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Microsoft Bing sarà il motore di ricerca di Yahoo (e poi il resto)

Ancora devo capire che senso abbia – senso economico e per la ricerca sul Web – l’accordo fra Microsoft e Yahoo. La cosa che per ora ci riguarda di più, come utenti, è il fatto che Bing sarà anche il motore di ricerca di Yahoo.

Per ora, leggiamo il comunicato stampa ufficiale e quel che si dice in rete (pochino di sostanziale per ora nei commenti):

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Storytelling, la narrazione come tecnica di manipolazione

Fazi ha finalmente pubblicato in italiano Storytelling, la fabbrica delle storie di Christian Salmon (18 euro).
Poi provo a dire cosa c’entra con questo blog: prima provo a dire perché è interessante (anche se magari lo ri-farò meglio quando avrò finito di leggerlo).

Il fatto è che Salmon in questo libro uscito in Francia nel 2007 (Storytelling. La machine à fabriquer des histoires) ha messo insieme, organizzato e collegato ad alcune idee forti, alcune delle cose che in molti hanno intuito ascoltando le presentazioni delle donne e uomini del marketing delle aziende (specialmente di quelle hi-tech, per quanto mi riguarda) in questi ultimi (diciamo setto o otto) anni:

a) tutti si sono invaghiti della parola “storia”: anzi, tutto è una “storia”. Il lancio di un prodotto, il successo di un altro prodotto; il servizio che offre l’azienda; il modo in cui tratta i propri dipendenti e i propri clienti…

b) c’è qualcosa di inquietante in questo uso della narrazione, qualcosa che assomiglia alla manipolazione, al condizionamento, alla voglia di persuasione; al tentativo di “orientare i flussi di emozioni”. Insomma puzza di ideologia.

Dunque sia benedetta la pubblicazione in italiano del libro di Salmon, che prova a metterci in guardia dal racconto (che tanto amiamo, accidenti!. Almeno nella forma che Barthes ci ha spiegato essere “come la vita”) come “strumento di controllo”.
Non solo nel mondo delle imprese, ovviamente, ma anche in quello della politica, delle istituzioni transazionali (alla Banca Mondiale hanno elaborato la prima esperienza di storytelling management).

I primi quattro capitoli son quelli dove più evidente è il legame fra lo storytelling e la manipolazione economica: dedicati al marketing; allo storytelling management e all’uso dell’”ego emotivo” nel rapporto con consumatori e dipendenti; alla mobilitazione per adattarsi alla nuova forma di “organizzazione del lavoro, mutevole, decentralizzata e nomade”.

Allora, che c’entra il libro di Salmon con questo blog? Dunque, Salmon sostiene che l’avvento dello storytelling come arma di persuasione non sarebbe stato possibile senza “la propagazione incessante di enunciati e discorsi” in rete, non solo sui siti Web istituzionali ma anche e soprattutto sulla stampa e sui blog e le webzine.

E poi, il Pentagono e Hollywood stanno collaborando, soprattutto attraverso l’Institute for Creative Technologies alla realizzazione di videogiochi per l’arruolamento e l’addestramento dei militari: una delle forme del digital storytelling, che tanta parte ha nell’affermarsi di questa forma efficacissima di propaganda.

Storytelling, la fabbrica delle storie è una vera ragnatela di collegamenti grazie alle note nei vari capitoli e alla bibliografia (e per il valore di un saggio questa ragnatela è un aspetto decisivo). Ci ritorniamo su questo libro, magari seguendo i fili della ragnatela.

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PageRank altro che Page views

Steve Rubel su Micropersuasion, sostiene che il più importante dato cui far riferimento per valutare un sito (o più precisamente la capacità di influenza che ha un sito) sia il PageRank di Google: quindi, non solo sarebbero numeri vuoti quelli delle page views e degli unique visitor, ma anche quelli alternativi che via via son stati indicati: per esempio, il “tempo passato sul sito“, che Nielsen/NetRatings aveva eletto l’anno scorso a criterio.

Steve Rubel mi sembra spesso convincente nelle sue analisi. Quindi anche questa volta seguo il suo ragionamento: a) il Page Rank non favorisce le scorciatoie, è necessario avere buoni contenuti per avere un buon PageRank, contenuti buoni premiati dai link degli altri siti.
b) il PageRank consente di esercitare una vera influenza sugli utenti, visto che è un’inluenza che si esercita al massimo livello di interazione: Google.
c) PageRank è democratico e universale: tiene conto dell’intero ecosistema Web. Insomma un buon PageRank indica che il sito non è solo apprezzato in un circolo autoreferenziale (anche se su questo non sono così certo…).

Insomma, mi sembra un punto di vista interessante…

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Nuova home page (in beta) per Yahoo news

Yahoo News sta sperimentando una nuova home page: per vederla basta andare su http://news.yahoo.com/ e seguire il link nella fascia in alto, Try the new Yahoo News.
Decisamente più bella e di maggior respiro rispetto all’attuale, è ricca di foto e video. Curiosa inoltre la scelta di assecondare i frettolosi: per chi arriva dagli aggregatori (Digg e Yahoo Buzz) ci saranno solo alcuni paragrafi dell’articolo (ovviamente con la possibilità poi di leggerselo tutto). Per il lettore che passa direttamente da Yahoo news invece la storia sarà subito visibile tutta.
Gli ultimi dati di traffico per Yahoo news parlano di 44 milioni di unique visitor al mese.

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Lettering e codice dentro Mytech

Antonio Cavedoni (Bunker), che con i ragazzi di Linkit ha sviluppato il nuovo Mytech, ci  sta raccontando sul blog di Bunker un po’ di quel che è avvenuto nel suo laboratorio, durante la creazione. Si comincia con lo studio del logotipo.
A proposito, un pezzettino delle soluzioni adottate sul nuovo Mytech (Django Google Search) è stato rilasciato in open source.

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Un nuvolone fitto fitto di tag

Son bastati pochi giorni e i tag ci sono esplosi in casa.
Sul nuovo Mytech si fa un uso massiccio dei metadati “disorganizzati” lasciati all’iniziativa e al buon senso degli autori.
Il risultato è quello che si vede qui: parecchia ricchezza ma anche tanta confusione dunque; spesso dovuta a disorganizzazione di chi coordina e a disattenzione di chi scrive.
È il prezzo da pagare quando la classificazione della conoscenza è affidata a più teste. Credo.