Facebook carpet

Negli Stati Uniti ne stanno parlando un po’ tutti oggi (qui i blog/siti aggregati da TechMeme). Facebook ha bloccato l’account del famoso blogger americano Robert Scoble, dopo che questi aveva provato ad esportare i suoi 5000 contatti su Plaxo, meta-servizio pensato per aggregare i dati presenti su più social network e servizi 2.0.

Il tutto attraverso uno script automatico messo a disposizione da Plaxo che ha subito insospettito i robot di Facebook.
Scoble protesta e con lui molti blogger hanno colto l’occasione per alzare la voce a favore della portabilità dei dati e contro i walled garden sempre più alti che i siti di social network stanno alzando (e tra questi c’è sicuramente Facebook) pur di intrappolare al loro interno gli iscritti.

Giustamente Scoble chiede: se posso importare tutti i miei contatti da Gmail, perché poi non posso anche esportarli da Facebook verso altri servizi? In fondo i contatti sono una mia proprietà, non di Facebook.

Eppure, sottolinea Nick Carr, questo è solo un lato della medaglia. Non è tutto bianco e nero come Scoble vuole far credere.

In realtà, la sospensione dell’account (che è avvenuta automaticamente dopo che i robot di Facebook hanno notato un improvviso eccesso di richieste) è stata una misura cautelare per impedire potenziali abusi operati da script terzi (e quindi per difendere la privacy dei propri iscritti).

Scoble aveva buone intenzioni, spiega Carr, ma “gli altri che useranno questi scraping script avranno buone intenzioni? La risposta è: No”.

La battaglia per la portabilità dei dati personali è sacrosanta e deve essere combattuta fino in fondo. A patto però che, parallelamente, vengano anche offerti strumenti (e garanzie) sul fronte della sicurezza e della protezione dei dati personali… Ecco perché concordo a pieno con le conclusioni di Carr:

L’affaire Scoble ci dimostra come la questione per la portabilità dei dati non è una questione semplice, ma complicata. Il data scraping può rendere le nostre vite più semplici, ma può anche procurarci qualche rischio.

P.S. Dopo tutto il clamore scoppiato nella blogosfera statunitense, Facebook ha riattivato l’account di Scoble. Spiegando appunto che si tratta di un’operazione automatica e preventiva per evitare attacchi di spammer, instabilità del sistema, etc. Scoble, dal canto suo, si è impegnato a non utilizzare più lo script in questione.


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