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iPad: attenzione a non mettere in crisi l’App Store

La foga di provare nuovi applicativi e l’enorme reattività dell’iPad possono trarre in inganno e causare qualche imprevisto. Uno di questi si verifica quando si avviano troppi download di app dall’App Store.

Il risultato è di lasciare un’icona (e il relativo) programma in una sorta di limbo, come nel caso di JamPad nell’immagine qui sotto.

iPad - un software non installato

Il bug affligge anche l’App Store su iPhone e iPod touch e non capita se si installa un’app alla volta, aspettando cioé che la procedura termini prima di ripeterla.
Se però non si attende l’installazione e si rientra nell’App Store e avviano altri download, accumulandone diversi il sistema operativo di Apple blocca tutta l’installazione.

Per risolvere il problema bisogna riavviare il dispositivo: al ritorno al dashboard ricomincerà il download di quasi tutti i programmi in coda. Poi bisogna rimuovere quanto non installato e riscaricarlo dall’App Store. Nonostante le proteste l’installazione andrà a buon fine e l’app comparirà nel dashboard, perfettamente utilizzabile.

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iTunes Store per tutti: cosa cambia

E’ caduto un altro muro. Uno grosso. Forse l’ultimo: perlomeno per l’industria discografica tradizionale.

La notizia è di ieri: alla chetichella, Apple iTunes si apre al mondo.
Già, perché fino a ieri per entrare direttamente nello Store che da solo fa l’85% del mercato della musica digitale (e ormai una buona fetta del mercato discografico globale) bisognava essere una major o appoggiarsi a uno dei vari aggregatori, più o meno validi (CD Baby, IODA, Tunecore, ecc.); oppure essere stati tra i pochi altri fortunati “invitati” direttamente da Cupertino a fornire contenuti quando il servizio fu lanciato.

Adesso, con un link diffuso via web, anche se con la scusa dei libri elettronici, almeno in teoria si concede a chiunque la possibilità perlomeno di fare domanda per entrare direttamente nello Store anche con musica, video e altro materiale.

La cosa è rivoluzionaria, in particolare potrebbe esserlo per la diffusione dei videoclip musicali di etichette ed artisti indipendenti.
Questa categoria finora ha potuto contare su soluzioni dispendiose o su distribuzioni gratuite che comunque la penalizzavano rispetto ad artisti major.

In altre parole, Tunecore fornisce Apple, ma chiede un sostanzioso costo per inviare il file video e costi annuali per un hosting che di fatto è inutile, visto che non sono in piedi collaborazioni con altri negozi e che una volta inviato ad Apple il file resta inutilizzato sul server Tunecore; potrebbe persino essere tranquillamente cancellato, datosi che all’aggregatore resta solo di ripartire le eventuali royalty ricavate dalla distribuzione).
L’unica alternativa a queste soluzioni era distribuire gratis il proprio materiale, per esempio tramite Blip.tv, che è una sorta di aggregatore video; una volta creato un canale con alcuni videoclip in quel contesto, automaticamente se ne può fare un podcast per iTunes. Ma non si stanno vendendo i file come invece possono fare le major.
Persino un’artista (?) “pompata” dal web 2.0 come la famigerata Tila Tequila, stella – ormai un po’ offuscata – di MySpace, quando sbarcò in iTunes riuscì a finire in testa alla classifica dei videoclip più scaricati. Ma solo perché il video veniva regalato agli acquirenti (non moltissimi, peraltro) del brano musicale distribuito come singolo digitale.

Insomma, il contenuto videomusicale indipendente finora è stato etichettato quasi “di serie B” rispetto a quello dei grandi nomi, cosa che normalmente non avviene nel mondo dell’mp3.

La porta è aperta (chi scrive, a titolo di test, ha già fatto domanda e sì, gli italiani almeno in teoria dovrebbero essere ammessi come tutti gli altri).

Chi scrive solo pochi giorni fa leggeva via e-mail le parole di un discografico indipendente che si lamentava “abbiamo perso la battaglia sul digitale”. Questa è davvero l’ultima chance.
Chi non entra adesso (o non ci prova nemmeno, o non si rivolge a un aggregatore in mancanza di accettazione diretta) non avrà più scuse: si sta condannando al suicidio editoriale e a doversi cercare un futuro in qualche altro campo lavorativo.

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Prova MacBook maggio 2010: design e ergonomia

100522_0154.JPGÈ molto difficile distinguere il nuovo MacBook da quello dello scorso ottobre.

Apple vende il portatile nella stessa confezione (etichetta a parte), con la stessa dotazione (ridotta) di accessori (cavi di alimentazione, dischi e breve manuale).

Il MacBook ha lo stesso aspetto esterno del precedente, con una scocca unica “Unibody” declinata in policarbonato bianco e la stessa tastiera bianca piatta. Anche l’ampio trackpad in vetro e lo schermo retroilluminato a LED sono uguali e lo stesso vale per la serie di prese e porte di input/output disposte come in passato sul lato sinistro.

