano usati anche a sproposito, cioé su siti web e blog, e ci si inizia ad interrogare sui possibili rischi dell’affidarsi troppo a questi link vicari.

tinyurl.comUn esempio è la discussione sviluppatasi qualche tempo fa su Slashdot in cui si ipotizza che l’uso degli url shortener “indebolisca” nella sua struttura ipertestuale e quindi nell’affidabilità stessa della Rete.

Una delle obiezioni di base più forte all’uso degli indirizzi brevi, echeggiata anche nella voce su Wikipedia, è relativa alla sicurezza visto che la destinazione può essere ingannevole e causare attacchi di malware o truffe. A parte di questi dubbi Tiny Url ha risposto qualche mese fa attivando la funzione di preview che permette di vedere (sempre o volta per volta) un avviso che svela l’indirizzo su cui si sta per approdare.

Resta però attuale il dubbio di fondo, quello oltre sulla affidabilità, sulla durata degli intermediari virtuali che in caso di chiusura o malfunzionamento (evenienze tutt’altro che rare) minano -come dicevamo- il funzionamento stesso del web. Potrebbe essere un motivo sufficiente per desiderare l’esordio nel settore di un grande operatore come Google dal futuro indubbiamente meno incerto.

0

Se LinkedIn incontra MySpace…

E’ quello che potrebbe succedere a breve se saranno confermate le voci fatte circolare da TechCrunch UK e rilanciate dall’omologo americano: News Corporation di Rupert Murdoch sarebbe in trattativa per l’acquisto di LinkedIn, il “MySpace dei professionisti”; certo, si tratta di una cosa ben diversa, più utile e decisamente meno frivola di MySpace. Ma sarebbe un colpaccio non da poco: con i 16 milioni di utenti di LinkedIn inoltre ci sarebbero sicuramente possibilità di integrazione; a qualcuno potrebbe per es. tornare utile trasportare almeno alcuni contatti di un sito nell’altro (per es. MySpace è utilizzatissimo da musicisti, discografici, manager, modelle e altri personaggi dell’industria dello spettacolo). Il rischio però di perdere i pochi indirizzi utili accumulati in LinkedIn nel mare magno di “friends” e tra la spazzatura digitale di MySpace, oppure di far arrivare su LinkedIn persone che non hanno alcuna ragione di esserci è concreto… ma forse stiamo correndo troppo.
Per ora l’unico seguito ufficiale all’articolo di TechCrunch è un “no comment” di Reid Hoffman di LinkedIn, che però lascia intendere che effettivamente qualcosa sotto ci sia.
Da notare che Murdoch acquisirebbe una posizione di rilievo nel mondo del social networking: sarà il caso che le autorità antitrust comincino a studiarsi il settore? ;)