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Facebook: la lettera aperta di Mark Zuckerberg

Novità in vista per Facebook e la gestione della privacy: sul social network è comparsa una lettera del fondatore a tutti gli iscritti:

A tutti gli utenti di Facebook,

questo è stato un grande anno, che ha reso il mondo più aperto e connesso. Grazie al vostro aiuto, oltre 350 milioni di persone in tutto il mondo usano oggi Facebook per condividere online la propria vita.

Per rendere possibile tutto ciò, abbiamo fatto del nostro meglio per mettere a vostra disposizione gli strumenti necessari a condividere e controllare le vostre informazioni. La prima versione di Facebook, lanciata cinque anni fa, conteneva già strumenti per controllare che cosa condividere e con quali persone, singoli o gruppi. Il nostro lavoro in questa direzione continua ancora oggi. Leggi il resto del post

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Tutto fa Facebook

È più o meno da sei mesi – forse anche qualcosa in più – che tutto ciò che riguarda Facebook catalizza un’attenzione incredibile.
Facendo un po’ di rassegna stampa estera, al momento sono comparsi diversi articoli incentrati su una nuova funzionalità in fase di test sul social network: il like.
Si tratta di una funzione minima: alcuni di noi la utilizzano già da tempo su FriendFeed e su Tumblr e serve semplicemente per segnalare che ci è piaciuto un post (o un’azione specifica).
Secondo voi ha senso spendere così tante parole per una funzionalità simile, anche mettendola in relazione con l’opinione comune che sta additando Facebook come clonatore di opzioni altrui?
O – per essere un pochino più radicali – Facebook si merita davvero tutta questa attenzione?

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I dieci problemi del social networking

Stilato da Scott Spanbauer per PC World ecco un elenco (in due parti) di piccoli e grandi “problemi” del social networking, in gran parte condivisibili.

Vale la pena evidenziare alcune delle lament^^questioni più in alto nella lista di Spanbauer, rispettivamente al quarto, terzo e primo posto:

  • Thanks for the Add! Here’s Some Spam ovvero: la presenza crescente di marketing e proposte pubblicitarie indesiderati che affollano la casella email usata per gestire l’utenza di Facebook o MySpace.
  • Breaking Up Is Hard to Do (Too Hard) ovvero: quant’è tortuosa la strada che porta alla chiusura del proprio account (ma questo purtroppo vale per molti servizi online).
  • Multiple Social Network Syndrome ovvero: la sindrome da Social Network multiplo per cui si finisce intrappolati in tanto walled garden, con ogni servizio un mondo a sé e chiuso che comunica poco (o per nulla) con i “concorrenti”. Almeno fino a che verrà raggiunto un accordo sulla portabilità dei dati
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I numeri di LinkedIn

Si prepara a sbarcare in forze in Europa con versioni localizzate il sito di social networking “lavorativo” LinkedIn che si è assicurato il nome di dominio con estensione .co.uk e sta espandendo il personale di Londra.

pic_logo_119x32.gifLa notizia arriva da Macworld che fornisce anche diversi dati utili. LinkedIn ha “solo” 20 milioni di profili, lontanissimo dai 70 e passa milioni di Facebook per non parlare dei 200 milioni di MySpace ma il sito ha una crescita che si aggira su 1,3 milioni di nuovi utenti al mese e soprattutto non si rivolge allo stesso tipo di pubblico.

L’utente di LinkedIn non è l’adolescente o lo studente ma piuttosto il professionista (età media 41 anni e reddito attorno ai 110’000 dollari) e il sobrio sito, oltre che sulle pubblicità mirate, sta spingendo sui servizi. A febbraio ha lanciato Recruiter, un sistema (a pagamento) rivolto ai dipartimenti di risorse umane per cercare tra i profili che pare abbia riscosso successo anche nel vecchio continente, presso aziende in Olanda e nella Repubblica Ceca.

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Gli spioni del web

VisionPost rilancia un’interessante ricerca di Comscore commissionata dal New York Times da cui emerge con più chiarezza quanto tutti sospettiamo da un bel po’ (a costo di sembrare paranoici). Nonostante le tanto sbandierate policy sulla privacy e le rassicurazioni offerte a ogni occasione, le grandi compagnie del web stanno conservando montagne di informazioni sulle nostre attività online. Comscore prende in considerazione: pagine visitate, query ai motori di ricerca, video e pubblicità visualizzate.

Dati più o meno personali, più o meno sensibili: chi lo sa, sono pur sempre prelevati a nostra totale insaputa e molto difficilmente ne saremo mai a conoscenza.

Salvo trovarci pubblicità sempre più personalizzata attraverso i programmi affiliati. O essere “rivenduti” sotto forma di “profili” alle società di marketing assetate di simili informazioni.

Fatto sta che, secondo le rilevazioni di Comscore, nelle prime cinque posizioni troviamo la triade Yahoo-Google-Microsoft oltre ai social-network MySpace e Facebook. Mentre in coda alla classifica troviamo, non a caso, un’iniziativa no-profit come Wikipedia (16 data events raccolti in media in un mese per utente, a fronte dei 2520 di Yahoo!)

  1. Yahoo!
  2. MySpace
  3. Aol
  4. Google
  5. Facebook
  6. Microsoft

Come dire, impossibile sfuggire a questa forma di controllo. Che per le internet company sta diventando un’attività sempre più lucrativa (e che quindi sarà difficilmente abbandonata). Tanto da spiegare anche l’interesse di Microsoft verso Yahoo!, come sottolinea Carola Fedriani:

Sappiamo che Google è la regina delle ricerche e che Microsoft lo è del software, ma la vecchia zietta claudicante fondata da Filo e Yang custodisce ancora in soffitta un ricco forziere di dati che si sta sempre più rivalutando mano a mano che passa il tempo, e che la pubblicità mirata, chirurgica, ad personam diventa il nuovo volano commerciale della rete. E dunque le offerte di acquisto verso Yahoo (così come le relative contromisure) vanno lette sotto questa luce.

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Facebook, amore & spyware

logo Facebook - Immagine tratta da http://www.facebook.com

Di spazzatura nei social network ne gira tanta, dallo spam in casella su MySpace a quello che la gente scrive in bollettini e commenti; a inizio gennaio è stato lanciato l’allarme “Secret Crush” o “My admirer” su Facebook. In pratica un widget a tema “amoroso” che in realtà pare installasse un adware legato a Zango, nome controverso e già noto per la diffusione di adware e presunto spyware.

Facebook è intervenuto bloccando la diffusione del widget, diffuso da un anonimo sviluppatore. Zango se ne è tirato fuori, quasi a voler dire che la presenza di un proprio spot era casuale e che era stato il creatore del widget “truffaldino” a includere un link a una rotazione di banner pubblicitari in cui “casualmente” chi aveva segnalato la cosa – i tecnici di Fortinet – aveva trovato un banner per scaricare proprio il software di Zango.

logo Zango - Immagine tratta da http://www.zango.com

Comunque la storia è sempre la stessa: se vedete in giro un software che promette di rivelarvi chi segretamente ha una cotta per voi (“Secret Crush”, appunto), sappiate che invece chi ha messo su quel widget intende solo arraffare qualche dato personale e installare un po’ di spazzatura digitale nel vostro PC.

In molti hanno fatto un parallelo con il vecchio virus “I love you”: l’amore può anche arrivare via computer, ma così sarebbe davvero un po’ troppo facile, no? ;-)

Immagini tratte da http://www.facebook.com e http://www.zango.com.