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La crescita dei contenuti generati “sugli” utenti

Più che un ambiente per i contenuti generati dagli utenti, il web sociale sta diventando un gigantesco spazio incontrollato di contenuti generati sugli utenti. Nella maggior parte dei casi a loro insaputa, nonostante le policy per la privacy sventolate da un po’ tutte le grandi compagnie.

Ne parlavamo qualche settimana fa a proposito della ricerca Comscore sugli spioni del web.

Ora, via SmartMobs, leggo di questo nuovo report di IDC, secondo cui

Per la prima volta l’ombra digitale (l’ammontare di informazioni generate sugli utenti) sta superando il numero di contenuti generati dal basso.
L’universo digitale sta diventando sempre più grande in seguito all’esplosione di videocamere digitali, tv, videosorveglianza e network sociali.

Secondo le proiezioni IDC, nel 2007  questo universo digitale occupa ben 281 exabyte, ma il tasso di crescita dei prossimi anni è esponenziale: nel 2011 raggiungerà quota 1800 exabyte.

Che dire, la questione dei dati personali tracciati in rete è destinata a diventare centrale nel dibattito politico. Nel frattempo, tra grandi compagnie assetate di profili personali e la “minaccia” della sorveglianza dal basso, faremmo bene ad iniziare a ridefinire i nostri concetti di privacy ed identità.

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AmieStreet e la squillo in formato mp3…

logo AmieStreet.com - Immagine tratta da http://www.amiestreet.com

Ashley Alexandra Dupré ha due brani pubblicati su AmieStreet.com: “What we want” e “Move ya body”. Gradevoli, ma niente di particolarmente originale: catalogabili nella marea di “R&B” discretamente prodotto e più meno anonimo che circola in USA; potrebbero essere firmati da Tila Tequila o da chiunque altro.
Sulla pagina non c’é scritto altro: arriva da New York e i pezzi costano attualmente 98 centesimi di dollaro l’uno, quindi hanno ricevuto un qualche tipo di sostegno dal pubblico del sito (che decide sul prezzo finale dei brani).

Ashley Alexandra Dupré - Immagine tratta da http://amiestreet.com/band-picture/Ashley-Alexandra-Dupre_115291_full.jpg

Senonché, la Dupré è una prostituta; anzi, per la precisione: la squillo del caso Eliot Spitzer, l’ex Governatore dello Stato di New York costretto a dimettersi (!).
Il suo MySpace è stato rimosso, quindi Ashley e la sua musica si trovano ora solo su AmieStreet, che ha avuto il coraggio anche di pubblicare un comunicato stampa vagamente sconcertante per segnalare questa “esclusiva” di dubbio gusto…

Immagini tratte da www.amiestreet.com.

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Spam portoricano

nic.pr - Immagine tratta da http://www.nic.pr

Il 25 marzo 2008 sarà probabilmente ricordato con orrore dagli utenti di nic.pr, il Registrar dei nomi di dominio dell’isola di Porto Rico, e dai suoi amministratori.
Non si sa se per un errore di questi ultimi o per l’attacco di qualche malintenzionato, praticamente tutti coloro che sono intestatari di un dominio .pr (che essendo piuttosto economico non sono pochi e non sono certo solo portoricani!) più altri indirizzi e-mail si sono ritrovati su una mailing list probabilmente adibita a veicolo di spam (o secondo altri creata dagli amministratori come distribution list per inviare messaggi di servizio, ma erroneamente lasciata “aperta” ai post del pubblico).
Fatto sta che nella serata di ieri, nel giro di qualche ora decine di messaggi affollavano le caselle, perché in questi casi l’utente medio fa tutto tranne che tacere: dalle ovvie proteste stile “toglietemi da questa lista, non voglio ricevere più messaggi di questo tipo” a scarni ma inutili “unsubscribe” si è rapidamente passati anche a messaggi di gente divertita dall’accaduto, che rideva alle spalle dei gestori del Top Level Domain oppure che prendeva in giro gli altri utenti disperati; fino al gruppo di persone che, trovatesi loro malgrado in questa improvvisata mailing list, cominciavano a fare spam essi stessi pubblicando indirizzi e promuovendo attività oppure facevano piacevolmente conversazione (!) presentandosi agli altri e chiedendo a tutti di fare lo stesso.
Per fortuna, questa follia – di cui chi scrive è stato diretto testimone – iniziata poco dopo le 20:30 con un messaggio partito da “Technical Support” (tech@nic.pr) e diretto al fantomatico indirizzo mailer@nic.pr, si è spenta intorno alla mezzanotte, quando i messaggi all’indirizzo della lista hanno iniziato a rimbalzare e (presumibilmente) qualcuno deve aver preso provvedimenti…

