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Mulve? Forse è già morto

Mulve, la fonte definitiva per gli mp3 o il bluff colossale: ne parlavamo giusto ieri in Mytech aggiungengo le parole “troppo bello per essere vero”.
Ed ecco che neanche 24 ore dopo non solo www.mulve.com è down, ma il client non riesce a connettersi, una volta lanciato.

Mulve logo

DMCA take down request, bare with us guys. We had to disable the server for a little while” dicono i titolari dalla pagina Facebook ufficiale: abbiate pazienza, c’è una richiesta di rimozione secondo il Digital Millennium Copyright Act, abbiamo dovuto disattivare il server per un po’.

Mulve screen

Un altro messaggino descrive il problema come “risolvibile”; e qualche ora dopo “Non dovrebbero volerci più di 24 ore (forse meno). E’ solo che non possiamo rimettere tutto nella location originale a causa dei problemi legali legati alla richiesta di rimozione della RIAA“. In casa Mulve aggiungono faccine e si promettono anche aggiornamenti per risolvere problemini di crash avuti da qualche utente.

Noi qualche dubbio ce lo teniamo comunque; la potente lobby dei discografici USA (quelli che per un decennio non hanno neanche ben capito cosa fosse la musica online) è all’opera. Il prevedibile gioco del gatto e del topo è iniziato; onestamente non sappiamo neanche se valga la pena seguirlo. Spotify, per favore muoviti a sbarcare nel resto del mondo.

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Night of The Living Dead: un classico horror gratis (anche in Blu-Ray)

La versione Blu-Ray è in circolazione perlomeno dai primi di novembre 2009 ma forse non tutti se ne erano accorti. Altre versioni sono invece già note e molto popolari tra il pubblico della Rete: è il secondo film più scaricato di Internet Archive, in assoluto (per i curiosi: il più scaricato è “Sex Madness”, del 1938).

night_of_the_living_dead

Night of The Living Dead (La notte dei morti viventi) di George A.Romero è un classico film horror che – per le bizzarrie della normative statunitense sul copyright – pure essendo uscito poco più di quarant’anni fa è da tempo caduto nel Pubblico Dominio.
Per questo motivo, era agevolmente reperibile non solo in ristampe economiche prodotte da moltissime case, ma anche gratuitamente e legalmente in formato download, in diversi siti e già da qualche anno.

Ed ecco che Internet Archive, che già disponeva della pellicola, da qualche mese ha aggiunto una ricca serie di formati alternativi per lo stesso film: in cima alla lista c’é la versione Blu-Ray, che – per chi avesse la fortuna di possedere il relativo masterizzatore – consente di scaricare e gustarsi il film gratis nel formato “top” disponibile sul mercato (il download “pesa” ben 16.3 Gb).

Per tutti gli altri, comunque, non c’é problema: ci sono formati per tutti i gusti, da DVD5 a DVD9, da iPhone/iPod Touch a PSP, PS3 e iPod.

Per chi non lo avesse ancora scaricato, dunque, buon download! E naturalmente, buona visione.

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Mozilla: concorso nuovo, regole nuove

A volte, anche gli estremisti del copyright possono cambiare idea. Guardate un po’ cosa è successo nel caso di una documentazione legale di Mozilla riguardo a un concorso.

In pratica, a distanza di due anni da un bando analogo, Mozilla indice un nuovo concorso chiedendo all’utenza di proporre il design di una t-shirt ufficiale.

dinohead-r2

Interessante però come siano cambiate in meglio le regole sul diritto d’autore di quanto viene sottoposto dagli utenti.

Ecco di seguito quelle relative alla maglietta di Firefox 3, tenutosi nel 2008 (che andiamo a tradurre per comodità):

2. PROPRIETA’ INTELLETTUALE
Qualsiasi idea, documentazione, fotografia o video inviato/a per tale Concorso resterà proprietà esclusiva dello Sponsor e il Partecipante accetta che lo Sponsor e i suoi incaricati abbiano il diritto perpetuo, irrevocabile e per tutto il mondo di modificare, pubblicare ed utilizzare tali materiali in ogni modo e con ogni e qualsiasi mezzo di comunicazione conosciuto al momento ed in futuro, per finalità di commercio, pubblicità, promozione e/o altri scopi come determinato dallo Sponsor a sua esclusiva discrezione senza alcuna ulteriore considerazione riguardo al Partecipante o vincitore. Il Partecipante accetta di assegnare tutti i diritti, titoli e interessi nel materiale proposto, incluso il copyright, allo Sponsor e rinuncia ai propri diritti morali sul materiale inviato.

