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Una settimana con Snow Leopard – 32 e 64 bit

64bit_icon20090608Fermo restando che Mac OS X 10.6 è rivolto (e consigliabile) a tutti i possessori di Macintosh con processore Intel, vale la pena soffermarsi sulla questione dei 32 e i 64 bit che da settimane furoreggia su Internet.

Le prime generazioni di Macintosh dopo il passaggio a Intel montano infatti processori che non possono sfruttare appieno le potenzialità di Snow Leopard. Una nota tecnica dell’inizio dell’estate spiega agli utenti come verificare e informa che i Mac non a 64 bit sono quelli con Cpu Core Duo e Core Solo.

Facendo un po’ di ricerche è possibile stilare una lista dei Mac* con processore Intel non a 64 bit, che è composta da:

Ne verrebbe di conseguenza che tutti gli altri Mac Intel sono a 64 bit. In realtà la cosa non è così semplice e anche molti dei Mac successivi e parte di quelli recenti, come i MacBook (quelli senza il suffisso “Pro”) seppure a 64 bit pieni, non possono avviare il sistema in questa modalità.

Dalle informazioni rilasciate durante lo sviluppo di Snow Leopard si è scoperto che a partire con il kernel a 64 bit sono capaci solo gli iMac e i MacBook Pro 15″/17″ del 2008 e 2009, il Mac Pro del 2009 e gli Xserve del 2008 e 2009. Non solo: a avviarsi automaticamente con il kernel a 64 bit sono solo questi ultimi mentre per gli altri bisogna premere due tasti (il “6″ e il “4″) durante l’avvio.
La spiegazione più plausibile al momento è che manchino ancora driver a 64 bit, cosa che penalizzerebbe portatili e desktop. I server invece non hanno esigenze di questo tipo e al contrario sono quelli a poter godere maggiormente di uno dei principali vantaggi del kernel a 64 bit: gestire meglio grosse quantità di memoria.

Nel frattempo, anche se funzionante parzialmente a 64 bit, Snow Leopard è comunque un ulteriore miglioramento rispetto a Leopard e a seconda del Macintosh e delle sue possibilità, si adegua e quando può esegue parti di sistema e programmi a 64 bit. Aggiungiamo anche che, come da tradizione Apple, tutto questo in maniera trasparente e senza che l’utente si debba preoccupare a priori di acquistare installare (come per Windows) una versione o l’altra del sistema operativo.

uscsl15 Safari on Core DuoUn ottimo esempio di quanto scritto è l’esecuzione dei medesimi applicativi di Snow Leopard su Mac diversi.

Su un Macintosh con processore Core Duo i software vengono eseguiti solo ed esclusivamente a 32 bit ed appaiono nella lista dei processi attivi come “Intel” sotto la colonnina del tipo.
Sui Mac con processore Core 2 Duo, invece, i software se a 64 bit vengono sempre eseguiti come tali. L’utente può eventualmente scegliere, dalle informazioni, l’avvio a 32 bit con una casella da spuntare (casella che ovviamente assente sui Core Duo).
Su questi Mac i 64 bit convivono felicemente con i 32 e anzi questo miscuglio è sfruttato da Apple per implementare alcuni trucchi nelle ultime versioni dei programmi acclusi.

Questa combinazione di 32 e 64 bit è alla base della vantata “immunità dai crash” di Safari 4 sotto Snow Leopard.
Sul sito Apple si legge che

i crash in Mac OS X sono causati principalmente dai plug-in per il browser, perciò gli ingegneri Apple hanno riprogettato Safari in modo da farli eseguire separatamente: se un plug-in va in crash su una pagina web, Safari continua a funzionare.

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Come spiegato da John Siracusa Safari 4 in Snow Leopard separa l’esecuzione dei browser vero e proprio da quella dei plugin che girano a 32 bit. In questo modo è possibile, seppure in maniera meno pulita ed elegante di Chrome, proteggere il browser dal blocco a causa di Flash o Quick Time.

Chi volesse verificare (ed ha un Core 2 Duo) può puntare Safari 4 di Snow Leopard su YouTube o altro sito che fa uso di plug-in e poi controllare con Monitoraggio attività (Activity Monitor) l’elenco dei processi, magari filtrandoli usando Safari come parola chiave.

