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Il piano di Muxtape

Wired ha intervistato Justin Ouellette, creatore del servizio di condivisione e ascolto di musica Muxtape.

Evidenziamo (tradotte) due tra le tante domande su aspetti forse un po’ scomodi ma importanti, se non proprio cruciali per la sopravvivenza futura del sito:

Wired: Mi piace l’aspetto minimale e l’assenza di pubblicità ma è stato previsto un qualche sistema per garantire introiti?
muxtapesmJO: Sono al lavoro su varie possibilità. Una, aggiunta di recente, è quella dei link di affiliazione a Amazon e la conversion rate ha superato le mie aspettative. Le persone comprano la musica scoperta su Muxtape, cosa che mi esalta. Non escluderei le pubblicità ma per ora mi sto focalizzando su opportunità di introiti che si sposino bene con la natura e l’obiettivo del sito.

Wired: Hai sospeso qualche account per motivi di copyright?
JO: Ho dovuto effettivamente mandare qualche e-mail ma al momento sono più impegnato a rispondere alle richieste di musicisti ed etichette che vogliono essere messi su Muxtape, non tolti.

Si ringrazia Federico Fasce per la segnalazione.

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Andy Martin e il copyright sulle canzoni

Andy Martin è un musicista indipendente anglo-australiano (ma residente in Germania) con molte frecce al suo arco: per recuperare un suo album del 2005, “Intervals”, si può passare dal solito CD Baby (i suoi lavori sono vicini a quelli di nomi come Richard Marx, Billy Joel, Christopher Cross); c’è l’immancabile MySpace; su YouTube ci sono – legalmente – i suoi videoclip. E oltre a questo apparizioni televisive, concerti dal vivo e via dicendo.
E una collaborazione che ha ricevuto recensioni lusinghiere: una cover elettronica di “Music” – successo di John Miles del 1976 – lunga 7 minuti e formata da 80 tracce diverse, con il francese Jean-Michel Danton a synth e campionatori.
Martin, però, fa parlare di sé per le sue
critiche al mondo degli editori musicali riportate da Mi2N: in particolare, in un recente comunicato stampa, tuona – giustamente – contro coloro che ancora applicano contratti standard vecchi di decenni che prevedono la cessione del copyright agli editori per tutta la sua durata (attualmente, nella maggior parte dei paesi, tutta la vita dell’autore + 70 anni). Martin non vede perché un sistema di licensing, con l’autore e non l’editore al centro della scena, non sia fattibile anche in questo settore: “Se non fosse per autori e compositori, non ci sarebbe nulla da registrare e quindi nessun mercato della musica”.

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SIAE e contrassegni: un dubbio legittimo

Non per voler essere a tutti i costi dei menagrami ;) ma dopo la vicenda che ha visto decadere l’obbligo di applicazione del “bollino” SIAE a cd, cd-rom e quant’altro – e dopo una visita in copisteria – sorge un dubbio legittimo…

Bollino SIAE per fotocopie - Immagine originale di Nicola Battista

Ma quel bollino adesivo che fa un po’ sorridere, “fotocopia legale”, applicato dalla solerte addetta che ha fotocopiato due pagine di una rivista del 1967 senza peraltro annotare l’autore o il titolo dell’articolo (qundi come farà il diretto interessato a percepire i cosiddetti diritti di reprografia?) sarà stato notificato anche lui alla Commissione Europea?

Il dubbio c’è, e per il momento non abbiamo modo di confermare o smentire se anche questo tipo di contrassegno sia in una situazione simile a quello relativo a supporti per musica e computer.

Di certo c’è solo un elemento: al riparo da dubbi e controversie sono al momento solo i contrassegni SIAE apposti sui libri; poiché nati praticamente assieme alla legge del 1941, sono anteriori alla normativa europea del 1983 e non necessitano perciò di alcuna comunicazione alle autorità comunitarie…

Immagine originale di Nicola Battista.

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SIAE: un rimedio tardivo al problema del bollino?

Recita un comunicato SIAE datato 21 aprile 2008: “Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, di concerto con la Presidenza del Consiglio, ha trasmesso all’Ispettorato tecnico dell’Industria del Ministero dello Sviluppo Economico la normativa concernente il contrassegno SIAE. Il Ministero dello Sviluppo Economico, competente in materia di notifica di regole tecniche, sta provvedendo alla notifica alla Commissione Europea. Si chiarisce così una vicenda che ha portato a sentenze che avevano depenalizzato chi, di fatto, non apponeva il bollino sui supporti contenenti opere tutelate. Le sentenze erano frutto della mancata notifica all’Unione Europea da parte dello Stato italiano della normativa sul contrassegno SIAE considerato ‘regola tecnica’ dalla Corte di Giustizia Europea.”

