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Provando thisMoment

Ho aperto un account su thisMoment.com, un nuovo progetto mirato alla condivisione di eventi della propria vita sul formato delle timeline.  Si basa soprattutto su foto e video.
Concettualmente non rappresenta una grossa novità, mi vengono in mente almeno due progetti che permettono di fare cose simili, anche se con finalità leggermente diverse:  Dipity è mirato proprio alla timeline costituita da formati diversi e Kontain è una sorta di piattaforma di blog multimediale, che aggrega i contenuti caricati ma valorizza anche il singolo contenuto indipendentemente dal contesto.

ThisMoment mi sembra però particolarmente interessante, perché uscendo dal contesto diariesco trovo potrebbe essere utilizzato facilmente anche in ambito editoriale.
I “moment” possono infatti essere portati su una pagine web con l’embed, sia nel singolo elemento che nel totale dei contenuti del proprio account, e il risultato è piuttosto gradevole, leggibile, semplice.

Qualche tempo fa ho usato su Dipity per creare la timeline di The Sims, che mi serviva a compendio di un articolo.
Il risultato mi soddisfa abbastanza, ma temo che come formato sia ancora troppo complesso, sia in lettura che nella costruzione.

ThisMoment è semplice da usare, è elegante e per ora mi sembra stabile e abbastanza veloce. Per chi preferisce usarlo come un semplice assemblatore, è possibile collegarlo ai propri account di Flickr, YouTube, Picasa… anche Twitter o Facebook(*).

Ma rimando il giudizio finale dopo una prova un poco più approfondita.

(*) nel caso di Facebook e Twitter, è possibile inviare il “moment” creato sul proprio stream.

AGGIORNAMENTO 24/06/09: fine del test, il pezzo su thisMoment è su Mytech.

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Arrivano le schede madri per il Web 2.0

Lo scorso autunno diverse testate di informazione dedicarono attenzioni alla motherboard P5E3 Deluxe/WiFi-AP di Asus che incorporata una versione minimale di Linux su ROM da cui avviare il computer pochi istanti (15 secondi circa) ed averlo pronto all’uso su Internet e in maniera alternativa al sistema installato dall’utente su disco.
logo splashtopAll’epoca ci fu chi chiamò la scheda di Asus come la motherboard per il Web 2.0 perché questa particolare versione di Linux che si chiama Splashtop ed è prodotta dalla DeviceVM incorpora sia Skype che -sorpattutto- il browser Firefox con tanto di plugin Flash e persino la possibilità di archiviare i bookmark.

Quella che l’anno scorso era ancora una novità riservata a pochi modelli sta ora per sbarcare in massa sul mercato: Splashtop, che Asus chiama Express Gate, finirà su milioni di schede madri. Joe Hsieh, general manager del settore per Asus, conferma che “in risposta a eccellenti reazioni del pubblico, intendiamo diffondere Express Gate su tutta l’offerta delle nostre schede madri” sottolineando che “gli utenti vogliono accendere e spegnere i loro PC come un dispositivo qualsiasi”.
E magari usarlo per andare subito online e approfittare dei siti e servizi del Web 2.0 senza avere a che fare con sistemi operativi sempre più lenti e ingombranti, aggiungiamo noi.

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Un microdatabase per il Web 2.0

Può apparire come un controsenso ma la mania del minimale e della sintesi ha contagiato anche i database.
Dopo una marea di abbreviatori di indirizzi (tra gli ultimi c’è l’eccellente is.gd) ecco tinydb.org che all’url breve fa corrispondere una (piccola) unità di dati, con i suoi bravi (micro)campi definibili dall’utente, al motto di “store some tiny data in a tiny url”.

Basato su Google App Engine, tinydb è in realtà un servizio che si rivolge più agli sviluppatori che all’utenza finale: a chi crea webapps in Flash o widget in Javascript o, perché no, l’ennesimo client o motore di ricerca per Twitter.
In altre parole un microdatabase per tutto ciò che è Web 2.0, e magari anche per ciò che lo seguirà.

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Snapvine, la “voce” di social network e blog

Una “casella vocale” sulla vostra pagina personale? Oppure dei “voice blog”, con post “a voce” anziché in testo?
Con Snapvine è possibile: i messaggi possono essere lasciati via telefono (c’è anche un numero italiano con prefisso 06) o caricati dal PC con un qualsiasi microfono (non aspettatevi però una qualità più alta di quella telefonica, scegliendo questa opzione…).

logo Snapvine - Immagine tratta da http://www.snapvine.com

Snapvine, fondata a Seattle nel 2005 da gente proveniente da società come AskJeeves.com, Microsoft, Infoseek e Openwave, afferma di voler portare “voce e mobilità ai social network” ed effettivamente consente comunicazioni a voce – anche se “in differita” anche in maniera sicura (non occorre dare il proprio numero di telefono per comunicare ad esempio con i propri contatti in MySpace) e con poca spesa (quella della telefonata o di un microfono).

Si può poi condividere il proprio post audio facendo l’embedding del relativo codice nelle proprie pagine personali sul web, un po’ come si posta un video da YouTube o qualsiasi altro widget.

Ovviamente il sottoscritto si è divertito a fare una piccola prova, eccone i risultati. :)

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Remember The Milk: il veterano che guarda lontano

Il servizio che risponde al curioso nome di Remember The Milk non solo è una delle web application più longeve ma pare proprio anche una delle più intraprendenti.

logo Remember The MilkSu Mytech ne abbiamo parlato nell’aprile del 2006 insieme agli altri siti per gestire le liste di impegni “cose da fare” ma mi risulta che fosse in circolazione già alla fine del 2005. Si tratta di un lasso di tempo enorme nel panorama turbolento dell’Information Technology e già questo aspetto fa guardare con rispetto al microscopico team che cura il servizio.

Non pago, il servizio continua a spingere in avanti. Remember The Milk è tra le prime webapps ad aver adottato Google Gears offrendo il funzionamento anche offline (e guadagnandosi i complimenti degli sviluppatori di Mountain View) e di recente è lo si è scoperto in un elenco di Mashable tra i siti ottimizzati esplicitamente per iPhone..

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Le esagerazioni tecnologiche di Kwout e Glogster

Kwout e Glogster sono due servizi che hanno esordito in questi giorni. Li nomino insieme perché l’impressione è che entrambi propongano soluzioni inutilmente complesse ad esigenze semplici.

kwout logoKwout, che si pronuncia come ‘quote’ è un strumento rivolto ai blogger che vogliono incorporare sul loro sito citazioni da una qualsiasi fonte.

L’idea di base è buona e Kwout fornisce anche una pratica bookmarklet. C’è però un problema: il servizio tratta tutto ciò che incontra alla stregua di iconografia e anche un normale testo selezionato come citazione viene suo malgrado trasformato in un’immagine, con tutte le limitazioni e problemi di usabilità che ne derivano.

glogster logoIl secondo servizio, Glogster, nella recensione di TechCrunch è liquidato con la seguente definizione: “Come Geocities (in senso negativo) e fatto in Flash”.

Cosa fa Glogster? Dà spazio alla creatività degli utenti e permette di assemblare pagine multimediali, definite poster, in cui inserire foto, brani audio, testo ed altro ancora. Il risultato si può poi incastonare in un sito web. Peccato che l’evenienza sia altamente improbabile: i poster di Glogster in oggetto sono degli oggetti Flash decisamente ingombranti e poco gestibili per le dimensioni, che possono arrivare a quasi 1000 pixel di larghezza.