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Discorsi che durano nel tempo

Che differenza c’è tra scrivere un libro, un articolo e un post? Lo spiega lo scrittore/giornalista/blogger/compositore inglese Steven Poole in questo bel post, tradotto in italiano da Internazionale.

Sottolineando come (almeno nel suo caso) ci siano differenze di tempo, finalità e rapporto con i lettori. E proprio per questi motivi, nessuno dei tre media potrà/dovrà soppiantare gli altri due.

L’idea che oggi i blog possano accantonare altre forme di scrittura è paragonabile a quella di un autore settecentesco che scriveva solo pamphlet senza pubblicare satire o romanzi. Forse il libro così come lo conosciamo sarà un fenomeno storico effimero, basato su una particolare tecnologia, durato solo mezzo millennio. Se così fosse lo rimpiangeremo. Le conversazioni tra blogger durano ore o giorni, ma le conversazioni tra i libri possono durare secoli.

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Twistori

Twistori

Twistori è un bell’esempio delle potenzialità di Twitter (e non solo). Molto curato dal punto di vista grafico, estrae i tweet in base a sei verbi/azioni di uso comune e li aggrega in un flusso dinamico (che vorrebbe essere una sorta di “storia” anarchica ed estemporanea).

Peccato solo che i tweet non sono cliccabili e che non è possibile divertirsi ad incrociare i verbi tra loro. Certo, è solo un esperimento e l’intuizione resta comunque interessante.

Via Infoservi

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Peer to Patent

Peer to PatentNon solo condivisione (più o meno legale) di file tra utenti. Il paradigma del trova sempre nuovi campi di applicazione.

Via SmartMob ho scoperto Peer to Patent, nuovo servizio che, sembrerà paradossale (ma non lo è), permette di condividere informazioni e risorse sui brevetti dei software. A promuoverlo è l’United States Patent and Trademark Office (USPTO) insieme a New York Law School’s Institute for Information Law.

When evaluating a patent application, users can submit prior art, annotate the prior art submitted by others, vote on the relevance of public submissions, and suggest fruitful research avenues to the USPTO.

Qui un video-tutorial.

Una risposta intelligente ed efficace a un problema complesso: capire quali software sono già di pubblico dominio e non possono quindi essere brevettati.

Come scrive SmartMob, il progetto è interessante non solo perché prova ad includere gli utenti in decisioni che ricadono su tutta la collettività, ma anche perché si tratta di uno dei primi esempi di utilizzo governativo e istituzionale di una tecnologia spesso additata come il principale nemico dell’industria culturale e della legalità.

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5 sterline per un cellulare

Acqua al mulino di Chris Anderson e alla sua teoria della free-economy. Asda, catena della grande distribuzione inglese, da qualche giorno ha messo in vendita un cellulare da 5 sterline (circa 6,3 euro).

Come scrive Daily Mail, meno di un pacchetto di sigarette. Quasi usa-e-getta!

Per la prima volta il costo di un dispositivo mobile in Gran Bretagna scende sotto la barriera delle 10 sterline con la formula pay-as-you-go.

Tra i modelli in vendita, il Nokia 1112 (a destra), Sagem My212x, Sagem My220x e Sagem My150x.

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Spam-anniversary

Trenta anni e non dimostrarli. Il prossimo 3 maggio, lo spam compie trent’anni. E c’è davvero ben poco da festeggiare, considerato che il fenomeno è ormai pervasivo e ben oltre la soglia di sopportabilità (soprattutto nei suoi risvolti 2.0)

E comunque, tutto è cominciato con una semplice mail pubblicitaria diffusa nel 1978 su Arpanet, come ci racconta New Scientist ripreso, in italiano, da Punto Informatico:

Gary Thuerk, distributore di prodotti della oramai estinta società di computer Digital Equipment Corporation, ha spedito il primo messaggio-spazzatura via mail della storia delle tecnologie di rete, inviando il 3 maggio 1978 una nota pubblicitaria riguardo la commercializzazione di nuovi prodotti da parte della suddetta società.
I destinatari della missiva erano “solo” 393, tutti protagonisti come Thuerk dell’allora nascente industria del personal computing americano dotati dell’accesso ad ARPANET, il network voluto dalla Difesa USA e tradizionalmente indicato come il precursore della Internet moderna.

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Link caldi

L’hotlinking (ovvero copiare l’indirizzo di un’immagine e ricopiarlo nella propria pagina o post del blog) è una pratica abbastanza diffusa, soprattutto se si va di fretta.

In realtà, sarebbe consigliabile non usarla. E non solo perché da alcuni è considerata un vero e proprio furto di banda.

Ma anche per non ritrovarsi in situazioni imbarazzanti. Guardate cosa è successo a Francesco Storace. E, no, gli hacker non c’entrano proprio nulla

Giavasan ci offre una buona spiegazione:

L’hotlinking è una pratica da molti ritenuta scorretta che consiste nell’inserire in una propria pagina web (A) un oggetto, generalmente un’immagine, già presente su un’altra pagina web (B), copiandone pari pari l’indirizzo. Oltre a consumare a sbafo la banda del sito “hotlinkato”, si incorre spesso anche in reati, qualora l’immagine sia tutelata da copyright.
C’è anche da dire che l’hotlinking è un’arma a doppio taglio, perché può capitare che il webmaster del sito B si vendichi sostituendo l’immagine rubata con un’altra, offensiva, dallo stesso nome: ogni cambiamento si rifletterà di conseguenza sul sito A.

Via Mantellini