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La notte che bruciammo Chrome, via Friendfeed

“Ecco, ora che Chrome è disponibile in download, mi raccomando segnalatelo TUTTI. Perfino mio cugggino, che era morto, è risorto per bloggarlo.” Enrico Sola

“chrome sta a google come un televisore con digitale terrestre sta a mediaset…” Michele Trevisanello

“- Signora, le offro due fustini di Chrome, in cambio del suo Firefox; – Fossi matta, piuttosto mi faccio crashare il pc da IE!” Antonio B.

“Se lo abbandoni il bastardo sei tu” [immagine] – Paul The Wine Guy

“[chrome] “Roba da smanettoni” nelle opzioni fa molto browser per bimbominkia…” – Pseudotecnico

“Guarda, simpatico è simpatico. Veloce, pure. Ora però sinceramente mi si sono cromate le palle” – Maxime

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I can has… nanopublishing

Daniel Terdiman riferisce nella sua rubrica su news.com del lancio di due nuovi blog, emanazioni di Icanhascheezburger. ichc_logoPundit Kitchen usa lo stesso meccanismo di accoppiare immagini con frasi di commento sgrammaticate solo che al posto dei gatti (o LOLcats) ci sono personaggi della politica. Graphjam invece raccoglie e propone il popolare meme di rappresentare con i grafici dei fogli di calcolo le parti salineti di canzoni e tormentoni pop.

La tentazione di liquidare il tutto come una notizia curiosa e di costume è forte.
Se però si osserva meglio si vede che dietro l’apsetto folkloristico c’è anche e soprattutto un’iniziativa editoriale ben studiata e da non sottovalutare economicamente. Icanhascheezburger è già una potenza nell’intrattenimento online tant’è che figura all’ottavo posto della lista del Guardian di blog influenti (in un modo o nell’altro) e molto semplicemente ha deciso di sfruttare e monetizzare il suo potenziale. Lulz inclusi.

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Studenti, massacri e armerie online

Memoriale Nortern Illinois University - Immagine tratta da http://www.niu.edu/tragedy/memorial.html

Un altro massacro in un’università americana; fa ancora notizia?
Non più di tanto, purtroppo. L’episodio precedente, anche se in scala più ridotta, è di neanche una settimana fa.
Cinismo? Forse.
Senza voler mancare di rispetto alle vittime degli ultimi fatti di sangue, quello che colpisce davvero stavolta è un dettaglio: parte delle armi erano state acquistate online. No, non in qualche posto sotterraneo/clandestino, o in un’asta eBay sfuggita ai controlli: legalmente acquistate presso un rivenditore che oltre ad avere tutti i necessari permessi per l’attività dispone anche di una serie di siti ed opera così, sempre nell’ambito delle leggi statunitensi, vendendo armi anche sul web.
Sorpresi?

Memoriale Nortern Illinois University - Immagine tratta da http://www.niu.edu/tragedy/memorial.html

Che in America fosse facile procurarsi armi da fuoco era noto, ma anche via web?
Il titolare della ditta si chiama Eric Thompson: il nome del sito evitiamo di dirlo perché sarebbe solo ulteriore pubblicità, e nei mesi scorsi Thompson aveva già avuto un’impennata di visite; un altro dei suoi clienti online, infatti, anche se in un altro sito, è risultato essere Cho Seung-Hui, l’autore del massacro del Virginia Tech.
Secondo Sky News, Thompson è ora molto scosso (e su uno dei suoi siti abbiamo notato un suo messaggio che fa riferimento ai tragici fatti) e dice tra l’altro “Non riesco a credere che qualcuno di nuovo abbia fatto un ordine da noi per fare questo”.
A parte il fatto che Thompson dopo il caso della Virginia è stato anche bersagliato da minacce a mezzo telefono e che questo tipo di episodi non è certo piacevole né indice di civiltà, sembra davvero preoccupante questa “scoperta” dei negozi di pistole e fucili su web.
Per tutti coloro che – ogni volta che la cronaca ne presenti l’occasione – non dimenticano mai di tuonare contro eccessi o presunti tali della Rete: forse c’è davvero un pezzo di Internet da censurare, ma non cercatela tra chat, social network o reti peer-to-peer. Si chiama “armeria”.

Immagini tratte da http://www.niu.edu/tragedy/memorial.html.

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Lo strano mondo dei ‘lulz’

Si intitola “I can Has Rezearch Paper” una tesina che indaga e ripercorre la storia recente dei meme e dei neologismi virali su Internet.

icanhasrezearchIl titolo richiama ed omaggia uno dei tormentoni degli ultimi anni: il fenomeno dei Lolcats, resi celebri dal sito I Can has Cheezburger (con un grosso aiuto dalla rivista Time) e in generale si esplora il concetto di divertimento e gioco (anzitutto linguistico) della cultura angolfona online.

Si tratta di una lettura affascinante, a metà tra saggio di sociologia e linguistica, che rischia di risultare incomprensibile per chi non ha passato qualche anno a sguazzare nei meandri della Rete ma d’altro canto anche a chi si trova ha problemi con qualsiasi cosa vada oltre il livello medio di approfondimento di Wikipedia.

Notevole è la natura ambigua del testo, che oscilla tra una buona dose di rigore su termini e metodo ma che si lascia volentieri andare (ad esempio nelle immagini, ma non solo) ad una divertita complicità, in un mix instabile che prova comunque a documentare e spiegare parole e concetti come quello chiave del “Lulz”, citato anche nell’indirizzo stesso della tesina.

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Questi (non) siamo noi. E nemmeno i nostri amici

È apparso su Time.com un buon articolo sul social networking e sul concetto di “amici online”.

timefriends.jpgPolemico e ironico al punto giusto è uno spunto di riflessione non banale per ritornare un po’ con i piedi per terra e ripensare o rivalutare i tanti rapporti che abbiamo via Internet.

Il lungo testo ha diversi momenti felici tra cui un in particolare, verso la metà, quando evidenzia come i servizi di “socializzazione” in realtà non servano a metterci o rimetterci in contatto con le persone, ma siano perlopiù una “piattaforma di self-branding”.

Subito dopo l’autore affronta la spesso discussa questione della privacy e dei dettagli personali che sveleremmo online. Nei profili utente come nelle gallery o ancora negli spazi per la discussione e condivisione su MySpace o FaceBook o Anobii in realtà non si condividono gli aspetti che devono restare segreti, ma “si mostrano le foto migliori ritoccate e in posa” ed “elencano libri di autori che si vuole far credere di aver letto da cima a fondo”.

Illustrazione tratta dal sito di Time

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Dieci anni di Slashdot

Sono passati dieci anni da quando il sito di “notizie per nerd (e) cose importanti” ha fatto capolino su Internet.

slashdot10years.jpgSlashdot ha indubbiamente contribuito a cambiare il modo in cui si fa informazione online, dal segnalare al discutere notizie e url al (quanto e come) moderare fino al mettere a dura prova i server dei siti linkati, una pratica ormai nota come “slashdotting” o “effetto slashdot” anche quando è causata da altri tra cui Digg, considerato da alcuni l’erede del servizio fondato da CmdrTaco.

Il decennale del sito si celebrerà con varie iniziative durante il mese di ottobre: narrando la sua storia, con premi e regali e sopratutto con una serie di feste “distribuite” in giro per gli USA (e magari anche oltre).