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Gli alti e bassi dell’OLPC

olpcDopo quella di David Pogue ecco finalmente un’altra recensione pratica con immagini e schermate dell’OLPC, il portatile per i paesi in via di sviluppo.

Ora che negli USA il portatile ideato da Negroponte si può acquistare, finanziando al contempo la produzione e la consegna di un altro esemplare, ecco che i tipi di The Register l’hanno provato sul campo, anche accostandolo all’altro ultraportatile di nuova concezione, l’Eee PC di Asus.

Segnalo in particolare alcune parti della lunga prova (lunga anche perché spezzettata in tanti capitoli):

Immagini tratte da www.nytimes.com e www.reghardware.co.uk

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La Wii e… il digital divide?

Mercoledì scorso su news.com è apparso un lungo intervento di Reggie Fils-Aime, presidente della filiale statunitense di Nintendo che sposa due tematiche in apparenza distanti: quella del digital divide e dei nuovi mercati.

La parte migliore è dalla metà in poi in cui, dopo aver citato Nicholas Negroponte ed il suo portatile eocnomico, si parla di innovazione e sopratutto dei “white space”, degli “spazi bianchi”, teorizzati in uno studio economico: mercati che esistono, talvolta senza che nessuno se ne accorga, tra categorie note di prodotti e che riescono a sposare benefici per il consumatore (sic) con marchi e innovazioni tecnologiche.

wii.jpgFils-Aime fa l’esempio del social networking ed ovviamente della Wii: la sua visione è sicuramente interessata ma forse proprio per questo il testo è illuminante sul percorso intrapreso dalla casa giapponese produttrice e sulla piattaforma che l’ha portata di nuovo prepotentemente alla ribalta.

Una console che, citando Fils-Aime, è

“più piccola, meno costosa e più facile da usare” e che è volutamente così facile ed intuitiva che chiunque in casa la può usare. Questa inoltre incorpora un browser di foto, un browser web e canali specifici per le notizie e per il tempo, cosa che fa chiedere alcune persone cosa questi elementi abbiano a che fare con i videogiochi.

Logica, ma non meno sorprendente è la conclusione dell’uomo di Nintendo che definisce la Wii

[...] una mossa consapevole vero lo “spazio bianco”, in questo caso quel notevole divario [ma in originale si usa il significativo termine gap, NdA] tra i tecnofili e i tecnofobi in cui i consumatori vogliono semplicemente un modo comprensibile di rimettersi in sintonia coi tempi.

Davvero niente male per una ditta che produce console per videogame…

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One Laptop Per Child in azione


Foto: ZDNet

ZDNet ha pubblicato alcune foto che mostrano dei simpatici studenti nigeriani alle prese con i portatili prodotti dall’iniziativa One Laptop Per Child, il progetto di Nicholas Negroponte ormai prossimo alla fase di lancio.
La immagini, al di là della tenerezza suscitata da questi studenti in condizioni sicuramente disagiate, sono uno screen capture della globalizzazione ai tempi della lotta contro il digital divide: una classe diroccata e sovraffollata di ragazzini, tutti composti di fronte a coloratissimi computer portatili dal funzionamento occulto. Sembrano molto felici di avere in mano un calcolatore miniaturizzato realizzato con meno di 100 dollari.
Viene da domandarsi se il deus ex machina informatico (o meglio, questa machina) sia davvero in grado di migliorare sensibilmente la vita e la formazione di questi giovani – e di tutti i bambini dei paesi in via di sviluppo ai quali si rivolge One Laptop Per Child.
Dopo la distribuzione dei laptop ci sarà certamente un “Effetto 2001 Odissea nello Spazio”: i computer saranno accolti alla stregua di un monolite nero materializzatosi dal niente. Stupore, meraviglia. Magari sorgeranno resistenze culturali da parte degli anziani: la ricerca antropologica ha spesso dimostrato che le tecnologie avanzate vengono accolte con sospetto all’interno dei gruppi sociali tradizionali e premoderni.
Soprattutto: se voi foste nati in un villaggio dove la raccolta di cibo e acqua sono i due problemi fondamentali, vi preoccupereste di come far funzionare un elaboratore di testi? Forse non ve ne curereste, o forse ne avreste una paura irrazionale e scaramantica.

Una nota caustica: dagli scatti sembra che gli studenti siano tutti di sesso maschile. Un caso?