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L’ascesa di Nollywood

Che in India ci sia la seconda industria cinematografica al mondo dopo Hollywood è cosa nota; che al terzo posto invece si sia inserito un outsider di provenienza africana è per molti una vera sorpresa.
Qualcuno si è già affrettato a coniare un nomignolo non originalissimo: Nollywood; e la “N” sta per Nigeria.
In realtà, questa ascesa non è stata rapidissima e l’industria cinematografica è sorta nel giro di poco più di un decennio, anche se è degli ultimi anni il “boom”.
Fioriscono siti web e soprattutto produzioni a costi bassissimi: già, perché in Africa mancavano i soldi per finanziare la produzione, i mezzi fisici – le attrezzature – per girare i film, gli attori professionisti e persino i cinema dove proiettare e il pubblico pagante.
E allora, che fare? Come in quei paesi dove la telefonia fissa non è mai arrivata alle masse, ma il telefono cellulare ha trovato invece terreno fertile proprio perché non c’era una precedente tecnologia dominante, in questo campo l’avvento delle telecamere digitali (inizialmente si usava l’analogico Betacam SP) e la possibilità di uscire direttamente su VCD e DVD a bassissimo costo hanno creato un’industria praticamente dal nulla.
Dischi venduti – legalmente – per l’equivalente di pochissimi dollari diventano accessibili se non a tutti comunque a moltissimi, e passano facilmente i confini del paese d’origine per moltiplicarsi in migliaia – talvolta milioni – di copie vendute in diversi paesi del continente nero.
Un documentario del 2007 realizzato da Robert Caputo, Franco Sacchi (che ne è il regista) e Aimee Corrigan, This is Nollywood, documenta la nascita della scena cinematografica nigeriana, oggi un’industria del valore di 250 milioni di dollari, seguendo il regista Bond Emeruwa mentre produce un film nello spazio di soli nove giorni.
I film arrivano anche in città come Londra, grazie alle folte comunità di immigrati; qui acquistano migliaia di nuovi fan, ma spesso non generano altrettanto denaro: Nollywood è già vittima della pirateria, fisica e online, o di distributori disonesti. Per combattere questo aspetto sono state formate associazioni di categoria e sono all’opera anche “Nigerian Copyright Commission” e il “Nigerian Cybercrime Working Group”.
A parte questi risvolti poco piacevoli, resta un pensiero: a salvare l’Africa, dopotutto, almeno in parte potrebbero non essere gli aiuti economici di vario tipo – spesso poco coordinati o finiti nelle mani sbagliate – dei ricchi paesi occidentali, o la famigerata cancellazione del debito; potrebbero essere invece tecnologie a basso costo, buone idee e tanta voglia di riscatto. Chissà.

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Violati i dati personali dei candidati USA…

…ma gli hacker c’entrano davvero poco.
C’entrano invece dei “contractor” disonesti o quantomeno troppo curiosi che, contravvenendo a quanto prescritto, hanno pensato bene di ficcare il naso nei “passport file” di Barack Obama, Hillary Clinton e John McCain.
Questi file contengono scansioni dei passaporti ma anche le richieste per ottenere tale documento; per cui si possono rilevare data di nascita, cittadinanza, rinnovi del documento e in generale una serie di dati non esattamente pubblici.
Non ha fatto in tempo Condoleeza Rice a scusarsi con Obama, che sono venuti fuori anche gli altri due nomi di candidati alla presidenza degli Stati Uniti.
La notizia, confermata dal Dipartimento di Stato USA, al servizio del quale lavoravano gli esterni “ficcanaso”, è stata subito rilanciata da CNN ed altri.
Il lato positivo è che il sistema di sicurezza ha funzionato, segnalando gli accessi non autorizzati e consentendo di risalire agli autori degli stessi, due dei quali ora licenziati mentre al terzo sono state inflitte sanzioni disciplinari.

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Un web veramente globale

E’ di questi giorni l’annunciato sorpasso della Cina sugli Stati Uniti in quanto a numero di utenti online. Dopo anni di profondo digital-divide, il world wide web inizia ad espandersi anche nei paesi in via di sviluppo.

Qui una gran bella animazione di Antonio Scarponi che riproduce la diffusione di Internet (e la relativa penetrazione globale) dal 1993 al 2015, quando India, Cina e Africa saranno le zone più affollate di utenti.

Via Ecrans