(Nota: nell’ordinamento italiano i diritti morali sono peraltro irrinunciabili…) ;)

Ed ecco invece lo stesso punto per la t-shirt 2010 di Mozilla:

Proprietà intellettuale:
Eccetto che per ogni marchio o altro elemento grafico o disegno di proprietà dello Sponsor o fornito da esso, qualsiasi materiale inviato per questo Concorso rimarrà di proprietà esclusiva del partecipante e dei licenziatari del Partecipante. Partecipando al concorso e in aggiunta a qualsiasi licenza open source che regola il materiale inviato, il Partecipante accetta di concedere, ed ivi concede, allo Sponsor e ai suoi incaricati una licenza relativa al materiale inviato non esclusiva, irrevocabile, cedibile in sub-licenza, senza condizioni, trasferibile, per tutto il mondo e royalty-free di riprodurre, codificare, immagazzinare, modificare, trasmettere, pubblicare, posare, copiare, adattare, distribuire, esporre in pubblico ed utilizzare per creare opere derivate e screenshot in relazione al materiale inviato. In aggiunta, il Partecipante rilascia il materiale inviato sotto Licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0.

(Nota: per una maggiore leggibilità non è stata riportata una frase finale, relativa ai partecipanti australiani, rimasta comunque invariata)

Non c’é che dire: davvero una discreta inversione di marcia… :)

Immagine tratta da http://www.w3.org/2008/security-ws/papers/images-for-pos-paper/DinoHead-r2.png.
(Articolo redatto in collaborazione con Nicola D’Agostino)

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Buon anno da Duckload

duckloadSono auguri di buon anno un po’ particolari quelli che fa Duckload.

Il sito, che permette di caricare e condividere con facilità (uno più) file sino a 800Mb, ricalca aspetto, formula e funzionamento di servizi come Rapidshare o Megaupload, spesso usati per diffondere illecitamente materiale protetto da copyright.

Duckload non fa finta di nulla e così, oltre a un logo natalizio, in fondo alla homepage fa a rotazione degli auguri spiritosi e un po’ sfacciati.

A chi? A Warner Bros, 20th Century Fox, Universal, Pixar, Paramount, Sony, Coopeerright Agency, MGM e varie altre multinazionali del disco, studios cinematografici nonché organizzazioni contro la pirateria.

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Beppe Grillo & i pirati svedesi

Che c’entra il Piratpartiet svedese con il contestatore della scena politica nostrana per eccellenza, Beppe Grillo?
Certo, Grillo da anni fa uso (e con successo) di blog, siti, YouTube e dintorni per esprimere le proprie idee e dare spazio a discussioni di vario tipo.
Ma quella di qualche giorno fa è stata una discreta sorpresina.

“Buongiorno Milano e Teatro Smeraldo” – esordisce il vocione che prosegue però in inglese: “I’m Rick Falkvinge, founder and leader of the Swedish Pirate Party“. L’intervento video della durata di undici minuti, in uno degli eventi organizzati da Grillo (e ovviamente riproposto all’istante su Beppegrillo.it dove è reperibile la trascrizione in italiano) è reperibile in originale su YouTube).

Falkvinge esprime le sue posizioni facendo una rapida storia del copyright e del “monopolio sulla cultura e conoscenza”. Per lo svedese, controllo dell’informazione = controllo della cultura e della conoscenza e, di riflesso, potere politico. Ricorda l’atteggiamento della Chiesa Cattolica nel medioevo o quello diverso, ma mirato a raggiungere gli stessi scopi, del governo inglese nel XVI secolo. Le limitazioni alla libertà di stampa prima e nei secoli successivi i tentativi di “bloccare” e porre sotto controllo ogni nuovo mezzo d’informazione (giornali, radio, televisione via etere e satellitare).

