Dopo il successo della “coda lunga“, Chris Anderson si cimenta in una nuova impresa: raccontare l’emergere della cultura del free in rete e, più in generale, in molti settori del business.

Sua la storia di copertina dell’ultimo Wired “Free! Why $0.00 is the future of business“, in cui Anderson offre (gratuitamente) un’anteprima del suo prossimo libro e spiega perché in futuro sempre più Cd e viaggi d’aereo saranno gratuiti. E come, sembra un paradosso ma non lo è affatto, si possa fare soldi intorno all’economia del free. Con la pubblicità, ovviamente, ma non solo.

Quasi in contemporanea, Kevin Kelly (altra mente di Wired) spiega sul suo blog (qui la traduzione in italiano) che l’economia del gratis farà proliferare una nuova economia. Non pagheremo i prodotti, ma i servizi e i valori-aggiunti: “Internet è una fotocopiatrice” dice Kelly, ma “quello che non si può copiare diventa raro e prezioso“.

E indica otto categorie di valori che non possiamo copiare e che saremo disposti a pagare, anche a caro prezzo:

  1. immediatezza
  2. personalizzazione
  3. interpretazione
  4. autentiticità
  5. accessibilità
  6. corporeità
  7. mecenatismo
  8. reperibilità.

Pù che condivisibile la conclusione del suo ragionamento:

Le otto qualità generative richiedono una nuova consapevolezza: che l’abbondanza alimenta la condivisione, la generosità è un modello di business e oggi è fondamentale coltivare e far crescere tutto ciò che non si può replicare con un clic. Il denaro, nell’economia della rete, non segue la strada della copia. Segue la strada dell’attenzione e l’attenzione ha i suoi circuiti.


5 Commenti

Di: luigi gavazzi in 27 Febbraio 2008

Ho cominciato ieri a leggere l’articolo di Anderson: molto condivisibile.
Ma ora non è questo il punto: mi colpisce la strada che ancora una volta – dopo the long tail – ha scelto per promuovere ed elaborare un’idea che porterà a un altro libro di successo: articolo su _Wired_, copertura e raccolta di indicazioni sul suo blog, interviste. Al momento dell’uscita sarà un altro evento, anche se tutti gli interessati sapranno già quel che lui ha scritto.
Anderson è bravo e furbo ;)

qui l’intervista, per esempio, di Ad Age:
http://adage.com/mediaworks/article?article_id=125317

Di: luigi gavazzi in 27 Febbraio 2008

dimenticavo: un contrappunto interessante alla freeconomics di Anderson arriva da read/write web:
http://www.readwriteweb.com/archives/beware_of_freeconomics.php

Di: nicola bruno in 27 Febbraio 2008

1) ottimo spunto quello di read/write web. il lato oscuro della freeconomics sono i mercati monopolistici e i modelli di monetizzazione indiretti, spesso piuttosto ambigui. così come il lato oscuro della long tail è il consolidarsi di una “testa corta”: solo le big company (amazon, itunes, google) possono massimizzare i benefici della coda lunga. Per una piccola e sconosciuta start-up è molto più dura. Come è più dura per una band sconosciuta replicare l’operazione In Rainbow dei Radiohead.

2) si, anderson è molto furbo e ha capito bene come trasformare un’idea in un mega-evento. e nel frattempo influenza anche il mercato: ora aspettiamoci flotte di servizi e dischi gratuiti…

Di: Nicola D'Agostino in 27 Febbraio 2008

Nell’intervento di Read/Write ho trovato interessante la chiosa che recita:

The downside of freeconomics is [...] little incentive to innovate.

che se non vado errato si applica anche ai modelli open source e free software.

nda

Di: Gratis! Il futuro dell’economia? « WORK IN PROGRESS in 12 Marzo 2008

[...] oltre al merito della questione del cosiddetto modello di business del free (e di come fare soldi con altro…) è anche il [...]

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