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VelvetPuffin chiude. Anzi no, cambia i connotati.

vplogoÈ durato poco quello che doveva essere un nuovo modo di usare (e concepire) l’Instant Messaging. Pochi mesi dopo il suo esordio il servizio VelvetPuffin ha comunicato, tra l’indifferenza dell’informazione online, una trasformazione radicale.

Un breve messaggio della seconda metà di dicembre annuncia il cambio di nome e di indirizzo di VelvetPuffin che ora si chiama Trugo mix di community, forum e spazio per video con tanto di concorso a premi per i futuri studenti statunitensi (in palio c’è la copertura delle spese universitarie).

trugologoPeccato però che tutta l’operazione abbia un che di raffazzonato e poco chiaro. Anzitutto sul sito di VelvetPuffin non si menzionano affatto le novità. Il messaggio arrivato agli ex utenti poi è fumoso e nomina modifiche all’interfaccia utente (per meglio soddisfare i “bisogni dell’utenza”, si legge) ma glissa sul fatto che Trugo ha abbandonato la formula originaria per una (ennesima) offerta di social networking. A confermare le differenze sostanziali tra i due servizi, infine, qualche giorno fa è arrivato un messaggio che avverte che la migrazione dell’utenza non sia automatica ma che chi era su VelvetPuffin per passare a Trugo deve registrarsi ex novo.
A questo punto viene da chiedersi: ma ne varrà la pena?

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La musica gratis di Moby

All’indirizzo mobygratis.com c’è una sezione molto particolare del sito del musicista Moby: si intitola “film music” è dedicata ad offrire materiale audio a titolo gratuito a registi e studenti di cinematografia per le loro opere indipendenti e no-profit.

mobyQualche anno fa Moby era uno dei pochi nomi noti schieratisi apertamente contro la “persecuzione” degli ascoltatori dediti al filesharing da parte dell’industria discografica. Ora rivolge la sua attenzione alla questione del licensing e in alcune dichiarazioni diffuse dall’agenzia Reuters afferma di conoscere i problemi delle produzioni indipendenti e a basso budget tra cui c’è quello delle costose sonorizzazioni.
Sorge da qui l’intenzione di fornire gratuitamente musica ai filmmaker. Per ora il sito contiene 70 brani e Moby specifica che si tratta di musica ideata specificatamente come colonna sonora e di poco interesse per l’ascoltatore medio. Il sito serve però anche da valvola di sfogo creativo per Moby che dice:

Nel corso degli anni ho realizzato tonnellate di musica che è d’atmosfera o strumentale e non finirà mai su nessun disco. E perciò [il sito] è un modo egoista di creare una casa per musica che altrimenti nessuno avrebbe mai ascoltato.

Se solo ci fossero altri egoisti come Moby…

L’immagine è un particolare di una foto tratta dal sito di Moby

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Catturato Mireles

Israel Mireles - Immagine tratta da http://www.zoeyzane.com/

Lo scorso 19 dicembre è stato catturato Israel Mireles, l’uomo accusato di violenza sessuale e omicidio ai danni di Emily Sander, la giovane studentessa di cui si era fatto un gran parlare in Rete e fuori per via di un sito con alcune foto che la ritraevano “senza veli”, sito peraltro utlizzato dal momento della scomparsa della ragazza per diffondere informazioni sul sospetto e raccogliere fondi per una ricompensa per chi potesse portare alla sua cattura.
La fuga è dunque durata meno di un mese e Mireles si era effettivamente diretto in Messico come supponevano le autorità.
Con lui era sparita Victoria Martens, la sua ragazza sedicenne, per di più incinta. La giovane è al sicuro in Messico e a quanto pare piuttosto confusa e convinta dell’innocenza del suo compagno; molto pesanti le accuse contro Mireles che dovrebbe essre presto estradato negli Stati Uniti ma proprio per via di un accordo con il Messico non dovrebbe rischiare la pena di morte.

Immagine tratta da http://www.zoeyzane.com/.

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NowPublic.com: dal Pakistan immagini e notizie su Benazir Bhutto

Scoop del sito di citizen journalism per eccellenza: mentre le drammatiche notizie dal Pakistan facevano il giro del mondo, un collaboratore di NowPublic.com postava non solo notizie di prima mano dal paese gravemente scosso dall’attentato costato la vita a Benazir Bhutto, ma anche alcune immagini esclusive realizzate poco prima e subito dopo l’attentato da un fotografo di una piccola testata locale che intende restare anonimo.
Hussain (questo il nome con cui si firma il giornalista indipendente pakistano) ha riassunto in poche righe il dramma vissuto dal paese e riferito di aver parlato con un amico, fratello del medico che aveva operato la leader ferita a morte, confermando il decesso per un colpo d’arma da fuoco.
Un messaggio inviato al sito da Hussain (impossibilitato a postare direttamente sul sito ma in contatto con gli editor via e-mail) si concludeva con le parole “Please pray for my country”: “Per favore, pregate per il mio paese”.

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Sfingi, piramidi & copyright

Se pensavate che gli americani siano i più “schizofrenici” in termini di copyright (in alcuni stati il copyright sui master discografici è praticamente eterno, mentre a livello federale esistono pellicole cinematografiche di neanche quarant’anni fa che per banali motivi legati a formalità non rispettate sono da tempo cadute nel pubblico dominio!) forse vi è sfuggita la notizia natalizia che – se confermata – porterà l’Egitto in pole position in una ideale gara in tema di copyright & assurdità.