Prosegue Falkvinge: “Qualcosa di estremamente interessante è successo negli ultimi 10 anni. Di colpo se fai parte dell’informazione sei automaticamente anche un editore che pubblica informazione e sei in grado di trasmettere a chiunque altro che voglia ricevere informazione. Questo non è mai successo. Se sei connesso a Internet puoi trasmettere ma anche ricevere. Sei un editore verso il mondo intero. E questo è molto pericoloso per chi oggi ha il vantaggio informativo.”

E ancora: “Non aspettare per l’autorizzazione di nessuno, non chiedere il permesso e non aspettare nessuno se vuoi pubblicare qualcosa. Se vuoi perorare una causa puoi farlo direttamente.” E riguardo alla recente vittoria alle Europee: L’ingresso del Partito dei Pirati nel Parlamento Europeo e il fatto che i nostri attivisti siano ora tra le 27 persone che stanno determinando il pacchetto telecom per il Parlamento Europeo ne è la prova. Non abbiamo usato i vecchi media e non ne abbiamo bisogno.”

Davvero curioso questo collegamento tra Grillo e la formazione svedese. I “grillini” pronti a confluire in un futuro “Partito Pirata” all’italiana? Chissà.

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RIAA & MPAA: il DRM non è (ancora) morto

David Hughes della “technology unit” della RIAA, la potente lobby dei discografici americani, ha rilasciato dichiarazioni abbastanza sconcertanti qualche giorno fa, nel corso della conferenza “Digital Hollywood”.
Come riferisce Greg Sandoval su CNET.com, Hughes ha tra l’altro dichiarato di aver fatto “una lista di 22 modi di vendere musica, e 20 di essi richiedono ancora il DRM”.
In un momento in cui tutte e quattro le major hanno almeno parte del proprio repertorio in vendita senza alcuna protezione e persino in posti come il “marketplace” dello Zune targato Microsoft si vendono mp3 “DRM-free”, questa affermazione suona incredibilmente “stonata”.
Se è ovvio che un livello minimo di controllo deve esserci – Hughes non sembra rendersi conto che una forma di “gestione dei diritti digitali” è anche qualsiasi sistema per acquistare legalmente un file non protetto… – la sua previsione sembra folle: “Penso che ci sarà un movimento in direzione dei servizi in abbonamento, e questo significherà il ritorno del DRM”.

“Eliminate DRM”, manifestazione di protesta a Boston, 2007 (Karen Rustad/Wikimedia Commons) - Immagine tratta da http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:DRM_protest_Boston_DefectiveByDesign.jpg e rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribution 2.0

La seconda – e ancor più evidente – dimenticanza è che eMusic opera il servizio di subscription più longevo in assoluto, da sempre privo di DRM. E questo non le ha impedito di essere seconda solo ad Apple per un bel pezzo. Poi si potrebbe obiettare che buttarsi a tutti i costi sulla formula degli abbonamenti ha anche dei rischi che vanno considerati (la RIAA sa che ad aprire una subscription illimitata in America si rischia di fallire in tempi abbastanza rapidi?).
Che dire: questo personaggio dimentica infine anche che una delle quattro “sorelle”, EMI, solo qualche settimana fa stava seriamente pensando di lasciare entità come RIAA ed IFPI; nessuna delle major pare essere particolarmente contenta di gettare grandi somme di denaro in questi calderoni che nella conformazione attuale si stanno rivelando superflui per il mercato (oltre che dannosi per i bilanci e antipatici ai fruitori di musica).
Lo stesso articolo riporta anche una frase di Fritz Attaway della MPAA, il corrispettivo “cinematografico” della RIAA: “Abbiamo bisogno del DRM per mostrare ai nostri clienti i limiti della licenza che hanno sottoscritto con noi”.
Siamo d’accordo: in effetti il pubblico ha bisogno di essere guidato; soprattutto per decifrare affermazioni abbastanza prive di senso come quelle di questo signore… ;)

Immagine: “Eliminate DRM”, manifestazione di protesta a Boston, 2007 (Karen Rustad/Wikimedia Commons); tratta da http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:DRM_protest_Boston_DefectiveByDesign.jpg e rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribution 2.0.