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Wargames 2: non rovinate un cult

Salve, Professor Falken“: la voce robotica che per molti è un mito forse vi dice già tutto; WarGames è un cult degli anni ’80, incarna un momento storico, la leggenda del giovane hacker che entra nel grande calcolatore militare, nel momento in cui la guerra fredda sta raggiungendo il suo apice, con i due blocchi contrapposti che si confrontano in termini di missili puntati l’uno contro l’altro (e che ignorano che nel giro di poco più di un lustro la stessa logica dei due blocchi, per non parlare dell’Unione Sovietica, diventeranno rapidamente un ricordo).
Ovviamente il ragazzo vince e dimostra che forse una “guerra termonucleare globale” non è l’opzione migliore: “Strange game. The only winning move is not to play“, conclude il computer Joshua dopo essersi reso conto che nessuna delle opzioni disponibili porterà a una vittoria di uno dei contendenti in un conflitto globale USA-URSS.

WarGames (1983) - Immagine tratta da http://en.wikipedia.org/wiki/Image:Wargames.jpg

Ma se parliamo ventiquattro anni dopo di WarGames, non è solo per nostalgia: diversi mesi fa è passata quasi inosservata una notizia da casa MGM: la major del cinema si appresta a realizzare una serie di produzioni non ad alto budget per sfruttare nel mercato home video un po’ di idee di cui si ritrova i diritti, da serial televisivi come Dead Like Me (di cui verrà realizzato un film) a Stargate (ben due i titoli previsti legati all’universo di questa saga fantascientifica), passando per vari altri titoli di cui sono previsti seguiti o remake da far uscire solo in DVD.
In questo guazzabuglio di cose a dire il vero per lo più non proprio entusiasmanti o originalissime, è stato infilato un “WarGames 2: The Dead Code“, ufficialmente “in preproduzione” dal 2006 e forse in uscita nel corso del 2008. Al posto del cervellone del NORAD (ente che peraltro nel 2008 compirà cinquant’anni…) c’è uno spyware governativo, una simulazione di attacchi terroristici, e un ragazzo che viene scambiato per terrorista per aver “giocato” con il computer.
La voglia di dare un seguito a una storia di successo e magari di riproporre in maniera aggiornata trama ed effetti speciali è comprensibile, come pure la curiosità di molti fan.
Se per il ventilato “Tron 2” Disney sembra aver messo in campo uomini e risorse finanziarie, qui però il rischio di tirar fuori solo un brutto remake da gettare nel dimenticatoio appare concreto.
Forse, per evitare di rovinare un mito, “The only winning move is not to play”… ;)

Immagine tratta da http://en.wikipedia.org/wiki/Image:Wargames.jpg.

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Zong.com: servizi su cellulare per tutti (o quasi)

logo Zong.com - Immagine tratta da http://www.zong.com

Creare servizi per telefoni cellulari – vendita di suonerie o filmati, accessi a community, informazioni via SMS, dating online, applicazioni legate a tv e radio – in pochi minuti ed essere in grado di distribuirli/venderli generando profitti: questo promette di fare Zong.com, un servizio più unico che raro che opera in dieci paesi europei ed è in pratica una piattaforma messa su da Echovox, un provider di servizi che opera dal 2000 ed ha rapporti con una cinquantina di operatori di telefonia mobile del vecchio continente.
Ovviamente occorre essere sviluppatori, seguire le specifiche dell’”Open API” oppure scegliere una delle applicazioni già pronte; Zong.com gestisce le transazioni via cellulare, versa una commissione al provider di telefonia e trattiene una piccola parte per sé, e infine paga il resto a chi ha messo su il servizio.
Tra i paesi serviti al momento: Germania, Francia, Spagna, Gran Bretagna, Svezia; manca l’Italia, mentre sono in arrivo gli Stati Uniti.

Immagine tratta da http://www.zong.com.

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Hillary vs. Obama, battaglia all’ultimo sito?

Secondo ABC News, Hillary Clinton si appresterebbe a usare mezzi un po’ più “sporchi” a supporto della propria campagna per le presidenziali USA 2008: in particolare, un paio di indirizzi internet sarebbero stati registrati al solo scopo di screditare il principale avversario, mettendo in luce alcune presunte pecche di Barack Obama.

