0

Mulve? Forse è già morto

Mulve, la fonte definitiva per gli mp3 o il bluff colossale: ne parlavamo giusto ieri in Mytech aggiungengo le parole “troppo bello per essere vero”.
Ed ecco che neanche 24 ore dopo non solo www.mulve.com è down, ma il client non riesce a connettersi, una volta lanciato.

Mulve logo

DMCA take down request, bare with us guys. We had to disable the server for a little while” dicono i titolari dalla pagina Facebook ufficiale: abbiate pazienza, c’è una richiesta di rimozione secondo il Digital Millennium Copyright Act, abbiamo dovuto disattivare il server per un po’.

Mulve screen

Un altro messaggino descrive il problema come “risolvibile”; e qualche ora dopo “Non dovrebbero volerci più di 24 ore (forse meno). E’ solo che non possiamo rimettere tutto nella location originale a causa dei problemi legali legati alla richiesta di rimozione della RIAA“. In casa Mulve aggiungono faccine e si promettono anche aggiornamenti per risolvere problemini di crash avuti da qualche utente.

Noi qualche dubbio ce lo teniamo comunque; la potente lobby dei discografici USA (quelli che per un decennio non hanno neanche ben capito cosa fosse la musica online) è all’opera. Il prevedibile gioco del gatto e del topo è iniziato; onestamente non sappiamo neanche se valga la pena seguirlo. Spotify, per favore muoviti a sbarcare nel resto del mondo.

0

Trent Reznor, musica per Social Network

Uno strano messaggio (strano perché datato 19 settembre ma in realtà pervenuto solo il 21) che ha per mittente i Nine Inch Nails annuncia l’uscita di un EP gratuito che anticipa la pubblicazione di una colonna sonora completa:

Trent Reznor e Atticus Ross hanno composto le musiche per il nuovo film di David Fincher “The Social Network“. QUI è possibile scaricare un EP gratuito con cinque brani musicali tratti dal film. Tramite lo stesso link è anche possibile prenotare la colonna sonora completa in diverse versioni.

Da notare che “qui” è da intendersi come il sito della fantomatica Null Corporation, la label indipendente di Reznor.

Oltre all’EP scaricabile, le versioni a pagamento sono un cd con 19 tracce, un HD Blu Ray audio 5.1 (!) e un doppio vinile 180 gr.; i tre prodotti hanno date di uscita diverse, tutte nel mese di ottobre. Agli acquirenti arriverà anche in omaggio la versione mp3 da scaricare.

Annunciato dal brillante slogan “You don’t get to 500 millions friends without making a few enemies” (“Non puoi avere 500 milioni di amici senza farti un po’ di nemici”), “The Social Network” è nientemeno che la storia di Mark Zuckerberg e della sua cratura, Facebook, con tanto di Justin Timberlake (!) nella parte di Sean Parker (Presidente di Facebook e in precedenza tra l’altro cofondatore del Napster originale).

Il film uscirà a partire dal 30 settembre in diversi paesi (1° ottobre negli Stati Uniti, nel comunicato sono indicate le date per moltissimi paesi ma l’Italia non è per il momento compresa…).

E complimenti a Reznor per l’ennesima geniale trovata…

0

Nokia/Ovi Music Store, ecco il comunicato

Come annunciato tempo fa in Mytech, i servizi musicali di Nokia sono passati sotto il marchio Ovi.

Ecco il comunicato inviato ai vecchi utenti via e-mail e datato 11 settembre; Da notare la modifica in automatico degli username per gli account Nokia Music Store esistenti:

Ciao,

Siamo lieti di comunicarti che Nokia Music Store è da oggi parte di Ovi. Oltre ad un nuovo nome e un look completamente ridisegnato per un utilizzo più semplice che mai, Ovi Musica ti offre Mp3 DRM-Free compatibili con PC, Mac e qualsiasi lettore musicale. Inoltre potrai accedere ad Ovi Musica dal tuo browser preferito, senza il bisogno di installare software aggiuntivi.

* Mp3 DRM-free compatibili con PC, Mac e tutti i lettori musicali
* Più veloce nella ricerca, nella navigazione e download dei brani. Ora possibile su qualsiasi browser
* Nuova veste grafica semplice ed accattivante sia per PC che telefono

Abbiamo provveduto al trasferimento del tuo account su Ovi Musica per te e aggiornato la tua vecchia username xxxxxxx con la nuova username xxxxxxxOVI. Puoi utilizzare la tua vecchia password Nokia Music.

