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Non cliccate quel link… tanto c’è iReader 2.0

Navigazione agli steroidi. Hyper-browsing. Non usano eufemismi quelli di Syntactica, la start-up che ha appena sfornato un nuovo servizio finalizzato a migliorare e velocizzare la nostra attività quotidiana di web surfing. Si tratta di iReader 2.0, ed è un software che restituisce, al passaggio del mouse su un link, l’anteprima del sito corrispondente.

Diversamente da programmi simili come Snap, però, il plug-in di Syntactica non si limita a riprodurre l’immagine approssimativa della pagina web linkata – confinata all’interno della finestrella di pop-up -  ma produce una sorta di elenco puntato di frasi e parole chiave. Un riassunto dei contenuti trattati insomma, in virtù di un’analisi semantica.

Limitarsi a passare il puntatore sul link per carpire la maggior parte di informazioni possibili dall’url che compare in basso è dunque ormai decisamente fuori moda.
Consiglierei il servizio ai navigatori compulsivi, che debbano setacciare il maggior numero di pagine web nel minor tempo possibile. Allergici ai pop-up astenersi.

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Yahoo! e la cassetta dei suggerimenti

Lontani i tempi della scatola dei consigli, dove imbucare rimostranze e osservazioni all’istituzione interessata. Yahoo!, che non perde occasione per professare la propria fede nelle virtù del web 2.0, ha appena inaugurato una riedizione di quella antica e inefficiente formula.

Si tratta del Suggestion Boards, un sito che permette agli utenti di postare i propri suggerimenti per migliorare i singoli servizi forniti dalla internet company (da Answers al neonato Pipes), ma anche di leggere, commentare e votare quelli lasciati dagli altri, con relativa classifica di popolarità. Il sito vuole quindi assolvere a una duplice funzione: informare in tempo reale lo staff di Yahoo delle esigenze degli utenti (con promessa di apportare le dovute modifiche) e consolare le frustrazioni del pubblico dandogli un mezzo di sfogo e, perché no, anche un modo con cui esprimere la propria creatività. Un pizzico di intelligenza collettiva insaporisce sempre i piatti 2.0.

Nel fare tutto ciò Yahoo! si è pesantemente ispirato all’interfaccia di Digg, provocando un po’ di malumori nella community che per prima ha lanciato con successo il meccanismo delle segnalazioni votate dagli utenti.
Ma per chi si è trovato spesso di fronte al muro di gomma della comunicazione corporate, quella di Yahoo! non sembra affatto un’idea malvagia.

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Zlango, il linguaggio universale

zlango

Il mito di una koinè universale, di una lingua pre-babelica è stato inseguito da molti attori nel corso della storia. L’ultimo in ordine di tempo è una start-up israeliana che sta provando a creare l’esperanto degli sms.

Si tratta di Zlango, un servizio di messaggini di simboli, e non più di testo, nato la scorsa estate e che oggi festeggia la raccolta di un finanziamento da 12 milioni di dollari. Attivo finora solo in alcuni Stati (un curioso assortimento per altro: Israele, Polonia e Caraibi), Zlango sostituisce le lettere e le parole con una schiera di icone colorate: un cuore significa amare, un cigno sta per bellissimo e così via. Gli utenti di Zlango (che scaricano un programmino sui loro cellulari Gsm o Cdma) rimpiazzano dunque le frasi dei loro messaggi con questo dizionario iconografico, che per ora conta su circa duecento immagini.

Al di là delle implicazioni, o meglio ancora, delle ambizioni interculturali (il fatto cioè che con questo sistema possano comunicare anche utenti che parlano due idiomi diversi), l’aspetto più interessante è che questo linguaggio non sarà statico, ma verrà arricchito dai contributi degli utenti, che potranno inventare le loro icone: se poi queste diventeranno popolari saranno incluse nell’alfabeto ufficiale, mentre quelle non utilizzate cadranno nell’oblio, proprio come accade in tutti i linguaggi.

In occasione del finanziamento, Zlango ha diffuso un comunicato stampa scritto in “zlanghese”, oltre a un video in cui si riproduce il testo di una canzone dei Beatles utilizzando queste immagini stilizzate.
Idea interessante, anche se alcuni la vedranno come il colpo di grazia alla ricchezza e complessità delle nostre lingue, già duramente provate dallo slang messaggistico.

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Alla faccia del motore di ricerca

La ricerca web sta andando sempre di più verso la specializzazione, la segmentazione e (scusate l’orribile parola) la verticalizzazione. Lo sapevamo. Lungo la frontiera mobile della “ricerca sulla ricerca” stanno i software per il riconoscimento facciale applicati alle foto online.

L’idea – non nuova – verrà tradotta in pratica da Polar Rose, che il prossimo mese lancerà un search engine capace di associare le identità reali delle persone alle loro immagini presenti sul web. Per farlo utilizzerà un programma capace di ricostruire la forma 3D di un viso da una foto e di individuarne la sua caratteristica “firma” (quei tratti salienti che ce la fanno riconoscere come unica e appartenente a un individuo).

Ma oltre alla tecnologia, Polar Rose utilizzerà (così almeno spera) l’intelligenza collettiva, poiché gli utenti potranno inserire informazioni sulle facce conosciute (e riconosciute) online. Una sorta di spionaggio di massa al servizio della social search. Sarà anche per questo che l’idea non piace agli attivisti per le libertà civili e digitali.

Ubriachi di folksonomy e media partecipati finiremo con lo strappare del tutto, e con le nostre stesse mani, quei pochi brandelli di privacy rimasti?

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StumbleVideo, per imbattersi nel meglio delle clip

Che i video stiano dettando la linea dell’innovazione web è un ormai un dato di fatto, confermato da innumerevoli notizie. Tanto che anche un servizio come StumbleUpon ha deciso di buttarsi nella video-mischia. Per chi non lo conoscesse, SU è un simpatico servizio 2.0 che permette di scoprire nuovi siti web, in base alle proprie preferenze (comparate ed elaborate su quelle degli altri). Bene – si sono chiesti i suoi creatori, forti del milione di utenti registrati in 139 Paesi – perché non trasferire il concetto anche nel mare magnum dei video?

Ecco dunque StumbleVideo, che attinge ai materiali della sacra triade (YouTube, Google Video e MySpace), li divide in categorie e li serve agli internauti, presentandoli a seconda delle preferenze precedentemente espresse. Senza dimenticare la possibilità di vedere quali altri utenti hanno apprezzato i video che ci sono piaciuti.

Beh, direi “pollice su”…

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Il Times si socializza

Sua maestà il New York Times apre ai siti di social media. Proprio dopo pochi giorni dalla bordata di Cnet – che metteva in guardia dai rischi di abuso e di truffe nel funzionamento di Digg e soci – una delle istituzioni del giornalismo d’antan si mette in gioco, o quanto meno strizza l’occhio ai siti dove le notizie sono segnalate (e votate) dagli utenti.

Ecco dunque apparire, negli articoli online del Times, il comando “share”, declinabile nelle tre versioni: Digg, Newsvine e Facebook.

Anche il noto quotidiano, alla fine, ha scelto l’interoperabilità…