Se si visita l’indirizzo web utilitybidder.co.uk si viene accolti da una pagina quasi vuota e dalla scritta “Sorry, our site is offline”. Più in basso, dopo parecchio spazio c’è però una frase più lunga che assomiglia molto a un messaggio da parte di chi ha realizzato il sito ed ha rimostranze verso il committente: “Se sei un altro sviluppatore web pagato per modificare questa pagina prima fatti pagare”.
Dando un’occhiata al sorgente HTML si può leggere il seguente sfogo che segue (tradotto dall’inglese):
Forse ti sarai chiesto come mai questo sito è offline e se stai leggendo il sorgente allora molto probabilmente sei uno sviluppatore pagato per modificare tutto questo. Ho messo qui questa scritta perché l’azienda in questione non ha rispettato il contratto e non ha saldato i conti e come ultima spiaggia ho reso inaccesibile il loro sito, cos’altro potevo fare?
Assicurati di farti pagare alla consegna, perché anche se hai un contratto non vale un tubo.
È una scelta poco elegante e probabilmente anche rischiosa dal punto di vista legale ma viene da chiedersi quali strumenti efficaci per ottenere quanto gli spetta abbiano al di là dell’andare in causa abbiano a disposizione sviluppatori, webdesigner e in generale tutti i liberi professionisti dell’informatica.
p.s. Il titolo è una citazione della frase-tormentone “Prima pagare, poi…” di Andrea Pazienza e Filippo Scozzari.