100522_0177.JPGQuesto non è necessariamente un male, anzi. Il design lanciato nel 2009 è elegante e resistente e i nuovi acquirenti possono godere del buon livello di ergonomia evidenziato nella scorsa recensione.

Su tutti vale la pena sottolineare una caratteristica, assente sui Pro che rende questi MacBook perfetti per l’uso “on the road”. Il fondo è fatto di un materiale diverso dal resto del case. Non c’è bisogno di reggere o trattenere preoccupati con una mano il portatile, cosa che purtroppo è una consuetudine sugli scivolosi modelli fatti di alluminio. Il MacBook non scivola e anche se appoggiato sulle gambe, con forti pendenze o vibrazioni, rimane stabile e ben fermo.

100522_0185.JPGProseguendo le differenze con i modelli Pro bisogna dire che anche il monitor lucido, sul MacBook appare un po’ meno fastidioso, probabilmente perché non è coperto interamente da una lastra di vetro.

Migliorabile invece la finitura superiore degli angoli attorno alla tastiera. Il bordo non è smussato ma piatto e in alcune posizioni graffia o comunque dà fastidio ai polsi o alla parte di braccia che vi si poggia sopra.

In quanto a prese e porte Apple continua nella sua cattiva tradizione di porle vicine, troppo vicine tra di loro. Questa scelta rende talvolta problematico l’attacco di alcune periferiche USB e costringe a fare attenzione al verso in cui si inserisce l’ormai diffuso attacco MagSafe a “L” che può coprire la porta Ethernet e anche quella video.


Nota: questo articolo fa parte della prova del nuovo MacBook 13″ bianco rilasciato nel maggio 2010 e gentilmente fornito da Apple Italia. Potete seguirne la pubblicazione sul blog di Mytech tramite il tag pmbb0510 mentre foto, schermate, impressioni ed altri dati sono inviati in tempo reale su Twitter, Friendfeed e Flickr.

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Chrome: come provare le Installable Web Apps

È già possibile provare a “installare” le Applicazioni Web nei browser Chrome e Chromium di Google.

  1. Bisogna scaricare una build recente di Chromium oppure aggiornare all’ultima versione Chrome canale sviluppatori (dev) per Windows o Macintosh.
  2. Il browser va lanciato apponendo (da shell o nelle proprietà) il flag --enable-apps
  3. bisogna poi reperire qualche versione già pacchettizzata di webapp. Ce ne sono alcune di GMail, GMaps e GCalendar sul gruppo di discussione “Chromium Apps”
  4. Per installare basta fare click sul link al file con estensione .crx e confermare il download
  5. L’icona della Web App installata verrà aggiunta e mostrata nella pagina che compare quando si apre un nuovo tab

Ecco di seguito un filmato esplicativo con l’aggiunta e l’apertura di due “Installable Web App” in Chromium su piattaforma Macintosh:

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Buon compleanno, Pac-Man. Firmato: Google

Sulla homepage di Google c’è un nuovo omaggio: è dedicato Pac-Man, di cui oggi ricorre il trentesimo anniversario.

Google Pac-Man

Questa volta, però, non si tratta di un’immagine o di un’animazione (come con la mela di Newton): Google ha creato una versione perfettamente giocabile del videogame usando JavaScript, HTML e CSS. È stata realizzata da Marcin Wichary e per molti versi è fedele all’originale, bug inclusi.

Per far muovere Pac-Man nel labirinto -che si snoda attorno alle sagome della parola Google- bisogna usare i tasti cursore sulla tastiera ma si può giocare anche da iPhone, caricando la versione non-mobile della home, usando poi le dita per far cambiare direzione alla sfera mangiatrice di pillole.

A differenza degli altri omaggi quello a Pac-Man rimarrà sulla home di Google per due giorni: alcuni dei visitatori avranno così un po’ di tempo per passare tutti e 256 i livelli, fino al crash (proprio come nell’originale), volendo anche in modalità a due.

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Il video WebM è anche su Chromium

Dopo Firefox e Opera anche la “base” open source di Chrome, Chromium, è in grado di riprodurre il nuovo formato video WebM di Google.
Sul server chromium.org sono infatti comparse le primissime versioni compilate, che a partire dalla data 20 maggio, contengono il codice necessario.

Ecco la build 6.0.411.0 (47777) di Chromium per Windows (XP) alle prese con un trailer in WebM senza problemi apparenti:

WebM in Chromium for Windows

Per gli utenti Macintosh la prima versione è la 6.0.411.0 (47778), che è però visibilmente incompleta:

WebM in Chromium for Mac

La riproduzione funziona ma latita tutta la parte (inferiore) dei controlli. Nella striscia nera appare solo il tempo trascorso e il totale e non sono possibili operazioni come mettere in pausa, scegliere un punto da cui cominciare, o variare il volume del filmato.