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Fouad è libero

Di Fouad Al-Farhan (blogger saudita arrestato e recluso in località sconosciuta) avevamo parlato qualche mese fa su questo blog.

Finalmente, la vicenda sembra essersi chiusa. E con un ‘esito positivo: Fouad è stato liberato.

Si tratta comunque di un buon segnale, anche per i tanti altri blogger ancora in prigione.

Via Pandemia

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I domini di Google

Royal Pingdom si è divertito a scovare i domini acquistati da Google. La lista è davvero lunga: alcuni sono del tutto prevedibili, considerate le attuali strategie di business di Mountain View.

Altri, invece, fanno immaginare evoluzioni del tutto insospettate (tipo googleporn.com o bankgoogle.com).

Marco Camisani Calzolari ha provato a interpretarne qualcuno:

gewgol.com – per chi non sa come si scrive e prova a scriverlo in una possibile pronuncia.
gmale.com – come sopra ma per la Gmail..
30dayfitness.com – avevano mangiato pesante quel giorno.
mariolovepasta.com – vedi sopra.
goooooooooooooooooooooooooooooooooooogle.com – il ce-l’ho-più-lunghismo non è solo roba da guru.
googlebackups.com – il prossimo vero business!
googlecasinogames.com – anche questo col business non scherza.
googlereligion.com – sono ateo ma un pensierino potrei anche farcelo.
googlefaith.com – per i pronipoti.
bankgoogle.com – Lo sapevo io…
googlesex.com – se lo fanno loro sono sicuro che sarà una roba usabilissima!
googleporn.com – prima o poi sbragheranno anche loro…
googlewarez.com – oh, finalmente i seriali senza popup a raffica!
googlemotherfucker.com – prevedere è meglio che curare…
googlesucks.com – vedi sopra.

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Wikipedia sotto attacco

Sparare veleno su Wikipedia è impresa fin troppo facile. Ora ci riprova il documentario “The Truth according to Wikipedia” presentato alla conferenza The Next Web.

Niente di nuovo rispetto a quanto non si sappia già, con il co-fondatore Larry Sanger che parla dei motivi della sua rottura con Jimmy Wales, il bastian contrario del web 2.0 Andrew Keen (autore di “The Cult of the Amateur“) che batte sul chiodo della professionalità e i responsabili dell’Enciclopedia Britannica che cercano di difendere (anche con iniziative audaci, va detto) il proprio fortino.

Ho come l’impressione, però, che tutte queste critiche manchino sempre un punto cruciale di Wikipedia: la sua indispensabile utilità.

Al di là di tutta la retorica sulla democratizzazione dell’informazione e le illusioni orizzontali (è normale che pian piano stia assumendo una struttura gerarchica), conviene farsene una ragione: l’imperfezione, la mancanza di esaustività e obiettività, la parzialità dei punti di vista è connaturata al progetto di Jimmy Wales.

Ma è anche ciò che permette a Wikipedia di crescere ed essere sempre lì, tra i primi risultati dei motori di ricerca, quando si ha bisogno di un’informazione puntuale.

Ed è proprio ciò che sta determinando quello spostamento dei rapporti di potere che a molti dà fastidio. Per quanto andrebbe detto e ridetto – e in questo senso le critiche sono sempre benvenute – che tutte le voci vanno sempre verificate (soprattutto agli studenti abituati a un veloce copia-incolla per le loro tesine).

Forse bisognerebbe lasciarsi alle spalle la definizione tradizionale di enciclopedia, come suggeriva Franco Carlini in un bell’articolo pubblicato lo scorso anno su Corriere.it:

Wikipedia resta utile e un modello miracoloso di condivisione della conoscenza; basta sapere che essa è più un repertorio di fatti, date e riferimenti, da consultarsi utilmente per avere informazioni su fatti e persone. Non si può pretendere invece di trovarvi punti di vista innovativi e idee critiche fuori dal coro.

Via Panorama.it

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AlphaTwitter

Sembra che ci sia voglia di ordine (e un po’ di gerarchia in più) intorno a Twitter. Dopo TwitLinks (una sorta di TechMeme per il microblogging), ora è la volta di Alpha Twitter, servizio che aggrega i link più condivisi ogni giorno su Twitter.

Via Manteblog

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I Want You To Want Me

Gran bella installazione dell’artista Jonathan Harris e del docente di scienze computazionali Sep Kamvar in mostra all’esposizione collettiva Desing and Elastic Mind del Moma (mostra che chiuderà i battenti il prossimo 12 Maggio: è davvero un peccato perdersela)

I due artisti hanno preso i profili online sui siti di dating online e li hanno utlizzati “per costruire un’immagine dell’umanità attraverso i loro gusti, desideri, autodescrizioni e idee sul mondo” come spiega Danah Boyd.

Il tutto è confluito in “I want you to want me” affascinante istalazzione interattiva touch-screen, che riproduce alla perfezione la dimensione liquida e leggera delle relazioni in rete. Da vedere il video:

Via Comunità Digitali

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Community in vendita

Andrew Baron, fondatore del popolare vlog Rocketboom, ha messo il proprio account di Twitter in vendita all’asta su eBay. Inclusa, si intende, la community di oltre 1700 follower, che costituiscono il vero valore aggiunto rispetto a un classico account. Al momento l’asta ha raggiunto i 1500 dollari, quasi un dollaro per utente…

Amo molto il mio account, ma mi sento di non averlo utilizzato nel modo migliore. Onestamente, mi scuso con tutti i miei follower perché si circondano de miei tweet nelle loro timeline e io non sono stato in grado di utilizzarlo così come andrebbe fatto. Partecipo anche ad un altro account di Rocketboom (…)
Sarebbe stupido cancellare il mio account, specialmente se c’è qualcuno che ha qualcosa da dire o vuole essere coinvolto in conversazioni interessanti,

L’asta si chiuderà il prossimo 22 aprile. E sarà interessante capire chi riuscirà ad aggiudicarsela: difficilmente un semplice utente che “ha qualcosa di interessante da dire”. Molto più probabilmente sarà qualcuno deciso ad investire in buzz-marketing. E, a quel punto, come reagiranno i seguaci all’account?