* ho escluso dalla lista la AppleTV perché -almeno ufficialmente- non è un Macintosh.

L’immagine “64 bit” è tratta da sito Apple.it ed è (c) Apple.

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Una settimana con Snow Leopard – La compatibilità

uscsl13A livello di funzionamento del sistema i cambiamenti strutturali tra Leopard e Snow Leopard non sono pochi tant’è che durante l’installazione del 10.6 è prevista oltre all’aggiornamento dei programmi dell’azienda anche una procedura che accantona e raccoglie in una cartella eventuali software incompatibili che trova.

La procedura è spiegata da Apple stessa in una nota tecnica* in cui fornisce anche una tabella dei programmi messi da parte o a cui viene impedita l’apertura indicando di ognuno la versione “incriminata” nonché nome e indirizzo web del produttore.

Tornando al software, la lista delle incompatibilità fornita da Apple è molto breve e -ovviamente- incompleta. La risorsa migliore e più completa è stata creata e viene aggiornata dagli utenti stessi, sotto forma di un wiki online.

In base all’esperienza diretta degli ultimi due giorni possiamo dire che in moltissimi casi il software preesistente funziona perfettamente (anche quello con codice PPC), che si tratti di piccole utility o di prodotti di primo piano come Office o Firefox

Talvolta è invece necessario reinstallare il programma o ci sono disfunzioni e blocchi, come nel caso di Adobe e le sue Creative Suite.
uscsl12 (Menlo = blocco Photoshop)Inizialmente, Adobe è parsa volersi lavare le mani degli eventuali problemi della “vecchia” CS3 ma ha rettificato il tiro dopo le proteste degli utenti.
Sono stati attivati vari canali di informazione e si può leggere dei bug di Photoshop (che non gradisce uno dei nuovi font di Snow Leopard, il Menlo) o degli altri programmi Adobe su apposite note tecniche, in interventi su blog degli addetti e anche su Twitter.

* Una nota a parte è invece dedicata all’aggiornamento dei driver di periferiche come scanner e stampanti.

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Una settimana con Snow Leopard – Cosa c’è di nuovo?

uscsltigerDopo aver installato Mac OS X 10.6 chi viene dal 10.5, a prima vista non troverà grandi cambiamenti, a differenza degli utenti del 10.4.

Tiger è stato montato per tutto il 2006 e buona parte del 2007 sui Mac con processore Intel e per questi utenti ancora fermi a due versioni fa il salto si sente e vede, a riprova che il 10.6 è un OS ottimizzato per le nuove Cpu.

Tornando agli utenti di Leopard è bene sottolineare come sia l’interfaccia che il funzionamento di Snow Leopard sia sostanzialmente identico al sistema che già conoscono e il lavoro fatto dagli sviluppatori Apple non salta immediatamente agli occhi ma emerge man mano che si prosegue ad usare il proprio computer. Ci sono tanti piccoli dettagli da scoprire, alcuni significativi (vedere sotto), altri un po’ meno.

uscslleopardSi va dai ritocchi al Finder con icone grandi sino a 512 pixel, anteprime di tanti formati di file e opzioni per ripristinare e rinominare più agilmente i file a svariate nuove opzioni nelle Preferenze di sistema in ambito di sicurezza, connettività, usabilità.

Il Dock è stato ulteriormente potenziato da menù contestuali, pile e Exposé mentre Safari 4 è un po’ più appariscente e (si spera) stabile laddove Quick Time è stato reso più minimale e ripensato non solo all’insegna della riproduzione ma anche della produzione e condivisione di filmati.

uscslsnowleopardIn quanto alla maggiore leggerezza e velocità pubblicizzata da Apple i risultati ci sono ma dipendono anche dalle operazioni che si effettuano, dai software usati e sicuramente anche dalla dotazione hardware e nello specifico dalla scheda video più che dal supporto ai 64 bit.

Aggiornare a Snow Leopard è comunque una buona idea anche per chi ha un Macintosh Intel della prima ora. Su un MacBook Pro del 2006 avvio e spegnimento si sono rivelati leggermente più rapidi così come lo è l’apertura dei programmi. Non abbiamo però potuto verificare la connessione WiFi per incompatibilità col router.

Si sente la pubblicizzata maggiore reattività del Finder (finalmente!) e tangibile è la velocizzazione sia di Spotlight che dell’apertura di immagini e file PDF, in particolare dentro al browser.

