Dopo il controverso PayPerPost e gli altri servizi per la pubblicazione di post pubblicitari a pagamento, ora è la volta del PayPerTweet, per la monetizzazione su Twitter.
Molti sostenitori dell’Internet indipendente, pura&dura, ora si scandalizzeranno per questa nuova invasione di campo di un marketing che gioca sempre più alla guerilla e al virale pur di bucare il muro dell’affollato mercato dell’attenzione.
Ma forse, conviene farsene una ragione: il buzz-marketing è una realtà con cui saremo costretti a convivere. Il punto, semmai, è pretendere che ci sia una chiara separazione tra contenuto e contesto. E cioè essere opportunamente avvisati quando un post o un tweet è sponsorizzato o meno.
Per ora PayPerTweet non richiede alcuna “disclosure” agli iscritti, ma, per giocare in anticipo sulle polemiche che pioveranno sul servizio, dice anche: “we might change this later“.






