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Feed per le liste di Twitter

Una delle novità recenti di Twitter è la possibilità di stilare liste di utenti, raggruppati in base al loro ambito o alle loro competenze, per poi suggerirle ad altri.

Twitter Lists 2 RSSLe liste non sono meri elenchi ma sono a tutti gli effetti degli aggregatori che permettono di leggere i messaggi degli utenti selezionati. A questo punto non resta che aggiungere la o le liste al proprio feedreader: peccato che Twitter (per ora?) non fornisca feed per le liste.

Per fortuna c’è chi ha sopperito a questa mancanza. Basta dare in pasto l’indirizzo della propria lista (che è del tipo twitter.com/nomeutente/nomelista) a Twitter Lists 2 RSS e si otterrà un comodo feed RSS ad hoc, da usare e diffondere liberamente.

Unico caveat: Twitter Lists 2 RSS sembra non aver previsto l’enorme popolarità che avrebbe incontrato ed è soggetto a occasionali sovraccarichi, ma con un po’ di pazienza e qualche reload del browser si ottiene quanto richiesto.

Si ringrazia Roberto “postoditacco” per la segnalazione.

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Shyftr fa un passo indietro

Dopo una breve quanto accesa polemica, il “social reader” Shyftr ha optato per uno strategico passo indietro disabilitando la pubblicazione integrale dei contenuti.

shyftrsmIl nocciolo della questione era se servizi come Shyftr, che offrono un misto di aggregatore di feed e sistema di commenti, “sottraggano l’azione” (e quindi accessi e quanto segue) o meno ad autori ed editori.

È una questione spinosa che intreccia diritti e business e Shyftr -che comunque citava le fonti e ripubblicava anche le pubblicità originali- ha deciso di cavarsi d’impaccio con una mossa decisa e inequivocabile: ridurre la ripubblicazione ad una striminzita segnalazione di solo titolo, autore e data.

Nel testo che annuncia il cambiamento di rotta i curatori di Shyftr aggiungono diplomaticamente di aver

un profondo rispetto per chi pubblica contenuti

e di volersi sforzare a

costruire un ambiente che stimoli opportunità per gli editori di raggiungere un pubblico più ampio, ma al tempo stesso con un occhio di riguardo per il modo in cui i contenuti in oggetto sono presentati agli utenti.

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Da digg a dogg

Saremo forse anche nel Web 2.0, ma in alcuni casi la mentalità sembra essere ferma al web 1.0 o a ancora prima.

E’ quanto ha scoperto il sito diggdot.us di cui abbiamo parlato già un anno fa su Mytech. Diggdot.us aggrega in una comoda pagina le segnalazioni più popolari da tre siti: del.icio.us, slashdot e digg. Lo fa gratuitamente, in nome della condivisione, citando le fonti e usando i feed messi a disposizione dagli stessi servizi, che cita con un spiritoso mix nel nome.

doggdotusDigg però non gradisce l’uso da parte di terzi del proprio nome e come Apple per ‘iPod’ manda lettere a cura dell’ufficio legale in cui intima di non usare il termine. Il risultato è che da qualche settimana diggdot.us si chiama doggdot.us, con tanto di correzione in evidenza nel proprio logo e censura su ogni citazione del termine digg nelle news. Quella di Digg sarà anche una richiesta lecita ma lascia un po’ di amaro in bocca ai fan del Web 2.0 e dell’Internet sociale e dal basso.