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Le città più geek degli Usa

Utilizzando 10 parametri di valutazione, i ragazzi di Wired hanno dato la pagella hi-tech alle principali città degli Stati Uniti.

La top ten è spaccata esattamente in due parti, con cinque città che hanno ottenuto un punteggio inferiore ai 25 punti e altrettante con un rating compreso tra 25 e 30, il punteggio massimo attribuibile.  

La migliore è risultata Washington D.C, seguita da San Francisco, Orlando e Austin a pari merito. Fanalino di coda, con una certa sopresa, Los Angeles

 

 

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Un anno di Web 2.0

E’ di qualche giorno fa la rassegna dei fatti più salienti dell’economia del Web 2.0 che si sono avvicendati nel corso del 2006 realizzata da Pete Cashmore per Mashable!.

Si parte da un tiepido gennaio tutto spostato su Yahoo! che acquisisce Webjay e sembra prossimo ad aggiudicarsi anche Digg e si arriva al culmine toccato ai primi di ottobre con l’acquisizione di YouTube, passando per il mese di maggio in cui per la prima volta si fa cenno a Bebo, risultato poi la parola più ricercata sulla maschera di Google.

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Jakob Nielsen, il guru nostalgico

Illuminante nell’era Web 1.0, il l’ex guru del Web design Jakob Nielsen ha perso molto del suo smalto e la sua tradizionale lista di fine anno che contiene i principali errori del Web – tra i link che non cambiano colore dopo essere stati cliccati e la ritrosia a rispondere ai quesiti degli utenti – sembra provenire direttamente dal millennio scorso. Che, evidentemente, Nielsen fatica a lasciarsi alle spalle.

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Il 2006 con gli occhi di Technology Review

Siamo partiti con le previsioni di ZNet sui prossimi trend di Google (e sui termini più cliccati nella sua maschera di ricerca durante il 2006) e poi abbiamo parlato delle prospettive visualizzate nella sfera di cristallo di Gartner.

Alla rassegna su quel che è stato e su quel che è sarà si aggiunge ora anche Technology Review, con la sua personale interpretazione degli elementi che più di tutti hanno saputo affermarsi nell’anno che volge al termine e qualche idea su ciò che accadrà nel 2007. La panoramica completa la trovate qui.

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Newassigment, bravi con riserva

Non è più solo un manifesto dell’avanguardia giornalistica “dal basso”: a Jay Rosen va riconosciuto il merito di essere riuscito a concretizzare quel modello funzionante di giornalismo social che aveva in mente. Impresa tutt’altro che facile, considerati i caratteri così disruptive nel contesto editoriale online.

Tralasciando il fatto che articoli e interviste sono mediamente tutti interessanti, ci sembra che tutto il percorso grassroot di costruzione del contenuto potrebbe essere reso molto ma molto più esplicito: visto che ciò che differenzia newassignment da tutte le altre esperienze di giornalismo 2.0 è proprio il retrobottega, perché dunque non rendere accessibili a tutti i processi che, di volta in volta, si sviluppano al suo interno e partoriscono i pezzi? 
 

 

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Il personaggio dell’anno? Sei tu

“Già, proprio tu. Che controlli l’età dell’informazione. Benvenuti nel tuo mondo”. E’ così che il Time introduce la sua consueta copertina dedicata alla persona dell’anno.
 Fin troppo prevedibile, è stato detto da più parti, che il personaggio venisse pescato quest’anno nell’era digitale, dato il rumore che per tutto il 2006 l’ha insonorizzata.
Meno scontato il fatto che sulla cover del più atteso numero del magazine ci finisse un Pc con il monitor grigio e al suo interno la scritta “You” a tutta pagina: un tu indistinto, generico, da lasciare alla libera identificazione di chi legge.
Certo, potevano fare meglio, i signori grafici di Time, nell’illustrare il concetto del “sei tu” (meglio hanno fatto i web editor dell’online con la carrellata di illustri Web sconosciuti che si avvicendano nel display). Certo, potevano fare meglio anche i redattori del dossier, rimasti un po’ imbrigliati nella retorica dell’articolo di copertina. Certo potevano fare anche molto meglio le teste pensanti del magazine, poiché l’omaggio non brilla di certo quanto a tempestività. 

Ma in questa circostanza, forse vale la pena di fare qualche pulce in meno e soffermarsi su un riconoscimento sacrosanto per chi ha saputo cambiare davvero la Rete, trasformando la sua staticità in una dinamica conversazione