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Una settimana con Snow Leopard – L’installazione

Dopo aver visto il contenuto della confezione di Snow Leopard ecco di seguito un resoconto dell’installazione, fatta su un portatile non recente, un MacBook Pro del 2006 con processore a 2,33 GHz, 3 GB di Ram e scheda video Ati da 256 MB.

L’installazione è stata fatta su una partizione del disco in cui era presente Mac OS X 10.4, ovvero Tiger, previo backup tramite l’utility Carbon Copy Cloner. La procedura è andata perfettamente in porto, a dimostrazione che -licenza a parte- è tecnicamente possibile passare a Snow Leopard anche senza la presenza di Leopard (di cui comunque c’erano una copia e la rispettiva licenza).

Ecco il contenuto del DVD di Snow Leopard appena inserito e aperto sul desktop del 10.4.

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La cartella "Istruzioni" contiene due file PDF, uno di sette pagine dedicato all’installazione ed uno di settanta, il manuale d’uso vero e proprio (che Apple non fornisce più in forma stampata).

Facendo doppio clic sull’icona con la forma del disco di Snow Leopard si avvia la procedura.

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  • Dopo il clic su “Riavvia”, viene richiesta la password di amministratore: una volta inserita il Finder si chiude e lo schermo diventa blu.
  • Dopo alcuni secondi il Mac si riavvia dal DVD e circa trenta secondi arriviamo alla prima schermata, che chiede di scegliere la lingua.
  • Segue una schermata che propone l’eventuale uso di Utility Disco (per riparare o inizializzare il disco) o Time Machine (per effettuare il backup).
  • Apple chiede l’accettazione della licenza e poi la scelta del disco o partizione dove mettere Snow Leopard. Nel nostro caso si è optato per una partizione in cui era già presente Mac OS X 10.4, Tiger, che aveva circa 12GB di spazio libero disponibile.
    Nella stessa schermata, in basso a sinistra c’è un pulsante “Personalizza”, con cui includere o escludere lingue, driver e software. Da notare che di fabbrica sono deselezionati sia Rosetta (per l’emulazione del codice PowerPC) che Quick Time 7.
  • Inizia l’installazione vera e propria. La stima è di 43 minuti. La durata effettiva è di 37 minuti.
  • Il Macintosh si riavvia e meno di un minuto dopo è alla finestra di login.
  • Dopo il login viene caricato il desktop (con tutte le vecchie impostazioni e preferenze di Tiger) e parte l’Impostazione assistita con il filmato di benvenuto di Leopard.

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Snow Leopard è installato e pronto all’uso.

Note: una prima microcronaca è stata fatta in tempo reale su Twitter mentre tutte le schermate prodotte sono visionabili su Flickr.

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Una settimana con Snow Leopard – Il felino nella scatola

I prossimi giorni li trascorreremo in compagnia di Mac OS X 10.6, Snow Leopard, il più recente aggiornamento del sistema operativo per computer Macintosh. Con una serie di interventi ne passeremo in rassegna installazione, caratteristiche, novità, impostazioni e altro ancora.

Cominciamo subito con l’esaminare il contenuto della sottile confezione, disponibile da pochi giorni presso Apple Store e rivenditori autorizzati, a 29 Euro.

Il packaging di Snow Leopard, come quello di tutti i prodotti software Apple negli ultimi anni, è all’impronta del minimal-ecologico.

Sul lato destro, dall’alto verso il basso, abbiamo gli adesivi (due) recanti il logo Apple, un foglietto con informazioni e coordinate per i servizi di supporto agli utenti, una rapida guida introduttiva a “fisarmonica” che (in dieci facciate) copre “installazione, caratteristiche e miglioramenti” e il disco per l’installazione, in formato DVD.

Ecco invece la confezione di Snow Leopard a confronto con quella del precedente Leopard (Mac OS X 10.5) e con Tiger (Mac OS X 10.4).

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Le dimensioni dei due Leopard sono sostanzialmente identiche se si eccettua lo spessore dell’ultimo che è sostanzialmente inferiore. La scatola di Tiger appartiene invece ancora al vecchio corso di Apple anche se -a guardare bene- il contenuto di supporti e manualistica non è molto più ricco.