0

iTunes Store per tutti: cosa cambia

E’ caduto un altro muro. Uno grosso. Forse l’ultimo: perlomeno per l’industria discografica tradizionale.

La notizia è di ieri: alla chetichella, Apple iTunes si apre al mondo.
Già, perché fino a ieri per entrare direttamente nello Store che da solo fa l’85% del mercato della musica digitale (e ormai una buona fetta del mercato discografico globale) bisognava essere una major o appoggiarsi a uno dei vari aggregatori, più o meno validi (CD Baby, IODA, Tunecore, ecc.); oppure essere stati tra i pochi altri fortunati “invitati” direttamente da Cupertino a fornire contenuti quando il servizio fu lanciato.

Adesso, con un link diffuso via web, anche se con la scusa dei libri elettronici, almeno in teoria si concede a chiunque la possibilità perlomeno di fare domanda per entrare direttamente nello Store anche con musica, video e altro materiale.

La cosa è rivoluzionaria, in particolare potrebbe esserlo per la diffusione dei videoclip musicali di etichette ed artisti indipendenti.
Questa categoria finora ha potuto contare su soluzioni dispendiose o su distribuzioni gratuite che comunque la penalizzavano rispetto ad artisti major.

In altre parole, Tunecore fornisce Apple, ma chiede un sostanzioso costo per inviare il file video e costi annuali per un hosting che di fatto è inutile, visto che non sono in piedi collaborazioni con altri negozi e che una volta inviato ad Apple il file resta inutilizzato sul server Tunecore; potrebbe persino essere tranquillamente cancellato, datosi che all’aggregatore resta solo di ripartire le eventuali royalty ricavate dalla distribuzione).
L’unica alternativa a queste soluzioni era distribuire gratis il proprio materiale, per esempio tramite Blip.tv, che è una sorta di aggregatore video; una volta creato un canale con alcuni videoclip in quel contesto, automaticamente se ne può fare un podcast per iTunes. Ma non si stanno vendendo i file come invece possono fare le major.
Persino un’artista (?) “pompata” dal web 2.0 come la famigerata Tila Tequila, stella – ormai un po’ offuscata – di MySpace, quando sbarcò in iTunes riuscì a finire in testa alla classifica dei videoclip più scaricati. Ma solo perché il video veniva regalato agli acquirenti (non moltissimi, peraltro) del brano musicale distribuito come singolo digitale.

Insomma, il contenuto videomusicale indipendente finora è stato etichettato quasi “di serie B” rispetto a quello dei grandi nomi, cosa che normalmente non avviene nel mondo dell’mp3.

La porta è aperta (chi scrive, a titolo di test, ha già fatto domanda e sì, gli italiani almeno in teoria dovrebbero essere ammessi come tutti gli altri).

Chi scrive solo pochi giorni fa leggeva via e-mail le parole di un discografico indipendente che si lamentava “abbiamo perso la battaglia sul digitale”. Questa è davvero l’ultima chance.
Chi non entra adesso (o non ci prova nemmeno, o non si rivolge a un aggregatore in mancanza di accettazione diretta) non avrà più scuse: si sta condannando al suicidio editoriale e a doversi cercare un futuro in qualche altro campo lavorativo.

0

RIAA & MPAA: il DRM non è (ancora) morto

David Hughes della “technology unit” della RIAA, la potente lobby dei discografici americani, ha rilasciato dichiarazioni abbastanza sconcertanti qualche giorno fa, nel corso della conferenza “Digital Hollywood”.
Come riferisce Greg Sandoval su CNET.com, Hughes ha tra l’altro dichiarato di aver fatto “una lista di 22 modi di vendere musica, e 20 di essi richiedono ancora il DRM”.
In un momento in cui tutte e quattro le major hanno almeno parte del proprio repertorio in vendita senza alcuna protezione e persino in posti come il “marketplace” dello Zune targato Microsoft si vendono mp3 “DRM-free”, questa affermazione suona incredibilmente “stonata”.
Se è ovvio che un livello minimo di controllo deve esserci – Hughes non sembra rendersi conto che una forma di “gestione dei diritti digitali” è anche qualsiasi sistema per acquistare legalmente un file non protetto… – la sua previsione sembra folle: “Penso che ci sarà un movimento in direzione dei servizi in abbonamento, e questo significherà il ritorno del DRM”.

