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Le avventure di… Obama Girl?!

Impazza su YouTube, MySpace, Facebook, Revver.
Ha un proprio blog su Typepad.
A lei sono dedicati una voce di Wikipedia e il sito “ufficiale” Barely Political.

Crea scompiglio e pare abbia dato fastidio ai familiari di Barack Obama.

Stiamo parlando di Obama Girl, fantomatico personaggio che “interpreta” canzoni come “I Got a Crush on Obama” e il relativo sequel (“Obama Girl Vs. Giuliani Girl”) corredate da videoclip che hanno peraltro avuto alcuni milioni di spettatori.

La satira politica nell’era del web 2.0? L’ennesima trovata pubblicitaria/serial web travestito da videosatira semiartigianale? Forse.

Obama Girl comunque non canta una singola nota di quello che si ascolta nei suoi video: Amber Lee Ettinger, questo il suo vero nome, è una modella che si presta a fare da immagine alla voce della coautrice dei pezzi, Leah Kauffman, i cui brani sono disponibili anche su iTunes.

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Revver, un milione di $ per gli utenti

Annuncio di Revver.com: il primo sito di video online basato sulla pubblicità è anche il primo a raggiungere la quota di un milione di dollari pagati agli utenti che caricano e condividono video online.

Ricco di materiale originale ma anche di file di pubblico dominio, Revver ha pochi problemi di copyright (grazie a un sistema di filtraggio “dal volto umano” che evita gli eccessi di YouTube e simili).

Il 20% degli introiti è riservato agli eventuali “distributori” ossia i siti che fanno “embedding” dei video inserendo i codici di Revver sulle proprie pagine. Il resto è diviso equamente tra la società e gli utenti titolari dei filmati; tra i contenuti un po’ di tutto, dai serial per il web come Ask A Ninja o il più recente Prom Queen, fino ai vecchi cartoni di Superman e Betty Boop o agli esperimenti deliranti a base di Diet Coke e Mentos realizzati dai folli personaggi di EepyBird.com (uno dei loro filmati è stato guardato su Revver oltre 10 milioni di volte).

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TGCom: 120 secondi “user generated”

L’ultimo nome a buttarsi nella mischia dei contenuti generati dagli utenti è quel TGCom che è una delle varie emanazioni di Mediaset sul fronte “news”.

Modalità su “come diventare reporter” ed inviare il materiale video (e la relativa liberatoria) sono reperibili su una apposita pagina del sito del TGCom. Il progetto, denominato “120 secondi”, punta a raccogliere filmati di due minuti inviati dagli utenti.

Se l’aspetto web sembra più che decente, restano solo un paio di dubbi:
1) non si guadagna nulla (si sa, ormai tutti pensano a come poter compensare i collaboratori in qualche modo… altrimenti i contenuti migliori finiranno altrove, presto o tardi…)
2) la versione televisiva del TGCom di sabato 18 agosto consisteva unicamente in un filmato da 120 secondi inviato da un utente… carino, ma non sarà mica un alibi per risparmiare sui costi della “pillola” TV? ;)

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Norwegian Recycling, il genietto del mash-up

Norwegian Recycling è lo pseudonimo quasi banale scelto da un ragazzo ventitreenne di Aalesund, Norvegia, come firma per i propri mash-up audio e video.

Norwegian Recycling - Immagine tratta da www.myspace.com/norwegianrecycling

Siamo quindi dinanzi a un ennesimo artista del mixaggio “selvaggio”, capace – grazie ad appositi software e una sana dose di puro divertimento – di tirare fuori un pezzo di 4-5 minuti assemblando 6 o persino 8 brani pop vecchi e nuovi, talvolta rivelando plagi e somiglianze che altrimenti passerebbero inosservati.
Oltre a una pagina su MySpace dispone di un sito ufficiale su Multiply.com e di una pagina su YouTube i cui raccoglie i videoclip.

Norwegian Recycling - Immagine tratta da www.myspace.com/norwegianrecycling

Una radio dell’Irlanda del Nord, Citybeat, gli ha dato spazio inserendolo nelle playlist ufficiali e passando uno dei suoi brani più di alcuni lavori di artisti legati alle major; “Ben is Chasing Beautiful Girls” è il suo piccolo capolavoro, con Sean Kingston imporvvisamente rimpiazzato da Ben E.King, Puff Daddy e altri ancora (surreale l’inserimento di un pezzo di sigla del telefilm “Beverly Hills 90210″).