La sede della Corte di Giustizia delle Comunità europee in Lussemburgo - Immagine tratta da http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:Europ%C3%A4ischer_Gerichtshof.jpg?uselang=it

Il contrassegno SIAE, già oggetto di controversie per altri motivi in passato (si pensi ai supporti contenenti software opensource e di pubblico dominio) si era trovato ad essere “abolito” di fatto, dopo una serie di pronunciamenti anche della nostrana Cassazione (n.13810, 13816 e 13853 ), che originavano dal caso di una ditta che aveva distribuito in Italia supporti cd-rom contenenti opere pittoriche tutelate, privi del noto contrassegno, conclusosi con la cosiddetta “Sentenza Schwibbert“, che assolveva il legale rappresentante della società da ogni accusa.

Bollino SIAE - Immagine originale di Nicola Battista

Da notare peraltro che per i suddetti cd, importati dalla Germania e privi di bollino, il signor Schwibbert “era in possesso delle necessarie autorizzazioni”, pertanto non c’era un’accusa di aver riprodotto abusivamente le opere, ma solo la mancanza del contrassegno SIAE.
Se la mossa di cui abbiamo appena dato notizia in teoria dovrebbe sanare il tutto e consentire alle sedi SIAE che rilasciano i bollini di proseguire con la propria attività senza scossoni o modifiche di rilievo, in realtà non è tutto così semplice.

bollino SIAE (anno 1998) - Immagine originale di Nicola Battista

La normativa europea che richiedeva la notifica alla Commissione risale al 28 marzo 1983. All’epoca non esisteva neppure il bollino come lo conosciamo oggi, ma si applicava un suo antenato, il famigerato “bollo rosso”, “bollo rosso” SIAE - Immagine originale di Nicola Battistaun timbrino di color rosso porpora, che nei primi anni ’90 fu peraltro ampiamente utilizzato per legalizzare bootleg di ogni sorta, grazie a una sorta di “vuoto” legislativo in merito alle registrazioni dal vivo.
Da allora il contrassegno è cambiato almeno tre volte. Tappare un buco con venticinque anni di ritardo sembra un rimedio un filo tardivo; se SIAE e Ministero sembrano sicuri di aver così posto un rimedio al problema, resta da vedere come verrà recepita la mossa a livello europeo…

Immagini: Bollino SIAE, immagine originale di Nicola Battista.
Sede della Corte di Giustizia delle Comunità Europee, Lussemburgo: immagine tratta da http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:Europ%C3%A4ischer_Gerichtshof.jpg?uselang=it e distribuita sotto GNU Free Documentation license.

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Blog©

C’era da aspettarselo, ma fa comunque un po’ tristezza. MCC ha scoperto che “Blog” è un marchio registrato. Da quasi tre anni, per altro…

Blog, marchio registrato (MCC)

Riguardo alla voce “Stato Domanda: non assegnata”, nei commenti alla segnalazione di Manteblog troviamo una delucidazione utile di Stefano Scardovi:

Dalla domanda alla registrazione effettiva passano normalmente (no, in effetti non è normale la cosa) alcuni anni. Anche se poi una volta registrato effettivamente parte dalla data del deposito.
Comunque io mi preoccuperei relativamente poco perché il preuso del “marchio” è tanto vasto da rendere inutile ogni tentativo di tutela con un marchio tanto debole.
Quello che manca all’appello è la categoria in cui intendono riservarsi il marchio. Magari è una banale agendina elettronica con funzioni di diario personale.

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Musica pirata in Qtrax (!)

Di bene in meglio: il loro servizio è una bufala, per alcuni potrebbe persino nascondere una truffa bella e buona.
L’ultima scoperta è capitata per caso al sottoscritto stamattina: vi sembrerà strano, ma c’è musica apertamente pirata in Qtrax.

KLF - “Ultra Rare Trax” - Immagine tratta dal software Qtrax (liberamente scaricabile da www.qtrax.com)

In che senso? A parte il noto – e dubbio – business model del sito (Qtrax promette musica gratuita al pubblico in cambio di introiti pubblicitari per le etichette discografiche), una cosa è infilarci dentro un disco ufficiale e compensare la relativa label, un’altra infilarci dentro la serie di bootleg “Ultra Rare Trax” che non dovrebbe esistere se non nel “mercato nero” di collezionisti e amatori, trattandosi di una serie di bootleg in cd circolati negli anni ’90 e dedicati a diversi artisti, dai Duran Duran ai Kraftwerk, dai KLF agli Erasure.

Qtrax - KLF - “Ultra Rare Trax” - Immagine tratta dal software Qtrax (liberamente scaricabile da www.qtrax.com)

A parte l’ironia del caso – uno dei significati della sigla KLF era “Kopyright Liberation Front”: vedere i re del sampling piratati in questa maniera fa scalpore – sorgono forti dubbi sulla provenienza dei master utilizzati per “popolare” il catalogo. Qtrax sembra più vicino a certi siti russi che ai vari negozi legali come iTunes, eMusic, Amazon e compagnia bella…

Immagini tratte dal software Qtrax (liberamente scaricabile da www.qtrax.com).