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La musica del film su Facebook è di Trent Reznor

thesocialnetwork-tnIl creatore dei Nine Inch Nails, Trent Reznor, ha rivelato di essere stato contattato dal regista David Fincher che gli ha chiesto di realizzare la colonna sonora del suo prossimo film.
Si tratta di “The Social Network”, che racconta la nascita di Facebook e che dovrebbe arrivare nelle sale statunitensi a ottobre.

Negli scorsi mesi Reznor e il suo fido collaboratore e coproduttore Atticus Ross, con cui ha formato anche la side band How To Destroy Angels hanno lavorato alacremente e pare siano ormai prossimi alla fine.

Reznor afferma che l’incarico è stato stimolante, di essere molto soddisfatto del risultato e dice che la prossima fase consiste nel “distillare la notevole quantità di musica scritta in un disco (o due)” che renderà poi disponibili al pubblico un paio di settimane dopo l’uscita del film.

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Facebook, burocrazia & documenti scaduti

Un articolo di Mark Hopkins su Mashable.com segnala il caso di Jay Moonah, membro del gruppo musicale Uncle Seth.

Moonah intendeva utilizzare Facebook per caricare e pubblicare la propria musica, e si è visto richiedere un documento d’identità: fin qui potrebbe essere anche una cosa positiva, un modo per evitare la proliferazione di materiale non autorizzato sul sito, anche se qualche dubbio sulla correttezza della procedura rimane. Un po’ seccato dalla richiesta, Moonah si è divertito a prendere in giro il sito: trovandosi per le mani un portafogli dimenticato da una ventina d’anni, ha inizialmente caricato la scansione di un vecchissimo tesserino di una sala giochi di Toronto.

Il sito ha comunicato che in un paio di giorni sarebbe stata effettuata la verifica; ma dopo un po’ nessun messaggio, solo il ritorno della procedura di upload.

Allora, il cantante ha insistito: al secondo tentativo ha mandato una tessera d’abbonamento dei trasporti pubblici del 1985.

Il sito he effettuato (?) i cosiddetti controlli e accettato come valido un documento inutilizzabile con una foto dello studente Jay 22 anni fa, il tutto per di più poco leggibile.
La procedura di iscrizione sembra quindi essere solo un po’ di inutile burocrazia, forse messa in atto, suggerisce Hopkins, per scoraggiare i gruppi musicali all’uso di Facebook a fini promozionali…

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Se LinkedIn incontra MySpace…

E’ quello che potrebbe succedere a breve se saranno confermate le voci fatte circolare da TechCrunch UK e rilanciate dall’omologo americano: News Corporation di Rupert Murdoch sarebbe in trattativa per l’acquisto di LinkedIn, il “MySpace dei professionisti”; certo, si tratta di una cosa ben diversa, più utile e decisamente meno frivola di MySpace. Ma sarebbe un colpaccio non da poco: con i 16 milioni di utenti di LinkedIn inoltre ci sarebbero sicuramente possibilità di integrazione; a qualcuno potrebbe per es. tornare utile trasportare almeno alcuni contatti di un sito nell’altro (per es. MySpace è utilizzatissimo da musicisti, discografici, manager, modelle e altri personaggi dell’industria dello spettacolo). Il rischio però di perdere i pochi indirizzi utili accumulati in LinkedIn nel mare magno di “friends” e tra la spazzatura digitale di MySpace, oppure di far arrivare su LinkedIn persone che non hanno alcuna ragione di esserci è concreto… ma forse stiamo correndo troppo.
Per ora l’unico seguito ufficiale all’articolo di TechCrunch è un “no comment” di Reid Hoffman di LinkedIn, che però lascia intendere che effettivamente qualcosa sotto ci sia.
Da notare che Murdoch acquisirebbe una posizione di rilievo nel mondo del social networking: sarà il caso che le autorità antitrust comincino a studiarsi il settore? ;)

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Il social network… alla cantonese

logo WangYou.com - Immagine tratta da www.wangyou.com

Circola in realtà già da un bel po’ ma ha avuto la sua consacrazione forse quando nel giugno 2007 il suo fondatore Buddy Ye è comparso in uno special televisivo della CNN dedicato ai Mondi Virtuali, insieme a personaggi notissimi come Philip Rosedale di Linden Lab/Second Life, Jimmy Wales di Wikipedia e altri ancora. WangYou.com è il sito leader del social networking… in Cina!

La società titolare è WangYou Media, con sede a Shanghai, proprietaria anche di 8850.com, community dedicata ad anime e manga (con la benedizione della Digital Content Association of Japan e dello stesso Ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria del Sol Levante, con la speranza di aprire nella Cina quasi-capitalista un nuovo enorme mercato per l’animazione nipponica).

WangYou.com ha dieci milioni di iscritti; la maggior parte degli utenti del “MySpace cinese” ha un’età media compresa tra i 13 e i 25 anni.

Immagine tratta da www.wangyou.com.

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Rudy Giuliani e la disavventura di Facebook

Ovvero: Anche un candidato di prestigio alle Presidenziali USA 2008 può avere qualche problemino a causa del social networking…

I siti di social networking come MySpace e Facebook e il web in generale talvolta nascondono dettagli “sospetti” su una persona; c’è chi ammette di fare ricerche nella Rete sui nomi dei candidati a un certo lavoro, per verificare che non abbiano un “lato oscuro” di qualche tipo.

E accade che qualcuno dotato di una pagina particolarmente imbarazzante o che in qualche modo sollevi dubbi sulla propria serietà professionale venga scartato e perda una buona occasione, a causa di una fotografia o di hobby e attività non dichiarati in un curriculum professionale ma sbandierati su Internet.

Altre volte, da un sito come Facebook si può scoprire qualcosa di inaspettato, come è accaduto ai redattori di Slate che hanno scovato un gustoso dettaglio sulla pagina personale della figlia di Rudolph Giuliani, l’indimenticato Sindaco di New York nei drammatici momenti dell’11 settembre 2001.

Giuliani è uno dei pezzi da novanta del Partito Repubblicano, il partito di Bush; forse l’unico rimedio a una probabile sconfitta, vista la scarsa popolarità del Presidente, i recenti risultati elettorali favorevoli ai democratici e la presenza nell’altro campo di due pericolosi rivali in grado di attrarre notevoli consensi: Hillary Clinton e Barack Obama.

Così, quelli di Slate devono essersi fatti delle grasse risate a scoprire la figlia di Giuliani proprio in un forum online di supporter di Obama: se non può contare neppure sulla figlia, chi lo salverà?

Poche ore dopo che Slate aveva contattato la giovane, Caroline Giuliani si era disiscritta dal forum. Ma come aggravante, la diciassettenne si dichiara “liberal”.

Ovviamente la storia è finita su TechCrunch e da lì in mezza Internet.

Dice Lucy Morrow Caldwell di Slate in merito a Caroline: “Non ha nascosto il suo profilo, consentendo a qualsiasi utente di Facebook con accesso alle reti scolastiche di Harvard o Trinity School (oltre 42.000 persone) di vedere il suo profilo completo” (la figlia di Giuliani è appena uscita da Trinity e intende iscriversi ad Harvard; la giornalista di Slate ha avuto accesso al profilo in quanto studentessa di Harvard).