
Il mito di una koinè universale, di una lingua pre-babelica è stato inseguito da molti attori nel corso della storia. L’ultimo in ordine di tempo è una start-up israeliana che sta provando a creare l’esperanto degli sms.
Si tratta di Zlango, un servizio di messaggini di simboli, e non più di testo, nato la scorsa estate e che oggi festeggia la raccolta di un finanziamento da 12 milioni di dollari. Attivo finora solo in alcuni Stati (un curioso assortimento per altro: Israele, Polonia e Caraibi), Zlango sostituisce le lettere e le parole con una schiera di icone colorate: un cuore significa amare, un cigno sta per bellissimo e così via. Gli utenti di Zlango (che scaricano un programmino sui loro cellulari Gsm o Cdma) rimpiazzano dunque le frasi dei loro messaggi con questo dizionario iconografico, che per ora conta su circa duecento immagini.
Al di là delle implicazioni, o meglio ancora, delle ambizioni interculturali (il fatto cioè che con questo sistema possano comunicare anche utenti che parlano due idiomi diversi), l’aspetto più interessante è che questo linguaggio non sarà statico, ma verrà arricchito dai contributi degli utenti, che potranno inventare le loro icone: se poi queste diventeranno popolari saranno incluse nell’alfabeto ufficiale, mentre quelle non utilizzate cadranno nell’oblio, proprio come accade in tutti i linguaggi.
In occasione del finanziamento, Zlango ha diffuso un comunicato stampa scritto in “zlanghese”, oltre a un video in cui si riproduce il testo di una canzone dei Beatles utilizzando queste immagini stilizzate.
Idea interessante, anche se alcuni la vedranno come il colpo di grazia alla ricchezza e complessità delle nostre lingue, già duramente provate dallo slang messaggistico.