“Eliminate DRM”, manifestazione di protesta a Boston, 2007 (Karen Rustad/Wikimedia Commons) - Immagine tratta da http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:DRM_protest_Boston_DefectiveByDesign.jpg e rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribution 2.0

La seconda – e ancor più evidente – dimenticanza è che eMusic opera il servizio di subscription più longevo in assoluto, da sempre privo di DRM. E questo non le ha impedito di essere seconda solo ad Apple per un bel pezzo. Poi si potrebbe obiettare che buttarsi a tutti i costi sulla formula degli abbonamenti ha anche dei rischi che vanno considerati (la RIAA sa che ad aprire una subscription illimitata in America si rischia di fallire in tempi abbastanza rapidi?).
Che dire: questo personaggio dimentica infine anche che una delle quattro “sorelle”, EMI, solo qualche settimana fa stava seriamente pensando di lasciare entità come RIAA ed IFPI; nessuna delle major pare essere particolarmente contenta di gettare grandi somme di denaro in questi calderoni che nella conformazione attuale si stanno rivelando superflui per il mercato (oltre che dannosi per i bilanci e antipatici ai fruitori di musica).
Lo stesso articolo riporta anche una frase di Fritz Attaway della MPAA, il corrispettivo “cinematografico” della RIAA: “Abbiamo bisogno del DRM per mostrare ai nostri clienti i limiti della licenza che hanno sottoscritto con noi”.
Siamo d’accordo: in effetti il pubblico ha bisogno di essere guidato; soprattutto per decifrare affermazioni abbastanza prive di senso come quelle di questo signore… ;)

Immagine: “Eliminate DRM”, manifestazione di protesta a Boston, 2007 (Karen Rustad/Wikimedia Commons); tratta da http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:DRM_protest_Boston_DefectiveByDesign.jpg e rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribution 2.0.

0

Apple, eMusic, Universal e la tentazione delle subscription

Subscription, subscription… la formula di abbonamenti per scaricare musica digitale non è una novità e periodicamente viene riproposta da qualcuno.
Ci hanno provato eMusic e – anni fa – il vecchio Vitaminic, con risultati non sempre eccelsi. O Napster con il suo “Napster to go”. Ci prova proprio in questi giorni la nuova incarnazione di Dada.net.
Altri ancora l’hanno messa in pratica con formule relative al solo streaming.

Se il concetto di per sé non è affatto male – una somma fissa mensile per scaricare un numero fisso o illimitato di brani, un po’ come si paga un canone per la tv satellitare – ci sono spesso dei vizi di fondo, magari non sempre immediatamente evidenti.

eMusic aveva un abbonamento illimitato; risultato: alcuni utenti nel giro di un mese scaricavano svariati giga di musica – molta più di quanto riuscissero ad ascoltarne – a un prezzo irrisorio. Poiché in America esiste un minimo garantito da pagare in tema di diritti d’autore (una royalty di riproduzione meccanica stabilita dalla Harry Fox Agency) ci si finiva in perdita o quasi. Lanciare un abbonamento illimitato a un servizio di download musicali negli Stati Uniti sul medio-lungo periodo equivale a un suicidio.

Questo sembra però esser sfuggito di mente negli anni a diversi soggetti, dall’attuale versione di Napster (che in effetti non è che se la passi proprio bene) fino a Universal, che con il suo pallino di imporre a produttori di player, telefoni e simili di pagare una somma fissa per fornire contenuti musicali illimitati agli utenti non sembra rendersi conto di entrare in acque davvero pericolose.
Lo streaming illimitato è regolato diversamente ed è meno oneroso per le società che lo praticano: ecco perché Rhapsody fornisce un abbonamento illimitato da anni e pur non navigando nell’oro non ha ancora chiuso i battenti.

Se Apple – per la quale si vocifera da tempo di un servizio del genere, che costerebbe secondo alcuni una ventina di dollari “una tantum” inclusi nel prezzo dell’iPod (le major vorrebbero 4 volte tale somma) – vorrà davvero lanciare un servizio di subscription dovrà necessariamente trovare una formula simile a quella dell’eMusic attuale (limitata a un certo numero di pezzi mensili). Altrimenti, l’unico vero “nemico” di iTunes finirà per risultare Apple stessa…