Immagini tratte da www.myspace.com/norwegianrecycling; si ringrazia Norwegian Recycling.

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Video online: colpo grosso per Amazon

I National Archives sono una agenzia federale del Governo statunitense il cui compito è di preservare informazioni; da dati e statistiche relativi allo Stato e all’attività della Casa Bianca, fino a dati personali utili ai cittadini per ricostruire il proprio albero genealogico e altro ancora. Sono anche noti con la sigla NARA (che sta per National Archives and Records Administration) e anche se la data di fondazione è 1934, raccolgono anche materiale più datato.

logo Customflix

Questo ricco archivio è oggi a disposizione di Amazon e dei suoi utenti: tramite CustomFlix Labs (il cui servizio Customflix che consente di produrre e distribuire CD e DVD “on demand” e che serve anche ad alimentare il servizio di download video Amazon Unbox) saranno resi disponibili al pubblico numerosi filmati: notiziari che vanno dal 1920 al 1967, documentari, materiale didattico, immagini di guerra e altro ancora. Presidenti degli Stati Uniti, personalità anche di altri paesi, eventi come la fine della Seconda Guerra Mondiale sono accuratamente documentati dal materiale degli Archivi. Non manca una versione online di una curiosa mostra dedicata all’improbabile incontro Elvis Presley-Richard Nixon, avvenuto nel 1970.

Si parte inizialmente con il materiale dei cinegiornali, pubblicato in formato DVD. Tenendo conto che molto del materiale – essendo prodotto da agenzie governative – è in realtà di Pubblico Dominio, secondo le leggi degli States, alla lunga forse non sarà un affare così redditizio (nel giro di qualche anno il materiale digitalizzato su questi DVD potrebbe ritrovarsi tutto in posti come Archive.org, legalmente e a costo zero!).

Per il momento, comunque, Amazon – che solo poche settimane fa aveva concluso un accordo molto simile con ABC News – “soffia” alla concorrenza (iTunes incluso) una ricca sorgente di materiale video di qualità.

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Peer-to-Peer: la FTC fa “terrorismo”?

Curioso intervento della FTC – la Federal Trade Commission statunitense (di cui abbiamo parlato di recente in merito al caso BurnLounge) – in tema di peer-to-peer. In occasione di una testimonianza dinanzi a un apposito Comitato (House Committee on Oversight and Government Reform), la FTC ha evidenziato alcuni pregi delle tecnologie peer-to-peer, ma ha soprattutto puntato il dito sui rischi per i consumatori.

Se alcune delle argomentazioni appaiono fondate e condivisibili, su altri punti la Commissione sembra aver calcato la mano un po’ troppo. Vediamo più in dettaglio: la presenza di spyware e adware indesiderati nei programmi che si utilizzano per il filesharing è sicuramente una “falla” non da poco, ma questo gli utenti lo sanno, ed esistono pure sistemi che non “vivono” di tali espedienti.

Dati o file “sensibili” possono essere condivisi per errore: non accade molto spesso, ma la cosa è possibile. E – ovviamente – utilizzando il peer-to-peer per scambiare musica e video disponibili commercialmente o materiale pornografico, gli utenti si espongono a tutti i rischi annessi e connessi con tali attività. Le immagini pornografiche, inoltre, possono finire in mano ai minorenni. Tutti rischi che però, in barba alla FTC, molti utenti in cerca di materiale gratuito preferiscono correre comunque…

FTC sembra essersi limitata a “educare” gli utenti in merito ai rischi del P2P e a coordinare attività repressive contro alcuni non meglio specificati operatori del settore che avevano violato le regole.

Se appare sacrosanto consigliare ad esempio di utilizzare programmi antivirus ed anti-spyware, perché invece fare del “terrorismo” sul rischio del condividere “per errore” messaggi di posta privati, documentazione fiscale o cartelle cliniche (cosa che appare abbastanza improbabile visto che la maggior parte dei software P2P sono impostati sullo scambio di audio, video e software, non di documenti o messaggi di e-mail)?

Perché non educare invece anche in merito agli utilizzi positivi del P2P, come lo scambio di materiale su licenza Creative Commons o di Pubblico Dominio o magari autoprodotto, e di pari passo instradare chi cerca altra musica o video “a buon mercato” su siti gratuiti (Revver.com, per esempio) o economici (sito con formule di abbonamento, come eMusic) che contengono materiale libero o comunque autorizzato?