VisionPost rilancia un’interessante ricerca di Comscore commissionata dal New York Times da cui emerge con più chiarezza quanto tutti sospettiamo da un bel po’ (a costo di sembrare paranoici). Nonostante le tanto sbandierate policy sulla privacy e le rassicurazioni offerte a ogni occasione, le grandi compagnie del web stanno conservando montagne di informazioni sulle nostre attività online. Comscore prende in considerazione: pagine visitate, query ai motori di ricerca, video e pubblicità visualizzate.
Dati più o meno personali, più o meno sensibili: chi lo sa, sono pur sempre prelevati a nostra totale insaputa e molto difficilmente ne saremo mai a conoscenza.
Salvo trovarci pubblicità sempre più personalizzata attraverso i programmi affiliati. O essere “rivenduti” sotto forma di “profili” alle società di marketing assetate di simili informazioni.
Fatto sta che, secondo le rilevazioni di Comscore, nelle prime cinque posizioni troviamo la triade Yahoo-Google-Microsoft oltre ai social-network MySpace e Facebook. Mentre in coda alla classifica troviamo, non a caso, un’iniziativa no-profit come Wikipedia (16 data events raccolti in media in un mese per utente, a fronte dei 2520 di Yahoo!)
- Yahoo!
- MySpace
- Aol
- Google
- Facebook
- Microsoft
Come dire, impossibile sfuggire a questa forma di controllo. Che per le internet company sta diventando un’attività sempre più lucrativa (e che quindi sarà difficilmente abbandonata). Tanto da spiegare anche l’interesse di Microsoft verso Yahoo!, come sottolinea Carola Fedriani:
Sappiamo che Google è la regina delle ricerche e che Microsoft lo è del software, ma la vecchia zietta claudicante fondata da Filo e Yang custodisce ancora in soffitta un ricco forziere di dati che si sta sempre più rivalutando mano a mano che passa il tempo, e che la pubblicità mirata, chirurgica, ad personam diventa il nuovo volano commerciale della rete. E dunque le offerte di acquisto verso Yahoo (così come le relative contromisure) vanno lette sotto questa luce.