In particolare all’indirizzo Votingpresent.com (o Votingpresent.org) sarebbe in fase di allestimento una pagina per illustrare come nella propria carriera Obama abbia omesso di prendere posizione su temi importanti votando “Present” – che equivale ad un’astensione.
ABC parla di “domain associati allo stesso indirizzo IP dei siti web ufficiali della Clinton, come TheHillaryIKnow.com“.

Senza scomodare l’indirizzo IP, ci sembra abbastanza eloquente quello che un semplice WHOIS effettuato sul sito di Network Solutions ci ha rivelato:

Registrant:
Hillary Clinton for President
4420 North Fairfax Drive
Arlington, VA 22203
US

Stesso dati per il contatto amministrativo, con in più (a scanso di equivoci) numeri di telefono e fax e l’indirizzo e-mail info@hillaryclinton.com.

C’è da dire però che al momento agli indirizzi di cui sopra c’è una pagina bianca e il messaggio “Bad Request (Invalid Hostname)”.
La registrazione risulta effettuata il 4 dicembre; stessi dati per entrambi i domain, .com e .org; occorrerà attendere per capire se i contenuti ventilati da ABC appariranno per davvero o se dopo questa piccola “fuga di notizie” gli strateghi della campagna di Hillary decideranno di abbandonare questo strumento…

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Le Internet star (italiane) del 2007

Ogni fine anno, la stampa italiana si ritrova a commentare le classifiche delle grandi testate americane inglesi sui personaggi/prodotti/vaporware e via dicendo dell’anno.

Un genere giornalistico di lunga tradizione negli Usa e che spesso produce un’eco globale (si pensi al “personaggio dell’anno” di Time, quest’anno Vladimir Putin, l’anno scorso il famoso “You“; o alle 25 Web Celeb di Forbes).

Quest’anno VisionPost ha provato a replicare il gioco anche in Italia, chiedendo a una giuria di esperti di indicare le star del web italiano.

La medaglia d’oro se la sono aggiudicata:

  • Franco Carlini
  • Luca De Biase
  • Beppe Grillo
  • Massimo Mantellini
  • Paolo Valdemarin

Qui invece un file pdf con i risultati parziali.

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Marchi e libertà digitali

plays for sureÈ ormai ufficiale l’archiviazione del marchio “Plays For Sure”, che verrà riproposto sotto la forma di un più blando e generico “Certified for Windows Vista”.

Lanciato originariamente nel 2004 il marchio non ha attecchito più di tanto ed ha fallito in quello che era il suo obiettivo principale: contrastare con la forza di uno standard comune a gran parte dei produttori di lettori il predominio dell’accoppiata iPod/iTunes di Apple. Responsabile in buona parte dell’insuccesso è stata l’azienda stessa di Gates che un anno fa ha deciso di scendere in campo direttamente con il suo Zune, un dispositivo con cui fa concorrenza ai suoi alleati di “Plays For Sure” e che, particolare non trascurabile, non aderisce al suo stesso standard.

unlockedDiametralmente opposta a Microsoft (e a Apple) è l’iniziativa “Unlocked”. Ideata e proposta (con tanto di logo) dalla Neuros, produttore di elettronica open (e basata su Linux), il marchio “Unlocked” è a disposizione di organizzazioni (commerciali e non) che offrono contenuti “aperti” e non protetti da DRM. Attecchirà?

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IMVU e i cellulari

Il servizio riguarda gli utenti americani, ne parliamo però perché rappresenta un piccolo cambiamento nel business model che potrebbe significare qualcosa per IMVU, il software di chat 3d a metà tra instant messaging e mondo virtuale.

Da qualche tempo è apparsa una pagina “IMVU Ringtones” che propone un abbonamento mensile agli utenti di alcuni provider di telefonia mobile USA per ottenere un certo numero di crediti mensili, in parte da utilizzare per suonerie (ma anche sfondi e giochi) da scaricare sul cellulare e in parte per fare acquisti su IMVU. Il servizio è realizzato in collaborazione con PlayPhone che già vende per proprio conto qualcosa di simile (ovviamente senza i crediti per il vostro avatar, però).

Viene solo da chiedersi se questo sia un “bonus”, un modo in cui il sito cerca di fornire un servizio aggiuntivo ai propri utenti – alcuni dei quali già usano SMS e cellulare per acquistare crediti IMVU – oppure un cambio di strategia per integrare le entrate e/o cominciare proprio a spostarsi su altre fonti di introiti (quanto saranno realmente redditizi per IMVU Inc. i “traffici” di crediti e accessori che avvengono ogni giorno in questo piccolo mondo digitale?).