Questo paese si appresterebbe a varare una legge per tutelare le proprie antichità: la Sfinge, le Piramidi, statue e monumenti spesso venduti in copia o peggio ancora “saccheggiati” da alberghi e resort vari per la creazione di “attrazioni” più o meno di cattivo gusto.

Geroglifici egizi - Immagine tratta da http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:Egypt_Hieroglyphe4.jpg?uselang=it

Al di là del buono o cattivo gusto di certe operazioni commerciali, però, Zahi Hawass, capo del “Concilio Supremo delle Antichità”, e sponsor della legge che starebbe per essere approvata, sembra aver dimenticato alcuni dettagli di poco conto:

1) va bene la difesa del patrimonio artistico e culturale (anche a noi italiani fa uno strano effetto una cosa come la finta Piazza San Marco situata a EPCOT, una delle aree di Walt Disney World, Florida, che ha l’aggravante di essere formata da un pezzo di Palazzo Ducale e un campanile di San Marco formato ridotto e privo di basilica, oltre a un altro edificio vagamente “romano” in quanto fino a poco tempo fa sede di una sorta di succursale americana di un noto ristorante della Capitale) ;) ma esiste una Convenzione di Berna a cui l’Egitto ha aderito nel 1977; tirare fuori dal pubblico dominio Ramsete II, Cheope o Tutankhamon appare impossibile, oltre che risibile.

simbolo del Pubblico Dominio / No Copyright - Immagine tratta da http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:PD-icon.png

2) un pezzo della BBC che riferisce la notizia riporta che Hawass avrebbe dichiarato all’emittente britannica che “la legge verrebbe applicata in tutti i paesi” (?). Iniziativa lodevole e ad ampio raggio: viene però il dubbio che la cosa sia stata trascritta un pochino in fretta e in maniera imprecisa; in caso contrario sarebbe interessante la spiegazione del signor Hawass su come possa un paese promulgare una legge (nazionale) ed aspettarsi che il resto del mondo la consideri valida sul proprio territorio, anche in vigore della Convenzione di cui al punto precedente… :)

3) un’altra fonte aggiunge che comunque la legge in via di approvazione “non proibisce ad artisti locali o internazionali di trarre profitto da disegni e altre riproduzioni di monumenti faraonici o egizi di qualsiasi epoca – a patto che non ne facciano delle copie integrali” (“exact copies”, dice l’articolo). Ora: una fotografia messa su Wikipedia o su una pubblicazione commerciale è una copia esatta o no? E un illustratore deve per forza piazzare elementi falsi ed antistorici per poter fare il proprio lavoro nel riprodurre templi e geroglifici di quattromila anni fa, magari a corredo di un testo didattico? ;-)

Geroglifici egizi – Immagine tratta da http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:Egypt_Hieroglyphe4.jpg?uselang=it (distribuibile secondo la GNU Free Documentation License, Versione 1.2 o successiva).
Simbolo “No (C)”: Immagine tratta da http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:PD-icon.png (Pubblico Dominio).

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Monitorando Babbo Natale

Norad Tracks Santa 2007 - Immagine tratta da http://www.noradsanta.org

Babbo Natale esiste? Al NORAD (North American Aerospace Defense Command, l’alleanza per la difesa aerospaziale USA-Canada attiva dal maggio 1958) sembrano essere convinti di sì, tanto che questo serioso ente militare sin dalla nascita (e il suo predecessore CONAD lo faceva già dal 1955) effettua un curioso monitoraggio: il NORAD sorveglia il volo di Santa Claus attorno al mondo per la consegna dei doni (!).

L’ente afferma che i propri potenti mezzi di monitoraggio sono in grado di rilevare la partenza di Babbo Natale dalla sua residenza polare e i successivi spostamenti.

Il Norad a caccia di Babbo Natale negli anni ‘60 - Immagine tratta da http://www.noradsanta.org

Tutto cominciò quando il comandante in capo del CONAD – il colonnello Harry Shoup – la notte di Natale del 1955 ricevette una strana telefonata da un bambino che gli leggeva le sue richieste in fatto di regali; colpa del magazzino Sears Roebuck & Co., che aveva pubblicato un “numero telefonico di Babbo Natale” invitando i bimbi a chiamare.
Il colonnello sulle prime si irritò, visto che le chiamate continuavano. Quando capì cosa era successo, prese una decisione curiosa: da quel momento un dipendente del centro di controllo avrebbe risposto alle chiamate segnalando la posizione di Babbo Natale.

Norad Tracks Santa 2007 - Immagine tratta da http://www.noradsanta.org

Negli anni la simpatica e seguitissima iniziativa – che si regge grazie all’aiuto di volontari e di sponsor privati (l’ente non potrebbe spendere denaro pubblico per tale scopo) – ha subito cambiamenti grazie all’arrivo di nuove tecnologie: radar, satelliti, telecamere, aerei; dal 1998 la “caccia” a Babbo Natale si è spostata sul web, e oggi all’indirizzo www.noradsanta.org c’è un ricchissimo sito multilingue (anche in un italiano perfetto) con giochi e altri contenuti per aspettare il Natale, nonché un gadget iGoogle per sorvegliare il volo del barbuto vecchietto anche dalla propria pagina personalizzata sul popolare motore di ricerca (che è uno degli sponsor dell’iniziativa, quest’anno, e che ha messo a disposizione anche Google Earth).

Buon Natale, dunque, e a chi dubita dell’esistenza del buon Babbo e delle sue renne volanti, raccomandiamo di tenere d’occhio il sito del NORAD, stanotte… :)

Immagini tratte da http://www.noradsanta.org/.