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Google… Beatbox

Qualche settimana fa si è scoperto che Google Translate può essere usato invece che per la pronuncia di frasi in lingue straniere anche come generatore di suoni percussivi. E Google sembra approvare.

Scegliendo alcune lingue dalla pronuncia adatta (ad esempio il tedesco) e inserendo appropriate sequenze di consonanti la sintesi vocale si produce in mirabili performance di (human) beatboxing.
Come riferisce Engadget Google si è (ovviamente) accorta dell’uso e da qualche ha deciso di strizzare l’occhio a quest’uso improprio del servizio.

German? Beatbox!

Se si imposta sia la lingua di partenza che quella di arrivo in “German” il pulsante in basso per la riproduzione audio si trasforma da “Listen” in “Beatbox”. ;-)

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Firefox vestito a festa per Natale

Gli utenti del browser di Mozilla amanti delle “skin” durante queste feste hanno solo l’imbarazzo della scelta.

Su Rock Your Firefox si segnala infatti la notevole quantità di “Personas” (così si chiamano i temi grafici per Firefox) a tema natalizio con cui addobbare il programma di navigazione: alberelli, regali, pupazzi, paesaggi innevati e altro ancora.

Oltre a quanto proposto nell’articolo gli utenti possono dirigersi su addons.mozilla.org e scartabellare nelle quasi tremila proposte archiviate nella categoria “Holiday”.

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Google Chrome: un video per spiegare l’estensione del sandboxing ai plugin

Man mano che il browser di Google evolve anche le sue protezioni diventano sempre più potenti e versatili.

Il sandboxing isola ciò che succede in ogni tab di Chrome e protegge il resto delle attività da problemi e attacchi.
Di recente questa tecnologia è stata estesa anche ad alcuni plugin, nello specifico a quelli per due tecnologie di Adobe molto diffuse di cui da un po’ Google acclude i plugin (quello di Adobe per Flash e uno sviluppato in casa per i PDF).

Per spiegare questi e altri accorgimenti per la stabilità del programma e la sicurezza degli utenti l’azienda di Mountain View ha creato e messo online un nuovo filmato animato:

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Mac App Store: sviluppatori, affrettatevi!

I programmatori che vogliono essere presenti con le loro offerte all’inaugurazione del negozio di software per Macintosh hanno a disposizione solo due settimane.

Come fa notare Mac Stories Apple accetta submission per il Mac App Store dagli inizi di novembre.
In questi giorni sul sito dedicato agli sviluppatori è però comparso un banner che avvisa della scadenza del 31 dicembre per chi vuole far parte dell’esordio del servizio il 6 gennaio 2011.

Apple è ovviamente interessata a presentarsi con un’offerta il più possibile ricca e valida di programmi ma per anche le software house di contro si tratta di un’occasione preziosa per l’immagine oltre che per le vendite.

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Italiano? Eccoti le estensioni di Chrome, non il Chrome Web Store

Attenzione alla lingua impostata nel browser di Google.

Estensioni di Chrome, non il Chrome Web Store (dettaglio)Se Chrome (o Chromium) è in italiano l’icona che campeggia in ogni nuovo tab (chrome://newtab) non punta al nuovo Chrome Web Store ma al “vecchio” Estensioni di Chrome (dove poi per fortuna c’è un riquadro pubblicitario con link).

Questo succede perché non esiste una localizzazione in italiano del “negozio” per Google Chrome e il link https://chrome.google.com/webstore?hl=it non trovando nulla si dirige sul vecchio archivio di estensioni.

Se invece il browser dell’azienda di Mountain View (o la sua controparte open source) è in inglese il link è https://chrome.google.com/webstore?hl=en-US e funziona perfettamente conducendo l’utente alla risorsa aggiornata in cui oltre a estensioni e temi ci sono anche le webapp.

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Chrome OS: indistruttibile

“Qualsiasi cosa succeda al vostro Netbook Chrome i vostri dati saranno sani e salvi”. È uno dei punti di forza di Chrome OS e dei portatili pensati appositamente per l’utilizzo con il sistema operativo di Google.

Per evidenziare l’assoluta indipendenza dei dati (che sono sempre su Internet, nella “nuvola”) dal PC l’azienda di Mountain View ha dedicato parte di uno dei suoi filmati promozionali a mostrare cosa succederebbe se il computer avesse un incidente:

Il concetto è stato ripreso e ribadito in un secondo video interamente dedicato alla possibilità di proseguire a lavorare (e comunicare) anche se si cambia portatile. O meglio, anche se questo viene irrimediabilmente e totalmente fatto a pezzi.

Protagonista del video è un membro del team di Chrome OS, il designer dell’usabilità Glen Murphy, a cui vengono ogni volta portati, fatti usare per un po’ e poi sottratti dei portatili per distruggerli in maniera molto cruenta.

Anche se a fatica, nei pochi attimi che ogni volta ha a disposizione, Murphy riesce a portare a termine il suo compito: crea un volantino su Google Docs, concorda i dettagli via GTalk con l’interessata e importa e modifica l’immagine da inserire tramite Picnik. Si tratta ovviamente di un’esagerazione a scopi promozionali ma il sogno di Google di offrire a molti di noi un ambiente funzionale e accessibile da qualsiasi postazione connessa a Internet sembra essere diventato realtà.