“La nostra filosofia è quella di fare delle prove. [...] Noi celebriamo i fallimenti. In questa azienda è perfettamente normale provare qualcosa di molto difficile, incassare l’insuccesso, trarne una lezione e applicarla a qualcosa di nuovo.”
È con queste parole che Eric Schmidt, amministratore delegato di Google, ha commentato l’annuncio della chiusura di Google Wave.
Nonostante l’evidente incapacità di fare presa su un ampio pubblico Schmidt ha descritto Wave come un’iniziativa “estremamente intelligente” e ha approfondito la strategia di Google che consisterebbe nel “non promuovere eccessivamente i prodotti” ma nel “renderli pubblici e vedere cosa succede”.
Secondo Schmidt l’insuccesso della prima ondata (wave, in inglese) sarebbe tutto a beneficio della seconda, in questo caso di Buzz, forte dell’integrazione con GMail e di (pare) decine di milioni di utenti.
Non resta che aspettare e vedere se la sorte di Buzz sarà diversa o anche questa “prova” finirà nella lunga lista di fallimenti di Mountain View, insieme a Google SearchWiki, Google Audio Ads, Google Video, le due acquisizioni di Dodgeball e Jaiku, Google Answers e Google Page Creator e a Google Wave, ovviamente.